/

Da Ventimiglia a Calais, l’armata delle ombre

La lotta dei governi ai movimenti secondari dei migranti è senza esclusione di colpi: uso della forza, deportazioni e criminalizzazione della solidarietà

Il 19 giugno, Cédric Herrou, figura emblematica della lotta degli abitanti della valle della Roya al confine meridionale della Francia con l’Italia, si è presentato davanti al tribunale di Aix-en-Provence per difendersi dall’accusa di aver aiutato, nell’ottobre 2016, circa 200 migranti. Ha permesso a migranti sudanesi ed eritrei di entrare e circolare sul territorio nazionale ed è perseguito per aver ospitato nel suo oliveto stranieri senza autorizzazione di soggiorno in Francia.

Il 10 febbraio, il tribunale di Nizza aveva condannato Herrou a 3000 euro di multa con la condizionale per aver aiutato i migranti di passaggio considerando la situazione difficile in cui si trovano gli immigrati isolati e senza alcuna risorsa per poter vivere. Nella decisione dei giudici – che non intendevano “rimproverare chi accoglie, alloggia, nutre, ascolta e accudisce (persone) con lo scopo di restituire loro dignità” – era stata riconosciuta una sorta di giustificazione “umanitaria“.
Era stato assolto anche dall’accusa di aver occupato una stazione dismessa delle ferrovie perché “necessaria a fronte della grave minaccia per i migranti nell’ipotesi che si fossero ritrovati in strada“, e senza alloggio.

Ma per la legge del 2012, questa immunità vale esclusivamente per l’aiuto al soggiorno “provvisorio” e non per l’aiuto a circolare, a spostarsi, e Cédric invece con i propri mezzi ha trasportato persone, in particolare famiglie e minori non accompagnati, da Ventimiglia senza “dimostrare, caso per caso, la situazione di pericolo reale e provato” dei migranti entrati sul territorio francese.
Nonostante le testimonianze sulla realtà quotidiana vissuta dai migranti, Cédric Herrou era stato condannato a 8 mesi. L’appello presso il tribunale invece ha rilanciato l’accusa sul terreno della criminalizzazione “organizzata” dell’aiuto agli immigrati. La sentenza è attesa per l’8 agosto.

E’ dall’estate 2015 che i controlli di frontiera al valico verso Menton hanno contribuito a deviare il tragitto dei migranti, ma è dall’instaurazione dei controlli sistematici nel novembre 2016, in seguito agli attentati di Parigi, che la valle delle Alpi Marittime è diventata un passaggio obbligato.
Ogni notte, piccoli gruppi partono da Ventimiglia seguendo i binari ferroviari o camminando sui sentieri tra le coltivazioni e campi sulla costa. Le ore di cammino sono tante, la marcia è sfiancante. La casa di Cédric Herrou si trova a 7 km dalla frontiera ed è la prima che si incontra passando dal paesino di Brei-sur-Roya. Il contadino solidale continua ad ospitare sui suoi terreni 180 migranti ogni settimana. Le sue ultime iniziative di sostegno ai migranti sono state duramente attaccate dai media di destra, una campagna diffamatoria per screditare la sua figura e associarla ai passeurs.

Come lui altri abitanti della Vallée de la Roya si sono organizzati per accogliere i migranti, dare loro un aiuto materiale, cure mediche e sostegno legale.
Altri quattro volontari, tutti pensionati, sono stati condannati il 23 giugno dal tribunale di Nizza a 800 euro di multa per aver dato, lo scorso gennaio, un passaggio in auto a 6 migranti, tra cui due adolescenti.
Roya citoyenne denuncia una “situazione particolarmente allarmante nella quale lo Stato non fa altro che proporre una soluzione poliziesca, per altro inutile e estremamente costosa, con la militarizzazione estrema di una valle turistica, che privilegi i metodi di intimidazione, ossia di abuso nei confronti dei cittadini solidali (4 custodie cautelari in un mese, senza procedimento giudiziario per tre persone tra questi, 8 processi in corso), nonché una caccia generalizzata e discriminatoria contro gli individui che hanno la pelle nera“. Alla repressione dello Stato si aggiunge l’attacco diretto del Front National che ha richiesto al tribunale di Nizza lo scioglimento dell’associazione di cittadini solidali, e le “anonime” minacce di morte pervenute all’avv. Mireille Damiano di Nizza a causa del suo impegno nella difesa legale dei migranti.

Sempre più spesso una semplificazione giornalistica definisce Ventimiglia la Calais d’Italia. Alcune analogie in effetti ci sono, Calais è un laboratorio di criminalizzazione della solidarietà, tanto quanto la città italiana.

A Calais, altri tre abitanti residenti nei dintorni della “jungle” sono apparsi in tribunale per aver facilitato, nel febbraio e poi giugno 2016, il passaggio di migranti iraniani diretti in Inghilterra. Martedì 27 giugno sono stati accusati di far parte di una “banda organizzata di passeurs” e per “aiuto al soggiorno irregolare” dei migranti.
Almeno una trentina di persone sono attualmente sotto processo, in carcere o sono state espulse dalla Francia per aver accolto e aiutato, tra aprile 2015 e novembre 2016, i migranti della ex bidonville.

C’è un altra zona della Francia che somiglia a Ventimiglia. A Porte de la Chapelle, a Parigi, centinaia di minori abbandonati a se stessi restano in strada e a turno vengono ospitati per qualche notte dagli abitanti dei quartieri che tentano di organizzare aiuti al meglio delle possibilità di ciascuno. E più o meno efficacemente, ma si tratta di un’accoglienza che resta improvvisata. Si preparano pasti e bevande, si gestisce la loro distribuzione, si cerca di assicurare un’assistenza medica, si coordina l’accompagnamento giuridico-amministrativo, e si toglie la spazzatura dai marciapiedi dove si accampano i migranti in fila di attesa per presentare domanda di asilo e richiesta di alloggio, visto che il servizio di nettezza urbana comunale non lo fa. Deliberatamente, l’amministrazione fa marcire circa 1200 persone nei rifiuti e nel caldo, senza servizi igienici e senz’acqua per lavarsi.

A Parigi, Calais, Ventimiglia gli immigrati hanno fame e sete, si ammalano, i loro diritti vengono calpestati.

Nella città ligure le ordinanze anti migranti del Sindaco del PD colpiscono i luoghi dove le persone trovano riparo, le lasciano senz’acqua 1,
multano la solidarietà. Hanno il beneplacito del governo impegnato a combattere una lotta ai movimenti secondari dei migranti senza esclusione di colpi: uso di un numero spropositato di forze dell’ordine, manganelli, gas lacrimogeni, identificazioni forzate, deportazioni dalle zone di confine al sud Italia nel tentativo di disperdere i migranti, in attesa che ritornino un’altra volta. Un incredibile dispendio di soldi e di stupidità. Un esercizio del potere e di legittimazione dell’abuso. Attraversando la frontiera i migranti sono respinti subendo altrettanti abusi e violenze. I minori che dovrebbero avere maggiori tutele subiscono le stesse sorti degli adulti.

Il Comune di Calais limita e fa controllare dalla polizia la distribuzione dei pasti anche se il Tribunale di Lilla ha riconosciuto la necessità di intervento “umanitario“. La polizia distrugge sistematicamente tende e ripari perché per il ministro dell’Interno Collomb la priorità non sono le vite dei migranti, i loro diritti e l’accoglienza dovuta, ma quella di “evitare che la jungle si ricostituisca“.
Il 14 giugno, il Difensore dei diritti, Jacques Toubon, ha denunciato una situazione di “caccia” a Calais e “un non rispetto dei diritti umani senza precedenti” nella storia francese del dopoguerra. Ha richiesto la creazione di luoghi d’accoglienza e di protezione per i migranti. La risposta del governo Macron è stata quella di inviare rinforzi polizieschi.

– Ventimiglia: due video interviste tratte da Repubblica.it (1) – (2)

  1. Una puntuale cronologia delle ultime settimane in questo articolo di Asgi: La difficile strada dell’accoglienza a Ventimiglia

Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org