Secondo uno studio, le imbarcazioni che soccorrono i rifugiati non fungono da “fattori di attrazione” né “collaborano con i trafficanti di esseri umani”

Lizzie Dearden, Independent - 9 giugno 2017

Photo credit: SOS Mediterranee

Secondo un nuovo studio le imbarcazioni che prestano soccorso umanitario ai rifugiati nel Mar Mediterraneo non operano come “fattore di attrazione” alla radice dei crescenti tentativi di attraversare il Mediterraneo e non “collaborano” con i trafficanti.

Un rapporto del dipartimento di Oceanografia Forense del Goldsmiths College, Università di Londra, ha smentito la “narrazione tossica” che tenta di attribuire alle ONG la responsabilità del peggioramento della crisi migratoria corrente.

Gli esperti hanno smontato le accuse avanzate da agenzie come Frontex e da leader politici europei di spicco, secondo cui le associazioni non profit avrebbero incoraggiato i trafficanti ad utilizzare tattiche più pericolose nel pericoloso passaggio via mare tra la Libia e l’Italia.

L’autore del rapporto “Incolpare i salvatori” (‘Blaming the rescuers’), Lorenzo Pezzani, afferma: “Le prove raccolte semplicemente non supportano la tesi secondo cui i salvataggi via mare operati dalle ONG sono responsabili dell’aumento degli attraversamenti via mare”.

La tesi contro le ONG tralascia deliberatamente il peggioramento della crisi economica e politica in diverse regioni africane, che è alla base dell’aumento del numero di attraversamenti nel 2016.

“La violenza contro i migranti in Libia è tale da spingere i migranti ad attraversare il Mediterraneo indipendentemente da se siano o meno in atto operazioni di ricerca e soccorso in mare.

Le Nazioni Unite hanno documentato “aste di schiavi in cui migranti africani vengono venduti e comprati alla luce del sole nel paese dilaniato dalla guerra, così come tassi endemici di stupri, abusi, torture e lavoro forzato.

A dispetto della terribile situazione, l’UE sta fornendo aiuti economici, addestramento ed equipaggiamenti alla polizia di frontiera libica nel tentativo di far tornare indietro le barche ed impedire gli attraversamenti.

I gruppi umanitari, che hanno documentato gli abusi da parte della polizia contro i migranti e gli attacchi contro le loro navi, sostengono che imporre ai rifugiati di tornare in Libia lasciando le acque internazionali costituisca una violazione del diritto internazionale.

La crescente cooperazione con il fragile Governo di Unità Nazionale libico ha coinciso con un picco di attraversamenti e morti nel Mediterraneo Centrale, dove quest’anno quasi 1,800 rifugiati hanno già perso la vita.

I ricercatori non hanno riscontrato prove del fatto che le cifre esorbitanti in materia di movimenti migratori – nel 2016 181,500 migranti sono stati salvati e portati in Italia – siano state causate dalle missioni umanitarie di ricerca e soccorso.

Come la stessa agenzia Frontex ha ammesso, l’aumento è stato in linea con la tendenza degli anni precedenti a un aumento degli attraversamenti di migranti africani, la quale non può essere attribuita alla presenza di operazioni di ricerca e soccorso di ONG… che sono entrate in campo solo dopo che l’UE e i suoi stati membri si sono tirati indietro nel tardo 2014”, si legge nel rapporto.
A sostegno di tale asserzione, il report cita l’aumento nella presenza di imbarcazioni di migranti su rotte non pattugliate da imbarcazioni di soccorso, tra cui si cita un picco del 46% negli attraversamenti dal Marocco.

Il rapporto ha anche esaminato le accuse secondo cui i gruppi di soccorso starebbero “aiutando i criminali”, non trovando al riguardo alcuna prova dopo aver visionato documenti ufficiali, statistiche, interviste qualitative, fotografie e mappe.

I gruppi di destra hanno cavalcato le accuse non fondate avanzate da un magistrato in Sicilia secondo cui le ONG sarebbero “colluse” con i gruppi criminali e avrebbero presumibilmente effettuato chiamate telefoniche verso la Libia.
Il Parlamento italiano ha avviato un’indagine conoscitiva al riguardo, che include le testimonianze di agenzie delle forze dell’ordine e di operatori umanitari.

Le accuse sono culminate nel tentativo, da parte del gruppo di estrema destra francese Génération Identitaire, di raccogliere migliaia di sterline per poter intercettare con una loro imbarcazione le navi che soccorrono i rifugiati, fermando così una presunta “invasione da parte di nemici e criminali”.

Un primo collaudo effettuato poco al largo della costa della Sicilia lo scorso mese ha turbato l’azione di un’imbarcazione di salvataggio finché le autorità italiane, che utilizzano navi di soccorso nelle loro operazioni, sono intervenute disperdendo gli attivisti anti-immigrazione.

L’attivista Caroline Criado-Perez ha organizzato una contro-campagna di crowdfunding che finora ha raccolto più di 70,000 sterline a favore di Medici Senza Frontiere (MSF), che controlla due navi di salvataggio.

I ricercatori hanno anche smentito le opinioni secondo cui le ONG avrebbero indotto i trafficanti a sostituire imbarcazioni di legno con fragili gommoni incapaci di traghettare i migranti fino in Europa.

Hanno riscontrato che le strategie utilizzate dai gruppi criminali che si arricchiscono con il traffico di esseri umani sono peggiorate progressivamente a partire dallo scoppio della guerra civile libica, quando il Regno Unito – assieme ad altri stati – sosteneva la rimozione del dittatore Muammar Gaddafi.

Barack Obama definì il caos che seguì “uno spettacolo di mer*a” (‘sh*t show’, nel quale si sono avvicendati governi rivali e infiniti gruppi armati – tra cui l’Isis – alla ricerca di colmare il vuoto di potere, per il quale ancora si combatte.

Il rapporto della Goldsmiths ha anche parzialmente incolpato l’Operazione Sophia dell’UE, la quale ha avuto un “impatto enorme sulle strategie dei trafficanti” dal momento che essa prevedeva di intercettare e distruggere imbarcazioni di legno più grandi e sicure.

Anche l’uso della violenza da parte della guardia costiera libica nell’intercettazione delle navi ha influenzato le tattiche dei trafficanti e ha condotto a volte al capovolgimento delle barche, mettendo a rischio la vita di tutti quanti a bordo,” aggiunge il report.

In conclusione, quanti incolpano le ONG scelgono di ignorare il ruolo che altri attori, tra cui le agenzie dell’UE e i governi nazionali, hanno avuto nel rendere gli attraversamenti dei migranti più pericolosi.

Riteniamo che la narrazione tossica secondo cui le operazioni di ricerca e soccorso delle ONG siano alla radice dell’attuale situazione degli attraversamenti in mare faccia parte di una tendenza preoccupante a criminalizzare le iniziative di solidarietà verso i migranti,” sostiene Pezzani.

È anche una conveniente distrazione, dal momento che distoglie l’attenzione dai fallimenti degli stati coinvolti nella gestione dei problemi veri.
“La domanda che bisognerebbe farsi è: per quale motivo la falla nelle operazioni di ricerca e soccorso è tale da rendere le operazioni delle ONG essenziali?

Charles Heller, un altro ricercatore alla Goldsmiths, afferma che qualora la crescente pressione e le campagne dell’estrema destra dovessero fermare le operazioni umanitarie nel Mar Mediterraneo, “molti altri rifugiati” morirebbero nella traversata.

Questo è esattamente quel che è avvenuto quando gli attacchi hanno portato alla chiusura dell’operazione italiana Mare Nostrum nel 2014”, aggiunge.

Le ONG hanno in passato respinto le accuse di collusione con i trafficanti come “infondate”, invocando la predisposizione da parte dell’UE di canali legali e sicuri per permettere ai rifugiati di mettersi in salvo.
Stefano Argenziano, il manager delle operazioni di MSF, afferma: “Il problema vero è che le persone stanno morendo. C’è una lacuna nell’assistenza e cominciamo a chiederci se non si tratti di una strategia deliberata per fermare il flusso migratorio… un deterrente mortale”.

Un recente studio dell’Università di Oxford ha similmente dimostrato come i salvataggi abbiano “quasi nessun effetto sul numero degli arrivi”, mentre una ricerca del progetto “Unravelling the Mediterranean Migration Crisis” ha riscontrato il “totale fallimento” della politica europea sulla crisi dei rifugiati.

Sophie Beau, co-fondatrice della ONG attiva nei salvataggi ‘SOS Mediterranee’, afferma che le ONG sono state costrette ad agire dal “fallimento degli stati europei”, che dovrebbero incrementare le proprie risorse e capacità in questa direzione.

Le ONG vengono incolpate per la loro presenza, mentre dovrebbero essere le autorità a venire incolpate per la loro assenza”, ha aggiunto.

Una tragedia umanitaria si sta consumando di fronte ai nostri occhi alle porte d’Europa e non possiamo semplicemente rimanere ciechi”.

Ad oggi sono più di 61.000 i migranti sbarcati in Italia quest’anno, e 7.600 in Grecia, provenienti soprattutto dalla Nigeria, Bangladesh, Siria e paesi dell’Africa sub-Sahariana.