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I braccianti di Saluzzo #3

di Ilaria Ippolito, Associazione Eikòn - settembre 2017

Photo credit: Federico Tisa e Ilaria Ippolito

Il primo weekend di settembre il Foro Boario di Saluzzo si veste a festa: 500 stand espositivi, 170 aziende anche da fuori Regione, esposizione di macchine agricole, sfilata di 100 mucche da latte di razza Frisona, convegni, dimostrazioni, personaggi di prestigio e migliaia di visitatori. È la Mostra Nazionale della Meccanica Agricola, fiore all’occhiello della città di Saluzzo dal 1946. Singolari, almeno per chi non è del settore, sono le cure che i vari allevatori dedicano alle vacche: lavate, tosate, pettinate, acconciate con phon, spazzole e fiocchetti, addirittura pulite con i fazzoletti quando espletano i loro bisogni. Le mucche non sembrano troppo felici di tutte queste attenzioni, hanno le mammelle gonfie di latte e alcune sono nervose, ma tant’è. Bisogna che siano perfette per la gran sfilata che, tra gli altri, prevede il premio “Miglior Mammella”.

Tuttavia ciò che forse risulta ancora più singolare è che tutto questo avviene sotto gli occhi di quei circa 500 migranti che dal 2013 vivono nell’area confinante con il Foro Boario, da loro ribattezzata “Guantanamò” per le difficili condizioni di vita. Per una media di 5 mesi l’anno, infatti, quei migranti dormono, quando va bene, in ripari quali tende e baracche di cartone, cucinano e si scaldano con mezzi di fortuna, si lavano nelle poche docce disponibili e stendono i vestiti proprio di fianco alla stalla delle grandi celebrazioni.

Quei migranti che quando vedono i trattamenti riservati alle mucche scherzano sul fatto che vorrebbero essere al loro posto, ma poi cala il silenzio e lo sguardo si perde lontano e capisci che non è una battuta ma un pensiero legittimo. Quei migranti che è sbagliato definire così, perché bisognerebbe chiamarli lavoratori. Già, perché di questo stiamo parlando: braccianti stagionali che arrivano ogni anno per raccogliere la frutta di eccellenza del territorio saluzzese. Certo, ne arrivano più di quanto effettivamente ce ne sarebbe bisogno ma la maggior parte di loro lavora e, per rendersene conto, è sufficiente fare un giro all’accampamento la mattina e poi tornarci alle 19, quando molti tornano “a casa” dai campi.

Nonostante ciò non vengono minimamente menzionati all’interno della Fiera della Meccanica Agricola. Associazioni sindacali e di categoria, politici e imprenditori agricoli lodano la tecnologia e lustrano le macchine, ma ignorano chi è che permette che ogni anno la frutta venga raccolta e venduta producendo ricchezza e prestigio. Eppure li hanno proprio davanti agli occhi, ma è come fossero dei fantasmi.

Testo di Ilaria Ippolito
Foto di Federico Tisa e di Ilaria Ippolito (archivio 2016)