Esperimento Grecia: un’idea di Europa

Il sistema di asilo greco ad un anno dall’accordo/dichiarazione Ue-Turchia

Photo Credit: Stefano Rubini

Un importante report dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) per descrivere le riforme giuridiche e le forzature utilizzate in Grecia per chiudere la rotta dalla Turchia. Una strategia che rischia di stravolgere il diritto di asilo in Europa.

A un anno dall’ ”accordo” tra l’Unione europea e la Turchia, un report fa il punto sulle procedure messe in atto nel Paese per fermare i flussi di migranti. Un sistema che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo attraverso una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai profughi.

Quello che è stato fatto in Grecia è la messa a punto e la sperimentazione di un sistema normativo che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo, permettendo una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai richiedenti asilo. Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”, spiega l’avv. Salvatore Fachile dell’ASGI in un’intervista alla rivista Altreconomia.

“L’obiettivo di questo secondo momento di osservazione e monitoraggio – aggiunge Fachile – è stato quello di aggiornare le informazioni raccolte lo scorso giugno, con l’idea di mettere in luce come in effetti la Grecia possa ancora e sempre più essere considerata alla stregua di un laboratorio per la sperimentazione ed il perfezionamento delle più recenti politiche europee in materia di gestione dei flussi migratori il cui fine, ormai sempre più esplicito, sarebbe quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo”.

In questa dimensione la politica degli accordi bilaterali, l’utilizzo del metodo hotspot, l’introduzione dei meccanismi procedurali legati ai concetti di “paese di primo asilo”, “paese terzo sicuro” e “paese di origine sicuro” nell’ambito delle procedure di asilo e l’attribuzione di un ruolo sempre più centrale alle agenzie europee, sono strumenti che già a partire dal marzo del 2016 si sono rivelati indispensabili per determinare una radicale diminuzione dei flussi migratori provenienti dalla Turchia e diretti in Grecia.

Questi stessi dispositivi hanno un ruolo centrale anche nelle prospettive di riforma del sistema di asilo europeo e nei processi di esternalizzazione del controllo delle frontiere e delle procedure di asilo.

– Scarica il rapporto completo
Esperimento Grecia: un’idea di Europa. Il sistema di asilo greco ad un anno dall’accordo (dichiarazione) Ue-Turchia

Abstract

Alcuni mesi dopo il monitoraggio realizzato in Grecia da un gruppo di operatori legali e avvocati coordinati da A.S.G.I., a seguito del quale è stato pubblicato il report “Esperimento Grecia”, tra il 26 e il 30 marzo 2017 è stato effettuata una seconda attività di osservazione e ricerca in quattro differenti zone del paese (Atene e le isole di Lesbo, Chios e Samos).

Durante i sopralluoghi sono stati visitati i centri di registrazione e identificazione di Lesbo, Samos e Chios, ed è stato possibile intervistare formalmente e informalmente diversi attori, istituzionali e non, coinvolti a vario titolo nel funzionamento del sistema di asilo greco e molti richiedenti asilo.
L’obiettivo di questo secondo momento di osservazione e monitoraggio è stato quello di aggiornare le informazioni raccolte lo scorso giugno, con l’idea di mettere in luce come in effetti la Grecia possa ancora e sempre più essere considerata alla stregua di un laboratorio per la sperimentazione ed il perfezionamento delle più recenti politiche europee in materia di gestione dei flussi migratori il cui fine, ormai sempre più esplicito, sarebbe quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo. In questa dimensione, la politica degli accordi bilaterali, l’utilizzo del metodo hotspot, l’introduzione dei meccanismi procedurali legati ai concetti di “paese di primo asilo”, “paese terzo sicuro” e “paese di origine sicuro” nell’ambito delle procedure di asilo e l’attribuzione di un ruolo sempre più centrale alle agenzie europee, sono strumenti che già a partire dal marzo del 2016 si sono rivelati indispensabili per determinare una radicale diminuzione dei flussi migratori provenienti dalla Turchia e diretti in Grecia. L’utilizzo di questi dispositivi appare estremamente coerente e talvolta coincide del tutto con gli indirizzi proposti dalle istituzioni europee nell’imponente progetto di riforma del sistema di asilo europeo attualmente in discussione al Parlamento europeo. Particolare centralità in questo contesto sembrano avere gli accordi bilaterali di riammissione, concepiti dagli esecutivi e sprovvisti del controllo democratico dei parlamenti.
La loro natura – accordo internazionale o dichiarazione politica – è molto discussa.
Una recente pronuncia del Tribunale dell’Unione Europea (T-192/16, T-193/16 e T-257/16), che ha dichiarato che quello conosciuto come “dichiarazione Ue-Turchia” non potrebbe considerarsi un atto dell’Unione ma dei Capi di Stato e di Governo dei singoli Stati membri, ha contribuito a rendere ancora più problematico il tema e più difficile l’attribuzione di responsabilità in relazione a questa tipologia di accordi.
Rispetto al monitoraggio effettuato nel 2016 è stato possibile osservare alcuni cambiamenti di direzione e nuovi indirizzi che si basano in buona parte sulla pubblicazione da parte della Commissione Ue del c.d. Joint Action Plan, un documento che si propone di indicare le misure che la Grecia dovrebbe approntare al fine di implementare più efficacemente l’accordo.
Sono state osservate: una drastica diminuzione degli arrivi nelle isole, soprattutto per quanto riguarda i cittadini siriani; l’estensione del ricorso alla valutazione sull’ammissibilità delle domande d’asilo anche ai richiedenti asilo non siriani e, in prospettiva, ai richiedenti asilo vulnerabili o che potrebbero ricongiungersi con familiari in altri paesi Ue ai sensi del regolamento Dublino; la perdurante applicazione della procedura di frontiera ai richiedenti asilo sbarcati nelle isole dell’Egeo e provenienti dalla Turchia; la mancata applicazione dell’accordo nella parte in cui prevede la riammissione in Turchia dei richiedenti asilo transitati per quel paese la cui domanda di asilo è stata considerata inammissibile poiché ad oggi continuano ad essere riammessi solo gli stranieri che non hanno presentato richiesta di asilo o vi hanno rinunciato o la cui richiesta è stata rigettata nel merito; un cambio di orientamento delle Appeal Committees rispetto alla possibilità di considerare la Turchia un paese terzo sicuro o un paese di primo asilo; la volontà di ricorrere più sistematicamente allo strumento della detenzione amministrativa e la conseguente predisposizione di strutture e indicazioni di polizia; un ruolo sempre più importante delle agenzie europee, in particolare Easo e Frontex, nella gestione delle procedure di asilo e di rimpatrio/riammissione, anche a seguito di recenti modifiche alla legge greca sull’asilo.
Il report si propone anche di dare sinteticamente atto dei rimedi già esperiti o che si potrebbero esperire in una prospettiva di contenzioso strategico volto a mettere in discussione la legittimità dell’accordo/dichiarazione Ue.

ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

Nata dall'intenzione di condividere la normativa nascente in tema d’immigrazione da un gruppo di avvocati, giuristi e studiosi, l’ASGI ha, nel tempo, contribuito con suoi documenti all'elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza, promuovendo nel dibattito politico-parlamentare e nell’operato dei pubblici poteri la tutela dei diritti nei confronti degli stranieri ( continua » )