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Tunisia – Stato come e dove

di Monica Scafati

Voglio condividere un testo a cui ho lavorato da luglio 2014 a marzo 2015. Un testo di cui ho interrotto la stesura dopo l’attentato di Bardo, perché pensai e si pensò di farlo uscire come instant book.
Della pubblicazione non se ne fece poi nulla, e il testo è rimasto per due anni e mezzo un mio scritto privato, condiviso soltanto con compagn* di riflessione e di lotte. La premessa al testo è la sinossi che scrissi allora, aggiungendo due parole sul perché scelgo di condividerlo adesso.
I riflettori europei si stanno riaccendendo su una Tunisia che era stata lasciata cadere nel dimenticatoio, e piuttosto che riprendere il discorso dagli sbarchi di Agrigento in agosto – detti “fantasma” – come se non ci fosse un prima, vorrei dare un contributo a che lo si possa fare in maniera più approfondita e consapevole, meno improvvisata e meno eurocentrica. Inoltre alcuni concetti di cui in questo testo mi occupavo, come quello di Stato-Nazione e Stato-Paradigma, esternalizzazione e cooptazione, principio di volontarietà nel trattato di Dublino, sono oggi a distanza di due anni e più, ancor più amaramente attuali.

Sinossi

Il breve manoscritto, che si configura come modesto tentativo della riflessione di ricomporre una deflagrazione di cronache che mostrano davvero molto più quanto spiegano o dimostrano, è stato redatto tra Luglio 2014 e il 17 Marzo 2015. La parte iniziale introduce all’argomento Tunisia attraverso un più generale discorso sulla tipologia di racconto diffuso in Europa e in particolar modo in Italia, rispetto alle questioni politiche del Nord Africa e del Medio Oriente.
Un racconto di cui si mette in luce la chiave emergenziale, disorganica e spettacolarizzante, che disperde nella concitazione di un’immediata indignazione o preoccupazione, ogni esigenza di presa analitica.

Passando quindi per una breve disamina degli stereotipi e dei paradigmi – provando a screditarne alcuni come la politica dei passaporti e degli Stati Nazione, per far spazio all’affermazione di altri come la libertà di movimento e la perfettibilità delle democrazie elettive -, senza mai cedere a nessuna apologia della violenza, il discorso sull’instabilità politica si lega a quello sulle migrazioni, che sono effetto evidente ma spesso mal collegato della geografia dei disordini.
La mobilità è infatti anche parte dell’argomento su cui prolifera la fobia per lo Stato Islamico (pericolosamente in cammino verso ovest), e nella prima parte del testo, le dinamiche ultime di questo, sono il filo conduttore di un piccolissimo accenno alla complessità degli equilibri politici ed economici inter-continentali.

La Tunisia è introdotta nel discorso a partire dall’evidenza di come rappresenti per l’Europa, e più in generale per il Nord-Ovest, un esempio positivo di percorso democratico e cooperazione bilaterale, un paese che sta funzionando e che deve funzionare, considerando anche il grande investimento di delega di responsabilità che la Comunità Internazionale vi ha messo in atto.

Nella seconda parte del discorso, si entra nell’analisi più minuziosa degli elementi che compongono il quadro di una Tunisia complessiva. Si cerca di testimoniare una realtà poliedrica che si snoda tra percorsi istituzionali, attivismi della società civile, e strategie di resistenza delle identità negate. Si cerca di mostrare come la realtà tunisina costituisca per l’Europa un tassello fondamentale di un progetto preesistente al pericolo ISIS, e che riguarda molto più in generale una “questione mediterranea” che assurge a campo elettivo di una contrapposizione dualistica e archetipica, quella tra nord e sud del mondo.

La politica dei confini è dunque quella che in Tunisia sta mostrando i suoi più immediati e gravosi effetti, e chiaramente sono tra questi razzismi e intolleranze che si riversano ben oltre il confine teologico dell’appartenenza religiosa.
Nella parte conclusiva, si cerca di individuare gli elementi di particolare conflittualità e contrasto, evidenziando come questi assumano una natura sociologica molto più che politica, e come siano seguite alle “Primavere”, particolari ed altre rivoluzioni. Rivoluzioni che ho definito “dei costumi”, che hanno lentamente materializzato quel carico di esasperazione che i tunisini da mesi temevano e scongiuravano, e che prima ancora erano state parte in causa nell’elaborazione di un incerto sentire “tunisino” circa la Rivoluzione che ha deposto il dittatore.

Attraverso dunque la ricomposizione delle diverse prospettive proprie ai soggetti coinvolti, il quadro che si andava delineando era esattamente quello che conduceva agli eventi che in effetti si sono verificati ieri 18 Marzo, eventi che hanno interrotto la scrittura di quello che pertanto resterà il breve manoscritto che è. Il discorso non era esaurito, ma i fatti di ieri impongono un doveroso spartiacque.

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