Photo credit: Alessandro Annunziata Photography

“Accogliamo con favore la notizia che ci siano una serie di enti gestori che hanno raccolto il nostro invito a prendere parola contro la bozza di regolamento per i C.A.S. della Prefettura di Genova”, scrivono in una nota gli operatori e operatrici X di Genova.
Una proposta, aggiungono “che limiterebbe gravemente le libertà personali delle persone ospitate nelle strutture e andrebbe a trasformare drasticamente e in maniera coercitiva il nostro lavoro quotidiano”.

Apprendiamo però con stupore dell’esistenza di un tavolo di discussione fra enti gestori per elaborare una nuova bozza di regolamento da proporre alla Prefettura. Numerosi sono gli elementi che ci preoccupano e lasciano perplessi.

In primis, partiamo dal presupposto che i C.A.S ospitino persone adulte, che fino a prova contraria non hanno compiuto nessun reato e che quindi dovrebbero godere degli stessi diritti/doveri di tutti gli altri cittadini. Ci chiediamo, quindi, quali motivi spingano a scrivere un regolamento ad hoc per queste persone.
Crediamo che nel concetto di “buona accoglienza”, che sempre più spesso sentiamo utilizzare, sia insita l’idea che gli ospiti delle strutture debbano avere la possibilità di abitare un luogo esattamente come qualsiasi altra persona: poterlo attraversare, vivere, trasformare. Esistono già molteplici leggi e regole che normano la convivenza quotidiana, dai regolamenti di condominio, fino ad arrivare alla Costituzione, non ci spieghiamo le motivazioni che spingano a scriverne di nuove, a meno che non si voglia costituire un diritto differenziale per i migranti – dispositivo inevitabilmente escludente e coercitivo.

Crediamo che se si debba scrivere un regolamento, in esso vadano piuttosto esplicitati quelli che devono essere i doveri degli enti gestori nei confronti delle persone beneficiarie dell’accoglienza. Ci sono tutta una serie di servizi che le strutture devono erogare e per le quali esiste un notevole esborso di denaro pubblico, ma che sappiamo per esperienza diretta non essere sempre garantite: dalla possibilità di usufruire di mediatori culturali e operatori legali, alla possibilità di frequentare corsi di lingua e professionalizzanti svolti da enti pubblici o comunque con esperienza certificata, fino a questioni molto più materiali, come la possibilità di vivere in alloggi dignitosi e usufruire di vestiti adatti.

Inoltre, ci stupisce che da organizzazioni “sociali”, che dovrebbero fare della trasparenza e della partecipazione un loro fiore all’occhiello, questo processo di elaborazione venga portato avanti senza il coinvolgimento diretto degli operatori e delle operatrici che quotidianamente svolgono il loro lavoro nelle strutture e negli appartamenti.

Andiamo oltre, tornando alla considerazione iniziale sulla maggiore età e sulle competenze dei beneficiari dell’accoglienza, ci chiediamo perchè non venga fatto un gesto coraggioso rispetto al loro coinvolgimento nei processi decisionali che riguardano le condizioni quotidiane della loro vita: non dovrebbe forse essere il ruolo del Terzo Settore implementare la partecipazione e la cittadinanza attiva?

Purtroppo ci pare che sull’accoglienza agiscano spinte che vanno in tutt’altra direzione, producendo assistenzialismo e infantilizzazione dei migranti, sostanziate da un certo paternalismo e colonialismo di alcuni enti gestori.

Come operatori e operatrici di base siamo ben consapevoli di quello che dovrebbe essere il nostro ruolo lavorativo e sociale e ci dichiariamo fin da subito indisponibili a qualsiasi deriva coercitiva del servizio dell’accoglienza. Siamo inoltre ben consapevoli di aver firmato contratti di lavoro che normano le nostre mansioni e i nostri orari, perciò stiamo valutando la possibilità di dare il via ad uno stato di agitazione avvalendoci della collaborazione dei sindacati, nel caso il nostro ruolo lavorativo dovesse essere stravolto dall’applicazione di un nuovo regolamento.
Ci auspichiamo che le nostre istanze vengano ascoltate dalle organizzazioni delle quali facciamo parte e che dovrebbero rappresentarci, aprendo un tavolo di discussione sulla “buona accoglienza” che coinvolga operatori ed operatrici di base e beneficiari dei servizi.

– Pagina Facebook: Operatori X Genova