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La Fabbrica Occupata (The Occupied Factory): A Political Space of Exception in the Tavoliere delle Puglie

Tesi di laurea in Antropologia di Leone Palmeri, che ringraziamo

L'ingresso della Fabbrica

An Honors Thesis Submitted in Partial Fulfillment of a Degree in Sociology/Anthropology
Lewis & Clark College – Portland (Oregon) – USA
December 14, 2016
Advisor: Professor Sepideh Bajracharya

La Fabbrica Occupata (The Occupied Factory):
A Political Space of Exception in the Tavoliere delle Puglie

Leone Palmeri

The focus of my research is an abandoned milk factory that has been occupied by a group of about one hundred West African migrants, who use it as a foothold while working in the fields surrounding the city of Foggia in the south central part of Italy.

First occupied in 2009 by a small group of agricultural laborers, by August 2016 the Factory had become an established Fula and Wolof community, fully participating in the local and social economy of the area. I argue that these West African migrants inhabit identities and places of “exception” within both the Italian society and geography, that marginalize and in many ways alienate them from the society and the rights that they should derive from it. In spite of their alienation however, I argue that they are able to establish alternative economies and support networks.

They develop mechanisms to cope with international and local labor markets, Italian political and civil society, legal and illegal economic activities, and social structures of multiethnic and Italian communities. Through the use of Partha Chatterjee’s
(2004) work on Indian slums and their inhabitants’ role with respect to civil and political Indian society, I position the West African migrants within a discourse that considers how groups in states of exception are able to navigate their political and economic alienation, through a politics of exclusion that involves internal horizontal and hegemonic systems of organization.


La mia ricerca si concentra su una fabbrica abbandonata che è stata occupata da un gruppo di circa un centinaio di migranti dell’Africa occidentale, che la usano come punto d’appoggio mentre lavorano nei campi che circondano la città di Foggia. Occupata nel 2009 da un piccolo gruppo di braccianti agricoli, nell’agosto del 2016 la Fabbrica era diventata una comunità di Fula e Wolof ben definita e pienamente inserita nell’economia locale e sociale della zona.
In questa tesi sostengo che i migranti dell’Africa occidentale che vivono nella Fabbrica abitano un’identità e dei luoghi di “eccezione” all’interno della società e geografia italiana, che li emargina e in molti modi li allontana dalla dai diritti sociali e politici da cui dovrebbero trarre beneficio.

Nonostante la loro alienazione, sostengo che queste persone sono in grado di stabilire economie alternative e reti di supporto, di sviluppare meccanismi per far fronte alle esigenze del mercato agricolo internazionale e locale, e di interagire con la società politica e civile italiana e con le attività economiche legali e illegali. Oltre ad essere in grado di partecipare nelle strutture sociali italiane e delle comunità di migranti.

Con l’uso delle teorie di Partha Chatterjee (2004) che descrive le baraccopoli indiane e il ruolo dei loro abitanti all’interno della società politica e civile Indiana, posiziono i migranti dell’Africa occidentale in un discorso che considera come i gruppi negli stati di eccezione sono in grado di navigare la loro alienazione politica ed economica con sistemi organizzativi orizzontali e che non subiscono passivamente le violenze strutturali del contesto sociale europeo.
Scarica la tesi (english)

Leone Palmeri

Sono un antropologo basato in centro Italia, specializzato in diritti umani agricoltura e migrazione, con esperienze in organizzazioni internazionali, le nazioni unite e con organizzazioni non governative locali che lavorano sulle intersezioni tra migrazione ambientalismo ed agricoltura. Sono madrelingua inglese ed italiano, amo viaggiare, e nel mio tempo libero scrivo articoli sui contesti migratori che mi circondano.