La nuova politica dei gentlemen europei sulla pelle dei rifugiati: Germania e Grecia si accordano per mettere un tetto sulle riunificazioni familiari

di Giorgia Jana Pintus

Se si analizza il totale dei ricongiungimenti familiari avvenuti dalla Grecia sotto le disposizioni del regolamento di Dublino, la maggior parte dei trasferimenti è senza dubbio diretto verso la Germania. ECRE riporta che, a febbraio e marzo 2017, la Germania ha ricevuto rispettivamente 370 e 540 riunificazioni, ma tra lo stupore delle organizzazioni umanitarie e la frustrazione dei richiedenti asilo, il numero è diminuito drasticamente nei due mesi successivi.
La causa? Un “gentlemen’s agreement” recentemente concordato tra il ministro dell’interno tedesco, Thomas de Maiziere, e il ministro greco per le politiche migratorie, Ioannis Mouzalas, a seguito del quale, secondo il giornale greco Efimerida ton Syntakton, a partire dal 1 di aprile le autorità tedesche accoglieranno solo 70 richiedenti asilo al mese tramite la procedura di ricongiungimento familiare. La restrizione rimanderà di anni il trasferimento di circa 2 mila e 400 persone la cui richiesta di trasferimento è stata già accettata dalla Germania a partire da novembre 2016.

L’esistenza di un accordo è stata negata pubblicamente sia dal governo greco sia da quello tedesco, ma dichiarazioni di Mouzalas, nonché una lettera datata 4 maggio indirizzata al suo omologo tedesco (e pubblicata da Efimerida Syntakon), non lasciano dubbi sul fatto che un accordo c’è stato e che tale accordo sia finalizzato a ridurre il numero dei richiedenti asilo che la Germania accoglierà nei prossimi mesi.

La violazione di Dublino e delle Convenzioni internazionali

Secondo il Regolamento di Dublino, articolo 29, uno stato membro di primo ingresso (nel nostro caso, la Grecia) ha a disposizione un tempo massimo di 6 mesi dal decorrere dell’accettazione della richiesta di riunificazione familiare per effettuare il trasferimento verso lo stato membro (la Germania), che da quel momento diventa competente per l’esame della domanda. Dunque, se il trasferimento non avviene entro i sei mesi previsti, la Germania viene liberata dall’obbligo di prendere in carico il richiedente asilo interessato e la responsabilità torna alla Grecia (limite estendibile a 18 mesi in caso di detenzione o fuga dell’interessato).
Già prima dell’accordo, le autorità greche tendevano a utilizzare tutti i sei mesi di tempo concessi dal regolamento, limite talvolta superato a causa di ritardi burocratici e che è stato possibile prorogare solo in casi eccezionali di vulnerabilità dei richiedenti asilo.
Ora, procedendo al ritmo di 70 partenze al mese, l’ultimo dei richiedenti asilo a cui è stata accettata la richiesta di riunificazione prima dell’accordo e che avrebbe potuto essere in Germania entro settembre di quest’anno avrà presumibilmente la possibilità di viaggiare di nuovo tra 36 mesi, cioè a settembre 2020. 36 mesi in cui una famiglia resterà separata e i cui membri, apparentemente senza eccezioni per circostanze di vulnerabilità di alcun tipo (anziani, minori, vittime di violenze o disabilitati fisicamente o psicologicamente), si troveranno a vivere ancora nella precarietà dei campi e nell’incertezza della burocrazia.
Fonti del ministero greco lasciano intendere che a seguito dell’accordo potrebbero essere previsti casi in cui prorogare il termine massimo di sei mesi entro cui deve essere effettuato il trasferimento. Allo stesso modo, le autorità tedesche hanno assicurato che i trasferimenti proseguiranno anche dopo lo scadere del periodo di 6 mesi, previsto dall’articolo 29 del Regolamento di Dublino. Tuttavia, secondo le organizzazioni coinvolte è verosimile che tali proroghe avverranno solo per coloro che avevano già in previsione di viaggiare entro giugno.

Oltre ad essere in chiara violazione dei termini per i trasferimenti previsti dal regolamento di Dublino, questa arbitraria imposizione di una quota massima di 70 richiedenti asilo al mese comporta una limitazione del diritto al ricongiungimento familiare dei rifugiati e si pone potenzialmente in violazione con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, mancando di garantire il pieno rispetto del principio dell’unità familiare e dell’interesse superiore del minore.

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La linea comune dei “problemi tecnici”

Oltre alle preoccupazioni riguardanti il rispetto del diritto internazionale ed europeo, la questione pone seri problemi di affidabilità delle autorità e palesa la dipendenza politica della Grecia nei confronti della Germania, non solo in materia di politica economica ma anche di gestione della politica migratoria.

Come accordato, i trasferimenti per riunificazione familiare verso la Germania diminuiranno. Ma i problemi restano e abbiamo urgente bisogno di una linea comune per rispondere alle crescenti e sempre più disperate critiche verso i ritardi delle procedure di riunificazione familiare”, sostiene Mouzalas nella lettera al ministro dell’interno tedesco.

L’idea è di far riferimento a dei generici “ritardi”, inevitabili a causa del gran numero di persone in cerca di asilo sia in Germania che in Grecia. Ritardi che, secondo il ministro greco, sarebbero d’altra parte compensati dai trasferimenti effettuati sotto il programma di relocation e dagli sforzi per mantenere una stabile coordinazione. I media tedeschi riportano che l’ipotesi dell’incapacità del sistema di accoglienza tedesco di far fronte a nuovi arrivi non è suffragata da prove evidenti e nel parlamento si denuncia il tentativo della Germania di sottrarsi alle responsabilità derivanti dall’accordo di Dublino.

Da parte sua, Mouzalas sembra voler mettere le mani avanti e propone al ministero tedesco una versione dei fatti che sollevi la Grecia dalla responsabilità giuridica dei ritardi (“dal momento che (la Grecia), in effetti, non ne è responsabile”, sostiene il ministro). Tuttavia, la situazione riportata dalle autorità tedesche sembra chiara: i preparativi riguardo la data e i mezzi per il trasferimento, nonché il rilascio di lassaiz-passer (documenti di viaggio), è di ultima responsabilità delle autorità greche.

Il coordinamento tra i vertici tedesco e greco è solo un’altra delle fumose misure bilaterali di natura politica che stanno guidando l’Unione in materia di immigrazione e asilo. L’incapacità del sistema di Dublino di gestire il flusso migratorio e dei richiedenti asilo è sempre più evidente. Ma la situazione sembra sfuggire di mano alla Commissione nel momento in cui singoli stati membri decidono autonomamente di accordarsi politicamente e violare disposizioni dei regolamenti.

E in attesa che le autorità politiche chiarifichino la loro posizione e rispondano alle questioni poste dalle organizzazioni greche e tedesche mobilitatesi negli ultimi giorni sulle responsabilità dei ritardi, la politica dei “gentlemen” continua a gravare sulle spalle dei rifugiati più vulnerabili, incurante degli obblighi a cui sono soggetti per il diritto europeo e internazionale.