Rapporto Caritas-Migrantes. Le nuove generazioni sono il fulcro del cambiamento

Nel 2015 sono 243,7 milioni le persone che nel mondo vivono in un paese diverso da quello d’origine”.
Questo non è solo un dato, no. E’ una fotografia.

Il Rapporto Immigrazione 2016 dal titolo “Nuove generazioni a confronto” presentato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes il 21 Giugno a Roma, cristallizza questa fotografia, nero su bianco. E’ un lavoro che irrompe in un contesto già movimentato: all’indomani della Giornata Mondiale del Rifugiato e alla vigilia del Consiglio europeo del 22 e 23 Giugno.
L’edizione del 2016 è un’istantanea sui flussi e sulla presenza di immigrati nel Mondo, in Europa e in Italia, spaziando dalla figura dello straniero in ambito lavorativo, nel campo dell’istruzione, negli aspetti più disparati del tessuto sociale nazionale e internazionale.
Ancora più rilevante, ai fini dello sdoganamento di un’erronea concezione, è la visione che il Rapporto ci consegna relativamente all’Italia: la penisola, stando ai dati statistici, non è il punto d’arrivo, ma parte del viaggio. Una buona percentuale degli stranieri che giungono sul territorio italiano, effettivamente non vi rimane. Questo assunto non vuole in alcun modo lasciare intendere che il fenomeno migratorio che vede l’Italia come meta ultima sia in calo, anzi: il Rapporto evidenzia chiaramente che i numeri sono in continua crescita.
Dal 1° gennaio 2016 è stato registrato un aumento, seppure del solo 0.03%, in relazione al rilascio dei permessi di soggiorno, in particolar modo per motivi di lavoro, anche se non mancano le richieste di permesso per motivi di famiglia; è estremamente interessante notare che solo il 9,7% dei permessi rilasciati è legato alle richieste d’asilo.

Nel 2016 in Italia sono state registrate circa 198 nazionalità differenti e il 30% degli individui attualmente residenti sul territorio nazionale proviene da un paese dell’Unione.
In grande aumento sembra essere, inoltre, quello delle richieste di cittadinanza, in particolare da parte di donne e diciottenni. Ed è tra i ragazzi che si registrano dei dati incoraggianti: in crescita, soprattutto nelle regioni del Nord dello stivale, è il numero di ragazzi stranieri nelle scuole, mentre non si può dire lo stesso delle classi del Sud. Ed è sempre il Nord a raggiungere le percentuali più alte sul fronte occupazionale.
Due degli aspetti che tristemente caratterizzano la manodopera straniera nel mondo del lavoro in Italia, sono senz’altro il lavoro non qualificato e i salari molto più bassi, se si considera che la retribuzione media mensile dichiarata dagli occupati italiani è di 1.356 euro mentre quella relativa agli stranieri scende a 965 euro, pari al 30% in meno.

Un elemento che viene spesso tralasciato è invece messo in luce dal Rapporto: emerge una maggiore vulnerabilità dei lavoratori stranieri, vittime di incidenti sul lavoro con esito mortale, in misura maggiore rispetto al 2015.
Ora, questa ventiseiesima edizione del Rapporto è dedicata al confronto tra giovani generazioni: gli italiani e i giovani di nazionalità non italiana, nati o meno in Italia, che però vivono nelle città italiane, frequentano le scuole, del nostro Paese, lavorano, cercano un’occupazione o vivono la disoccupazione al pari dei loro coetanei di cittadinanza italiana.

Le ragioni di questa dedica si collocano in assetto di continuità con il tema del Sinodo indetto dal Santo Padre dello scorso anno: l’incontro. E di incontro, effettivamente, si parla adesso; è l’incontro di realtà che alle volte procedono sul medesimo binario e altre volte sono separate da una distanza che sembra incolmabile. Ma è possibile colmare questa distanza con la cultura, l’educazione, l’impegno delle giovani generazioni: i giovani rappresentano il fulcro del cambiamento, da sempre, e oggi più che mai sono e devono essere il motore di una nuova era. E’ tempo di comprendere che le disuguaglianze, in qualsiasi ambito esse si manifestino, non possono più essere d’ostacolo al futuro. Un futuro che è già un “melting pot”, un crogiuolo di etnie e culture, quello stesso crogiuolo che ha reso grandi altri Paesi prima di questo e in cui il coraggio di accettare il nuovo è stato più forte del nazionalismo e dell’oscurantismo.

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XXVI Rapporto Immigrazione 2016 – CARITAS E MIGRANTES. NUOVE GENERAZIONI A CONFRONTO