Eufemia, l’info point di Ventimiglia che vuole accorciare le distanze

Libertà di movimento non sempre si traduce solo in libertà di transito.
Certo, avere la possibilità di lasciare il proprio Paese disastrato con la certezza di poter di attraversare in sicurezza confini politici e naturali è uno dei diritti principali rivendicati dai movimenti a favore dei migranti.

Tuttavia, in particolare quando questo primo aspetto non è assicurato, libertà di movimento può significare anche libertà di sosta. Ovviamente in quanto tale si tratta solo di una permanenza temporanea. Una breve pausa per prendere fiato, per riguardare il percorso, per assicurarsi di non aver sbagliato strada, per rassicurare la mamma preoccupata a casa. Chiunque da bambino durante il viaggio in macchina verso il mare invocava una sosta tra un “mamma quanto manca?” e un “siamo arrivati?”. In ogni pullman di ragazzi in trasferta prima o poi si alza il coro in favore dell’autogrill.

A Ventimiglia, essendo chiusa la frontiera francese, una sosta è quantomeno inevitabile. Un po’ come trovare una strada allagata che la propria piccola Micra blu non riesce a superare. Il manuale delle giovani marmotte probabilmente suggerirebbe di accostare e cercare di fare il punto della situazione: in che posizione precisa del percorso ci troviamo, quanto il blocco del sentiero ci farà allungare strada, se esistono percorsi alternativi, se può essere sensato cambiare meta, quanto pericoloso sia tentare di proseguire nonostante tutti gli inconvenienti. Se invece della Micra blu l’unico mezzo di trasporto sono i tuoi piedi e al posto di una strada allagata la tua via è bloccata dalla polizia di frontiera francese, probabilmente ti ritroverai a sostare con i migranti di Ventimiglia sotto il ponte del cavalcavia davanti a via Tenda.

Se fossimo in un fumetto di Topolino la questione sarebbe rapida e indolore e in poche vignette Qui, Quo e Qua riuscirebbero a oltrepassare il blocco con qualche ingegnoso stratagemma da boy scout. Purtroppo però la questione ventimigliese è decisamente più complessa e può richiedere una permanenza dei migranti di poche ore come di settimane o mesi.

L’associazione Iris, insieme a Melting Pot e Popoli in arte, ha avviato un progetto finalizzato al supporto dei migranti durante questo momento di scomoda stasi. Questo si concretizza in un infopoint con sede in via Tenda, che offre ai ragazzi stranieri così come agli abitanti del quartiere delle Gianchette un servizio di internet point, possibilità di stampare documenti da pc, ricaricare il cellulare e assistenza legale.

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Eufemia è il nome di questo luogo di sostegno al diverso. L’info point deve il suo nominativo alla città narrata da Calvino delle città Invisibili. “Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt’intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili, o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice – come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia“, “amanti” – gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie“. Lo scambio e la condivisione di una comune umanità sono i principi che guidano il progetto, che riconosce come possibile un contatto solidale tra migranti e abitanti del quartiere. Si pone come punto di incontro tra volontari, migranti e ventimigliesi, in una non banale attività di networking tra realtà apparentemente incomunicabili.

L’attività di Eufemia è iniziata ufficialmente giovedì 20 Luglio, quando le luminose stanze arancioni hanno visto passare la prima decina di migranti confusi. Ci sono a disposizione in tutto sei computer con tastiere anche in arabo e lingua del browser a scelta. Vengono fornite guide di Welcome to Italy e sono presenti cartine europee, italiane e liguri. Chi è interessato a usufruire del servizio può fare riferimento all’unità di strada che prende appuntamenti la mattina per il pomeriggio stesso. Ci si reca all’info point all’orario concordato e per circa 45 minuti si può usufruire di computer, stampanti e ricaricatori telefonici, assistiti per tutto il tempo dai volontari che gestiscono la struttura. In questi giorni si sta organizzando e incrementando anche il servizio di assistenza legale.

Non è certo semplice trovare metodi che rispondano alle esigenze dei ragazzi che sostano sotto il ponte e contemporaneamente non risultare invadenti per gli abitanti o non diminuire ulteriormente la loro percezione di sicurezza già decisamente sconvolta. Essere interpretati come una risorsa anche per il quartiere e non come un pericolo è forse una sfida più ardua che non consolidarsi in prestazioni strutturate per gli shebab del cavalcavia.

Certo è che, in particolare in queste settimane estive, all’aumentare dei problemi e delle questioni da risolvere, incrementano anche l’ardore e il numero di solidari, volontari e professionisti impegnati nel progetto Eufemia. Perché questo info point diventi davvero un luogo in cui “il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio“.