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Attivisti per i diritti, non stiamocene più in silenzio dinanzi alle minacce

Helena Maleno, El Diario - 16 agosto 2017

Dieci giorni di minacce per aver svelato l’ennesima menzogna, tra le versioni ufficiali che circolano attorno alla Frontera Sur. Intimidazioni e discredito per aver affermato che un funzionario di uno Stato democratico non avrebbe dovuto accogliere a pedate dei migranti in fuga mentre passano di fianco ad un ufficio per le richieste d’asilo dalle porte sbarrate. Un esempio ulteriore della situazione di gravissima eccezione dei diritti che si vive alle frontiere spagnole.

Se una persona che ha avuto la fortuna di nascere da questo lato della frontiera, con la capacità, quindi, di denunciare una simile violenza, può essere tormentata per dieci lunghi giorni, provate ad immaginare quale possa essere la situazione dei molti invisibili che transitano per questi luoghi. Immaginate come il dolore della violenza delle politiche di controllo e mercato possa avere ripercussioni sui loro corpi e nelle loro vite.

Come siamo arrivati al punto di dover avere paura a gridare che non si possono violare Diritti fondamentali in nome del controllo del territorio? Come siamo arrivati ad una situazione nella quale dai social network c’è chi invita a sparare a raffica sulle persone e ad elettrificare le barriere di Ceuta e Melilla attraverso le quali queste persone transitano? Come siamo arrivati ad ammettere che uno dei maggiori sindacati di polizia possa prendere parte ad una catena di ‘tweet’ che incita alla violenza contro persone migranti, spagnoli vittima di processi di razzializzazione e donne?

In Spagna gli standard di tutela dei Diritti Umani stanno precipitando al ribasso in maniera preoccupante, mentre al contempo proliferano il razzismo e l’intolleranza, alimentati dalle medesime politiche di sistema. È per questo che la criminalizzazione di quanti scommettono su una diversa costruzione della società è qualcosa che si sta orchestrando a partire dalle istituzioni.

Lo abbiamo visto in altri paesi, ma anche qui, dove a partire dal Ministro Zoido fino ad arrivare ai sindacati di Polizia e alle associazioni della Guardia Civil, la migrazione è associata alla criminalità e la difesa dei Diritti nelle zone di frontiera è equiparata al traffico degli esseri umani. Non sono soltanto la pistola e il proiettile attraverso cui attuano le minacce a generare paura. C’è qualcosa di peggiore. Ed è l’impunità dinanzi alla violenza, che permette che si vedano morire 15 persone in una spiaggia di Ceuta mentre l’intero Stato protegge i responsabili.

Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno partecipato all’ondata di solidarietà cui le minacce, incluse quelle di morte, hanno dato vita. Mi piace pensare che la società spagnola abbia fatto un passo in avanti nell’assumere come un proprio dovere quello di esigere dallo Stato che onori il suo impegno a favore della democrazia, anche alle frontiere. Una cittadinanza coinvolta, che si renda conto di come il controllo delle frontiere sia un affare fruttuoso per le imprese legate alla vendita degli armamenti. Una di queste, Indra, è la stessa attualmente sotto indagine per traffici loschi con la nostra democrazia.

Mi resta soprattutto l’affetto mostratomi da molti migranti, che lottano, e che hanno sviluppato vere e proprie strategie per sopportare la violenza dei confini.
Vado inoltre orgogliosa del fatto che il comunicato pubblicato dall’organizzazione Ca-minando Fronteras, nella quale milito, continui a ricevere adesioni e abbia già superato quota 120. Tra esse molte organizzazioni, dei vari territori dello Stato spagnolo ma anche delle tante zone di frontiera sparse per il mondo, dove gli schemi della repressione si replicano invariati.

Ma soprattutto mi ha sorpreso come, attraverso queste dimostrazioni di solidarietà, le organizzazioni e le persone che militano in esse abbiano rievocato per tutta la giornata le proprie esperienze di repressione, che appartengono al quotidiano delle loro vite e del loro attivismo. Si può dire che oggi siamo stati in tanti ad uscire allo scoperto per denunciare, finalmente, istituzioni che ci marchiano, perseguono e criminalizzano.