/

Era domani, il nuovo film di Alexandra D’Onofrio

Dopo “Io sto con la sposa” e “Per un figlio“, Gina Films è partita per un’altra avventura: da gennaio è iniziata la distribuzione di “Era domani”, il nuovo film di Alexandra D’Onofrio.

Era domani è un documentario frutto di un lungo lavoro partecipato e di una ricerca antropologica durata tre anni tra viaggi, laboratori di teatro, fotografia, animazione e storytelling che hanno coinvolto tre giovani egiziani vissuti in Italia senza documenti per quasi dieci anni.

Alì Henish, Mahmoud Hemida e Mohamed Khamis, durante le riprese del film, riescono a regolarizzarsi grazie ad una sanatoria. Improvvisamente il loro futuro si ripopola di sogni e possibilità. Così decidono di ritornare insieme alla regista sui luoghi di approdo dopo la traversata del Mediterraneo. Un ritorno al passato alla ricerca del futuro, un viaggio compiuto per recuperare i desideri di un tempo e immaginare come tutto sarebbe potuto andare diversamente.

Ognuno di noi ha almeno due vite. Una vissuta e le altre immaginate. Sono le nostre vite possibili. Quando ci chiediamo chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando, ci stiamo chiedendo anche chi saremmo e cosa sarebbe accaduto se solo le cose fossero andate diversamente. In questo continuo dialogo tra realtà e possibilità, si costruisce il racconto di noi. Un racconto che nei momenti di passaggio va in crisi. Quei momenti in cui ti ritrovi come davanti a un bivio e devi scegliere che strada prendere. Lì, davanti a quel bivio, le vite immaginate riaffiorano e ci interrogano. E soltanto l’arte ci può aiutare a riconoscerle.

Era domani – Trailer ufficiale from Gina Films on Vimeo.

Una produzione: The University of Manchester

Regia: Alexandra D’Onofrio
Facilitatrice animazioni: Francesca Cogni
Montaggio: Antonio Augugliaro
Musiche: Dissòi Lógoi
Con: Mahmoud Hemida, Ali Henish, Mohammed Khamis
distribuito da: Gina Films ©2018
https://www.ginafilms.net/

NOTE DI REGIA

La migrazione è uno dei temi più topici della nostra contemporaneità, raccontata e mostrata dai media quotidianamente, con immagini e parole che spesso molto poco hanno a che vedere con le esperienze personali dei protagonisti. Dai racconti delle persone direttamente coinvolte emergono fattori complessi e sfumature che ci svelano i dilemmi, i desideri e gli sforzi delle persone coinvolte nel fenomeno della migrazione.

Ho conosciuto Ali, Mohamed e Mahmoud nel 2010, quando sono venuti a partecipare a un progetto di teatro forum grazie al quale abbiamo portato in scena le problematiche vissute da chi vive in Italia senza i documenti. Quando nel 2012 abbiamo deciso insieme di fare un lavoro più complesso e focalizzato sulle loro storie personali, una sanatoria insperata ha ribaltato il racconto della loro vita in Italia; all’improvviso il futuro si ripopolava di speranze, di nuove possibilità e di sogni che erano stati messi nel cassetto.

Per quasi due anni ho coinvolto Ali, Mohamed e Mahmoud in processi creativi con l’intenzione di esplorare i loro ricordi e quanto si immaginavano del loro futuro, quello che potrebbe accadere o che sarebbe potuto accadere se solo le cose fossero andate diversamente nella loro vita. Abbiamo sperimentato con il teatro, la narrazione, la fotografia, il documentario e l’animazione. La memoria, e più recentemente la fantasia e l’immaginazione, sono diventati temi centrali alla pratica etnografica. Una delle domande cruciali che si pongono gli antropologi che svolgono tali ricerche è come ridar vita ai ricordi e alle fantasie sfuggenti delle persone, dal momento che non è possibile accedere in maniera indipendente ai loro pensieri e alle loro esperienze.

E’ stato attraverso il procedimento di raffigurazione dei loro ricordi, dipingendo sulle fotografie scattate da loro stessi e che rappresentavano momenti particolari della loro esperienza, che da partecipanti della ricerca son diventati i miei co-ricercatori. Hanno preso loro le decisioni su quali storie raccontare e sul come raccontarle, dando loro forma usando l’immaginazione e il potenziale poetico offerto dalle improvvisazioni teatrali e dalla tecnica dell’animazione. La sperimentazione di questi processi creativi, come parte della ricerca e del documentario, ha anche offerto un modo per tracciare ed identificare le forme e le qualità che le diverse possibilità immaginate assumono nell’esperienza delle persone, nel momento in cui si ricordano del loro passato. L’animazione non è soltanto un mezzo utile per i processi della memoria e della conoscenza ma fornisce anche un’interessante qualità estetica che è fedele all’evanescente e a volte destabilizzante carattere dei ricordi.

ALEXANDRA D’ONOFRIO

Nata a Londra il 16 giugno 1982, Italo-greca con un piede in Inghilterra, Alexandra D’Onofrio è antropologa visiva e regista. Ha condotto ricerche antropologiche sulle migrazioni in Italia, Marocco, Francia e Egitto utilizzando il documentario, l’animazione, la fotografia, il teatro e lo storytelling in modo collaborativo. Nella sua attività di lavoro sociale e culturale sul territorio, ha usato questi stessi metodi creativi come strumento per creare contesti di incontro e di racconto co-fondando a Milano il gruppo interculturale di teatro sociale Fandema, la scuola di Italiano per stranieri Asnada e il progetto di narrazione sulla maternità MAdRI. “Era domani” è il suo ultimo film realizzato durante il PhD in “Anthropology, Media and Performance” all’Università di Manchester (UK).

FILMOGRAFIA

2017 – Era domani

2012 – La vita che non C.I.E. (trilogia contenente i cortometraggi: L’amore ai tempi della frontiera; La fortuna mi salverà; Papà non torna più).

2008 – Caught in between Darkness and Light

2007 – Senso