Reportage “Welcome to Greece” – Diktyo, una rete per i diritti politici e sociali

Testi e fotografie di Mara Scampoli e Mattia Alunni Cardinali

Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Manifestazione contro le politiche di chiusura Europee difronte al Partenone, Atene)

DIKTYO non è un partito politico o un movimento. Come si legge nel profilo Facebook, è una rete “parte della sinistra anticapitalista, internazionalista e democratica” in Grecia. È un collettivo che si batte per la difesa dei diritti sociali e politici di quegli strati di popolazione che si sentono meno rappresentati dai partiti parlamentari tradizionali, ossia per l’apertura di spazi sociali che possano stabilire un punto di riferimento sul territorio per questo genere di lotta. In quest’ottica la politica viene trattata con la prospettiva di proporre un modello alternativo di organizzazione della società, che sia così più funzionale ai reali bisogni della popolazione e che nel contempo sia basata sull’auto-organizzazione e la collaborazione “orizzontale“, piuttosto che su un modello rigido e gerarchico come quello attuale.

Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Alcuni rifugiati provenienti dal campo di Shisto manifestano in piazza Syntagma, Atene)
Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Alcuni rifugiati provenienti dal campo di Shisto manifestano in piazza Syntagma, Atene)

Negli anni, quindi, l’azione si è concentrata sulla lotta alla globalizzazione, le politiche di austerità, la Troika (partecipando attivamente ai movimenti di piazza Syntagma) e al sostegno per i diritti delle minoranze e della comunità LGBT. In seguito, DIKTYO ha preso una posizione di supporto critico verso SYRIZA, che poi si è tramutata in una rottura definitiva dopo il Referendum consultivo del Luglio 2015 e la firma del III° Memorandum (terzo programma di aggiustamento economico) nell’Agosto successivo. I fatti accaduti recentemente riguardanti la guerra in Siria e l’arrivo delle ondate migratorie dal Medio Oriente e dall’Africa, hanno quindi portato la Rete a supportare con rinnovato vigore la lotta antirazzista e l’accoglienza per i richiedenti asilo, mettendo in pratica in tutta la Grecia l’esperienza pluridecennale accumulata e creando realtà di sostegno concrete come quella rappresentata dal City Plaza, fiore all’occhiello del movimento.

Photo credit: Mara Scampoli (Una ragazza manifesta di fronte agli uffici per l'asilo a Katehaki, Atene)
Photo credit: Mara Scampoli (Una ragazza manifesta di fronte agli uffici per l’asilo a Katehaki, Atene)

Un esempio di solidarietà e resistenza

Il manifesto del gruppo parla chiaro: riformare la Grecia per riformare l’Europa.

Dopo la firma del trattato tra Europa e Turchia e la chiusura della rotta Balcanica nel Marzo 2016, le politiche UE di militarizzazione dei confini hanno implementato politiche di gestione diverse a seconda delle zone centrali e periferiche del paese, come del resto in tutto il continente. Si è venuta così a creare in tutta la fascia di isole intorno alla Grecia una buffer zone, o zona cuscinetto, dove il sistema d’asilo è stato imposto come punto d’accesso alla fortezza Europa, con funzione ambivalente di tappo e valvola a seconda delle necessità.

Naturalmente, questa situazione ha portato a manifestazioni di protesta da parte dei migranti, a cui mancava però in quel momento una rappresentanza politica forte sulla quale appoggiarsi e poter far leva. DIKTYO si è quindi saputo prontamente inserire in questo spazio, sostenendo la causa dei richiedenti asilo. Dapprima nelle isole il Network si è adoperato contro la continua creazione di hotspots e contro l’implementazione del sistema di deportazione, nonché prendendo posizione di fianco ai rifugiati nel protestare contro le disastrose condizioni di vita nei campi profughi. Oggi, accanto al continuo sostegno nelle isole, nella Grecia continentale l’azione di solidarietà si focalizza maggiormente sul garantire ai migranti i diritti fondamentali come quello alle cure sanitarie, all’educazione e ad un alloggio.

Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Manifestazione contro le politiche di chiusura Europee difronte al Partenone, Atene)
Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Manifestazione contro le politiche di chiusura Europee difronte al Partenone, Atene)

Siamo stati ad inizio Settembre ad uno dei meeting annuali del network. Il raduno, auto-organizzato e auto-finanziato, si è svolto vicino Preveza, nella parte Nord-Ovest della Grecia, in un camping in riva al mar Ionio. Il programma prevedeva tre giornate dedicate alla discussione dei fatti di attualità, sia di politica estera (anche extra-Europea) che di politica interna, articolate in due parti: la prima di esposizione dei fatti da parte del moderatore, e la seconda di discussione e confronto collettivo. Alla fine di questa tre giorni i partecipanti, provenienti da ogni parte della Grecia, hanno all’unanimità tracciato una serie di linee guida da seguire per quanto riguarda le azioni da intraprendere in futuro e le politiche di gestione da implementare a negli squats supportati dalla Rete.

Particolare riguardo è stata ovviamente dato alla questione migranti, con la prima giornata dedicata a fare il punto della situazione dei vari campi profughi e squats dove DIKTYO è presente. Durante questa prima riunione i coordinatori delle varie azioni di solidarietà sparse in tutta la Grecia, incluse le isole, hanno confermato la gravità della situazione con i loro resoconti, a partire dalla mancata organizzazione a livello istituzionale.

Un’altra problematica sulla quale è stata posta particolare attenzione è quella che riguarda il sistema sanitario usato nei vari campi profughi, e le responsabilità che ciò comporta per le organizzazioni volontarie. Infatti finora sono state le ONG a rispondere ai problemi ed alle falle lasciate dal programma governativo annunciato nell’Agosto del 2016, ad oggi ancora non completamente operativo. Ora invece si cerca di coinvolgere sempre di più lo stato, soprattutto nell’assunzione di medici e traduttori che siano disposti a coprire le posizioni attualmente vacanti. Inoltre, la maggior parte dei rifugiati ancora non ha ricevuto il numero nazionale necessario per accedere ai servizi sanitari.

A Salonicco, invece, durante la scorsa estate sono stati sgomberati due squats ed al momento sono in corso i processi per lo sgombero degli spazi pubblici e privati attualmente occupati dai migranti. Di contro però, il movimento di protesta è molto supportato, soprattutto nelle università, dove ad esempio vengono organizzati seminari sulla co-educazione per bambini con status di rifugiato, anche se è difficile mantenere dei rapporti stabili e durevoli a causa del continuo ricambio di persone fra la popolazione migrante.

Nasim, che è anche uno dei coordinatori del City Plaza, è invece da poco tornato da un tour di monitoraggio a Lesvos e nelle isole limitrofe. Lì la media di gommoni in arrivo un mese fa si attestava ancora sui tre o quattro al giorno, molto probabilmente a causa dei rapporti politici tra Europa e Turchia non più floridi come al tempo della firma dell’accordo UE-Turchia. La situazione negli hotspots di Moria è, dice Nasim, “disastrosa, anche peggio di quella presente a Samos, dove in uno dei campi si contano attualmente circa 1500 persone”. In parecchi campi profughi, poi, le ONG non sono più ammesse dal governo e non possono più quindi svolgere alcuna attività, fatta eccezione per UNHCR, che comunque ha messo in discussione la sua presenza a causa delle estreme condizioni alle quali sono sottoposti sia i volontari che i rifugiati. Anche per questo, ed a causa delle difficilissime condizioni di vita, ad Aprile c’è stata una rivolta nel campo di Moria, a seguito della quale 35 migranti sono stati arrestati dalla polizia Greca. Infine a Chios, uno dei campi profughi “aperti”, cioè non gestiti dal governo, è stato chiuso, destino che spetterà anche al campo ospitato nel centro cittadino dell’isola.

Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Dall'Acropoli la dimostrazione si è poi spostata a Monastiraki, quartiere turistico di Atene)
Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Dall’Acropoli la dimostrazione si è poi spostata a Monastiraki, quartiere turistico di Atene)

Tocca poi ad Olga prendere la parola e parlare del City Plaza, dove anche lei fa parte del team di coordinatori responsabili. Il progetto “Refugee Accommodation and Solidarity Space City Plaza” nasce nell’aprile del 2016 a seguito dell’occupazione dell’omonima ex struttura alberghiera, ormai rimasta chiusa per sette anni a seguito del fallimento dell’attività. Insieme ad altre iniziative e squats, City Plaza si pone come principale obiettivo quello di soddisfare il diritto ad un alloggio dignitoso per i migranti, in contrasto con le politiche governative dei grandi campi profughi dove i diritti più fondamentali sono spesso lasciati in secondo piano. In questo modo DIKTYO cerca anche di creare uno spazio libero e sicuro per i rifugiati, fornendo la prova di come si può lottare dal basso per rivendicare i diritti sociali basandosi su principi di auto-organizzazione e uguaglianza. Il lavoro del Network non si ferma quindi solo alla richiesta di azioni concrete da parte dello stato, ma nei fatti si concentra anche nel procurare una soluzione ai bisogni di coloro che altrimenti verrebbero lasciati soli o senza assistenza.

L’importanza del progetto City Plaza si riflette nelle cifre portate a testimonianza da Olga: 7 piani, 126 camere, di cui 26 dedicate ai volontari residenti nella struttura, due aule adibite a classi scolastiche, uno spazio riservato esclusivamente alle donne, il Women’s Space, ed uno dedicato ai bambini, il Kid’s Corner. Più di 1.700 sono le persone, tra rifugiati e volontari, che sono transitate in questo anno e mezzo dentro il City Plaza, mentre altre 4.000 sono quelle in lista d’attesa per un posto letto.

Photo credit: Mara Scampoli (Anche i più giovani partecipano alle dimostrazioni pacifiche organizzate dai rifugiati)
Photo credit: Mara Scampoli (Anche i più giovani partecipano alle dimostrazioni pacifiche organizzate dai rifugiati)

I residenti partecipano attivamente alla vita quotidiana dello squat, assumendosi responsabilità nella gestione delle attività e partecipando alle riunioni che scandiscono la vita organizzativa del City Plaza con cadenza settimanale. Il numero di persone è più o meno equilibrato fra famiglie, uomini e donne, anche se ultimamente si è visto un incremento nella presenza di individui singoli a differenza dei primi 8 mesi di attività in cui la popolazione era molto più stabile e difficilmente si avevano camere libere prima di un mese o due.

Le persone che vivono lì comunque non hanno accesso alle cosiddette cash cards, ovvero le carte prepagate fornite dal governo per le spese quotidiane, disponibili solo a chi è registrato nei campi profughi. Questo comportamento da parte dello stato è ricercato e volto a spingere le persone a permanere nei campi governativi, per quindi avere la possibilità di poter meglio controllare i flussi migratori.

Il City Plaza è un solido esempio di resistenza, solidarietà e coesistenza, definito entro i valori morali, sociali e politici di DIKTYO. Una dimostrazione concreta di come possano esistere metodi alternativi per la gestione di questa crisi tutta Europea.

Photo credit: Mara Scampoli (I ritratti delle persone passate dal City Plaza formano la scritta“We are City Plaza”)
Photo credit: Mara Scampoli (I ritratti delle persone passate dal City Plaza formano la scritta“We are City Plaza”)

#OpenTheIslands, #WinterIsComing

Tra gli altri argomenti trattati al raduno di Preveza c’è stato anche quello riguardante le condizioni e le modalità di alloggio per i migranti. Infatti, con l’avvicinarsi dell’inverno per i residenti dei campi profughi e hotspots si presenta un nuovo nemico da combattere: il freddo. L’anno scorso sei persone sono morte a Moria per cause riconducibili al freddo estremo e alle condizioni di vita inadeguate alle condizioni meteorologiche presenti. Ad oggi oltre 5.000 persone vivono nel campo profughi di Moria (Lesvos), che in condizioni di normale operatività può ospitare circa 2000 individui. Tra gli attuali residenti, inoltre, bisogna tenere presente che vi sono anche persone ammalate, disabili, persone che soffrono di traumi psicologici, donne incinte e un numero molto alto di bambini, tra cui anche minori non accompagnati. Allo stesso modo nella altre isole (Samos, Chios, Kos, Leros) la situazione non è affatto migliore, ed in totale si contano più di 8000 richiedenti asilo senza un adeguato riparo per l’inverno. Dunque, con la brutta stagione in arrivo, al momento i centri di accoglienza disponibili, già gravemente sovraffollati, non saranno ancora una volta in grado di far fronte alle condizioni meteorologiche avverse già sperimentate l’anno scorso, né tanto meno esiste un piano affinché certe condizioni possano essere contrastate adeguatamente.

Per questa ragione, oltre 40 gruppi ed organizzazioni di solidarietà, tra cui DIKTYO, hanno lanciato sui socials gli hashtags #OpenTheIslands e #WinterIsComing. Un appello, quest’ultimo, rivolto al governo Greco ed all’Unione Europea, affinché si prendano al più presto le misure necessarie perché non si verifichino ulteriori perdite di vite umane dovute alla cattiva gestione di questa crisi umanitaria, specialmente in questo periodo dell’anno. Così si vuole ancora una volta denunciare come l’attuale condizione di estrema difficoltà non è solo causata dall’imminente arrivo dell’inverno o da un aumento degli sbarchi sulle coste Greche, ma piuttosto si tratta di una conseguenza diretta dell’accordo Europa-Turchia e delle politiche d’asilo e controllo dell’immigrazione messe in atto dall’UE. Il collettivo di organizzazioni che ha portato alla luce questo problema vuole così mettere in evidenza come le strategie messe in atto finora non fanno altro che intrappolare le persone nelle isole, impedendo loro di raggiungere i paesi dell’Unione ed allo stesso modo di esercitare il diritto al ricongiungimento familiare in tempi ragionevoli.

Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Vista del Partenone dalla terrazza sul tetto del City Plaza)
Photo credit: Mattia Alunni Cardinali (Vista del Partenone dalla terrazza sul tetto del City Plaza)

Dall’altra parte il governo si è detto pronto ed ha di recente annunciato di aver ricevuto 700 milioni di Euro dalla Comunità Europea per poter fronteggiare le necessità dell’imminente inverno, oltre gli altri piani di aiuti già attuati da tempo. Il collettivo di ONG però vuole essere sicuro sul come questi soldi saranno investiti, ed ha richiesto l’istituzione di una squadra di governo adibita alla gestione dei fondi e condannando allo stesso tempo la prassi attuale di evitare colpe e responsabilità riguardanti la violazione sistematica dei diritti dei rifugiati. Tuttavia non mancano neanche critiche rivolte alle municipalità, alle grandi organizzazioni come UNHCR e allo staff dei R.I.C. (Reception and Identification Centers), le quali sì, si sono mostrate solidali schierandosi al fianco del “gruppo dei 40” nel lanciare l’allarme dalle isole, ma sono state contestate per la mancanza di azioni concrete.

In questa situazione di puzzle politico che vede le organizzazioni volontarie, il governo Greco e le politiche Europee incastrarsi fra loro non senza evidenti dissapori, DIKTYO emerge quindi come soluzione alternativa. “La Grecia è tanto parte dell’Europa quanto non esiste un’Europa senza Grecia”, come si può leggere sul manifesto di DIKTYO, che si rivolge poi a Bruxelles con la volontà di poter costruire un’Europa che garantisca la pace, la democrazia ed il benessere dei suoi cittadini attraverso la promozione della solidarietà. Una prospettiva che parte dalla Grecia per il futuro di tutta i paesi membri dell’Unione.

Photo credit: Mara Scampoli (Proteste di fronte all'ufficio per l'asilo per la riduzione dei tempi di ricongiungimento familiare. Katehaki, Atene)
Photo credit: Mara Scampoli (Proteste di fronte all’ufficio per l’asilo per la riduzione dei tempi di ricongiungimento familiare. Katehaki, Atene)