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Dalle stelle alle stalle: padre di Detroit combatte per l’asilo nel Mediterraneo

Lorenzo Tondo, The Guardian - 28 dicembre 2017

Yassir Abdou porta tutta la sua vita con sé ovunque vada. Parte di questa si trova all’interno di un piccolo zaino colmo di precedenti penali, richieste di asilo e decreti di espulsione.

Il resto è tatuato sulla sua pelle: i nomi dei suoi bambini, le sue preghiere preferite e il simbolo sbiadito di una gang di Detroit.

Tra le molte migliaia di persone bloccate nel dimenticatoio delle richieste di asilo sulle coste del Mediterraneo, Abdou potrebbe essere tra quelli caduti più in basso.

Quattro anni fa aveva una moglie americana, una famiglia e una green card. Nonostante ammetta di aver avuto una vita movimentata, piena di pericoli e problemi con la legge, non si sarebbe mai aspettato che questo lo avrebbe portato qui, abbandonato a se stesso e alla miseria in Sicilia.

Ero solito guardare in tv scene di migranti che attraversavano il mare per raggiungere l’Europa” dice Abdou. “All’improvviso sono uno di loro e non è affatto piacevole.

Abdou non ha né una casa né un lavoro. Dorme al terzo piano di un palazzo abbandonato a pochi passi dal porto. Il suo letto è un materasso da campeggio, steso in una grande stanza senza acqua corrente o riscaldamento. Lui lo chiama il suo “hotel”. La sua giornata inizia alla stazione ferroviaria, dove si lava usando l’acqua che fuoriesce dalle tubature sulle rotaie. Fuma e beve caffè.

Eccoci qua” ci dice tirando fuori un certificato di nascita dal suo zaino, scrutandolo con gli occhi spenti di chi ne ha viste troppe. “Ti racconto la mia storia, così il mondo saprà cosa vuol dire aver avuto Detroit sul palmo della mano ed essersela fatta sfuggire.

Abdou è nato nel 1983 a Wadi Halfa, sulle coste del lago Nasser, nel nord del Sudan. Alcuni anni dopo la sua famiglia si è trasferita ad Alessandria e lui ha acquisito la cittadinanza egiziana.

Ho dei bellissimi ricordi dell’Egitto” racconta. “Ma non c’erano opportunità per noi. Così nel 2005 abbiamo deciso di trasferirci in America, precisamente in North Carolina.”

Abdou passò i primi mesi a Salisbury con un visto turistico, ma presto conobbe una donna afro-americana chiamata Kenyel, la quale lavorava come badante. Si sposarono nel 2007 e, due anni dopo, andarono a vivere a Detroit.

Trovammo casa nel quartiere 8 Mile, ma non lavoravo e avevo bisogno di soldi. Kenyel aspettava un bambino.”

La vita è alquanto dura a 8 Mile, un quartiere che prende il nome dall’autostrada che separa i bianchi dai neri e dove le gang si spartiscono le zone di spaccio della città. “Ai gangster piaceva il fatto che ero nato in Africa. Iniziai a spacciare per loro. Non mi piaceva, ma almeno avevamo qualcosa da mettere sotto i denti per un po’.

Una notte, un incidente ad un posto di blocco, a due isolati da casa sua, segnò l’inizio della fine sua permanenza negli Stati Uniti.

Due poliziotti mi fermarono, chiedendomi un documento d’identità. Dissero che c’era un problema con il mio visto e mi portarono con loro.”

Non è stato lo spaccio che ha rimandato Abdou in Africa, ma alcune incongruenze burocratiche: non aveva ufficializzato il suo trasferimento dal North Carolina al Michigan in tribunale. Nel Giugno 2013 fu rispedito in Egitto e gli fu detto che non sarebbe potuto tornare prima di 5 anni.

L’Egitto non era un posto sicuro ai tempi. Gli scontri tra l’esercito e il presidente, Mohamed Morsi, erano all’apice. Abdou voleva trovare un modo per tornare dalla sua famiglia a Detroit e, nel novembre 2013, fece la traversata per raggiungere le coste siciliane con un’imbarcazione.

Fu spedito a Mineo, il più grande centro per la ricezione dei migranti in Europa. Iniziò a mettere via dei soldi lavando le automobili usate dai trafficanti per accompagnare i siriani verso il nord Europa.

Un giorno di dicembre nel 2014 anche lui decise di dirigersi con una di queste auto in Germania, dove cominciò a far uso di droghe e alcol, oltre a rubare cellulari per poi rivenderli.

Un giorno ero ubriaco in una discoteca. Un ragazzo tedesco cominciò a parlare male dei migranti. Sosteneva che non c’era posto per noi in Europa. Gli ho dato un pugno dritto in faccia e me ne sono andato. Scoprii in seguito che la polizia mi dava la caccia. Misi tutta la mia roba in una borsa e tornai in Sicilia.”

Abdou è tornato a Mineo, ma è stato arrestato grazie a un mandato internazionale e incarcerato in una prigione a Bremen, in Germania, per aggressione aggravata. Dopo la sentenza il governo tedesco, attraverso le procedure di asilo UE conosciute come “regolamenti di Dublino”, lo ha rimandato indietro a Catania, dove è diventato un senzatetto. La sua fedina penale costituiva una macchia incancellabile proprio come i suoi molti tatuaggi, e i centri di accoglienza continuavano a rifiutare le sue richieste di alloggio.

Il suo passato travagliato è comprovato dalla Oxfam, che gli fornisce supporto legale.

Sfortunatamente i suoi precedenti penali non lo hanno aiutato nella sua battaglia per ottenere un permesso permanente” afferma Nancy D’Arrigo, responsabile per il progetto dell’Oxfam Open Europe in Sicilia. “Le sue richieste sono state sempre rallentate dalle autorità, che volevano più informazioni sul suo passato. Questo lo ha portato lentamente a vivere per strada.

Abdou dice che non beve più e non fa uso di droghe. Stende un tappeto sul pavimento nella stanza del suo “hotel”. Si guarda intorno cercando l’est e prega.

Allah mi ha dato l’America e l’America mi ha dato un’opportunità. L’ho afferrata e gettata nel cesso.