Il devastante cambiamento climatico potrebbe spingere 1 milione di migranti all’anno ad entrare in UE entro il 2100

Fiona Harvey, The Guardian - 21 dicembre 2017

Photo credit: Zakir Hossain Chowdhury / Barcro

Secondo un nuovo studio, se il trend attuale proseguirà ininterrotto i cambiamenti climatici comporteranno un massiccio aumento nel numero dei richiedenti asilo politico in Europa.

Basandosi unicamente sul trend climatico attuale, il numero di migranti che ogni anno tentano di stabilirsi in Europa triplicherà entro la fine del secolo, indipendentemente da altri fattori politici ed economici, conferma la ricerca. Inoltre, gli autori prevedono che anche qualora gli sforzi per frenare il riscaldamento globale abbiano successo il numero delle richieste d’asilo aumenterà comunque del 25%.

Wolfram Schlenker, docente della Scuola per gli Affari Internazionali e Pubblici della Columbia University di New York e autore principale della ricerca, ha affermato: “l’Europa vedrà aumentare il numero di persone disperate in fuga dai loro paesi d’origine”.

Bob Ward, policy and communications director del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics and Political Science, non coinvolto nello studio, ha riferito al The Guardian che i risultati dello stesso dovrebbero essere presi seriamente in considerazione dai policy makers, benché i correnti modelli di previsione spesso falliscano nel prendere in considerazione questi fattori.

Ha poi affermato: “Lo studio in questione mostra in quale misura l’Europa sarà condizionata da uno degli effetti più gravi del cambiamento climatico. Centinaia di milioni – forse miliardi – di persone saranno esposte all’innalzamento del livello del mare e a cambiamenti estremi delle condizioni climatiche, che porteranno a migrazioni di massa verso destinazioni lontane dai luoghi più a rischio. Sappiamo, dalla storia dell’umanità, che tali migrazioni portano spesso a conflitti e guerre, con conseguenze devastanti. I potenziali enormi costi dei conflitti causati da tali migrazioni sono spesso omessi dai modelli economici relativi agli impatti dei cambiamenti climatici nel futuro”.

Si prevede che tale cambiamento climatico comporterà una maggiore siccità, inondazioni, ondate di caldo e altre condizioni meteorologiche estreme, oltre a tempeste più intense e un innalzamento del livello del mare. Questi effetti renderanno verosimilmente più complicata – se non impossibile – la coltivazione dei campi in diverse fasce del globo, tra cui l’Africa Sub-Sahariana e parti dell’Asia.

Tutto ciò, ovviamente, produrrà conseguenze anche in Europa, ma qui la temperatura media più bassa, la relativa prosperità e le infrastrutture avanzate permetteranno di contenere i danni e la renderanno una destinazione allettante per i migranti.

Nel corso dell’ultimo decennio la migrazione – o la tentata migrazione – verso l’Europa è aumentata considerevolmente, principalmente a causa della guerra in Siria, dei disordini nell’Africa settentrionale e in Medio Oriente e del fiorire di una popolazione giovane che in molte regioni dell’Africa e del Medio Oriente trova ben poche prospettive di stabilità economica.

Il nuovo studio, pubblicato giovedì (21 Dicembre, N.d.R.) sulla rivista Science, è stato promosso e in gran parte finanziato dallo EU Joint Research Centre – con il contributo del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti – e guidato da scienziati della Columbia University di New York.

Gli autori della ricerca hanno esaminato le domande d’asilo presentate in UE tra il 2000 e il 2014 da 103 paesi, periodo durante il quale ammontavano mediamente ad oltre 350.000 all’anno. Le hanno poi confrontate con informazioni relative ai fattori ambientali (come la temperatura e le condizioni meteorologiche), adattando i dati in base a fattori come i conflitti e i disordini politici.

Così facendo, hanno individuato una tendenza che mette in correlazione le condizioni climatiche e i cambiamenti nel numero delle domande d’asilo. Ad esempio, i paesi con una temperatura media che si attesta intorno ai 20°C – ottimale per la crescita di molte colture – mostrano un numero elevato di richieste d’asilo, mentre nelle aree con temperature più fredde vi sono meno richiedenti asilo.

I dati hanno mostrato che, nelle principali regioni agricole di un paese, più le temperature si sono alzate al di sopra dei 20°C nelle stagioni di crescita, più era alto il numero di persone che hanno abbandonato le proprie case dirette in un altro paese. Nei periodi di innalzamento delle temperature si sono registrati aumenti nel numero dei migranti provenienti da paesi caldi come Iraq e Pakistan. Ad ogni modo, la migrazione dai paesi più freddi è calata nei periodi in cui le temperature sono salite fino ai 20°C.

Gli scienziati affermano che, con il riscaldamento globale, il numero di richiedenti asilo politico in Europa crescerà in misura proporzionale. Stando al modello, una variazione del riscaldamento dai 2.6°C ai 4.8°C – che gli esperti in materia hanno già previsto a meno che non vengano adottate misure più efficaci per abbassare le emissioni dei gas serra – si tradurrà in circa 660.000 richiedenti asilo in più che ogni anno, entro il 2100, arriveranno in Europa.

Collegare la migrazione al cambiamento climatico è questione controversa. Sebbene molti scienziati e diversi studi siano chiari nell’affermare che innalzamento delle temperature e condizioni meteorologiche estreme sono possibili cause della crescita delle migrazioni, è comunque difficile separare questo fattore dalla miriade di possibili altre cause che spingono una persona a fuggire dalla propria casa. Una siccità verificatasi in Siria dal 2006 al 2010 è stata posta, in uno studio del 2015, come uno dei fattori alla base della guerra civile nel paese, scoppiata nel 2011 e tuttora in atto.

L’immigrazione, soprattutto sulla scia delle crisi finanziarie e delle recessioni che nello scorso decennio hanno paralizzato le economie europee e i cui effetti stanno iniziando ad attenuarsi solo ora, è diventata una tra le più calde questioni politiche in Europa. Essa è stata citata come uno tra i maggiori fattori incidenti riguardo al referendum britannico sull’appartenenza all’UE, e ha giocato un ruolo decisivo nelle recenti elezioni in Germania e Francia.

Schlenker ha dichiarato che un aumento dell’immigrazione dovuto ai cambiamenti climatici potrebbe inasprire ulteriormente le tensioni politiche. “L’Europa è già in disaccordo riguardo al numero di rifugiati da accogliere. Sebbene i paesi più poveri nelle aree più calde siano quelli più vulnerabili rispetto ai cambiamenti climatici, i nostri risultati di ricerca evidenziano il grado in cui i paesi sono interconnessi.

Solomon Hsiang, docente a Berkeley, Università della California, e autore di un precedente studio che ha messo in relazione il conflitto e il cambiamento climatico, non coinvolto in questa ricerca, ha affermato che il mondo deve prepararsi. “Avremo bisogno di costruire nuove istituzioni e sistemi per gestire questo flusso costante di richiedenti asilo. Come abbiamo visto dalla recente esperienza in Europa, quando veniamo colti impreparati bisogna affrontare oneri e costi enormi, sia per i rifugiati, sia per chi li accoglie.