Sciopero alla Corte nazionale del diritto d’asilo: dei funzionari denunciano «una logica da ragionieri»

Kim Hullot-Guiot, Libération - 12 febbraio 2018

Photo: Marc Chaumeil per Libération

Ad una settimana dalla presentazione in Consiglio dei Ministri del progetto di legge «per un’ immigrazione controllata ed un effettivo diritto di asilo», la Corte Nazionale per il Diritto d’Asilo (CNDA) si oppone.

Le domande di asilo presentate in Francia vengono studiate dall’Ufficio Francese di Protezione dei Rifugiati e degli Apolidi (Ofpra). Se una domanda viene respinta, il richiedente può presentare ricorso. È allora che la CNDA, organo del Consiglio di Stato, istruisce la sua pratica. Secondo tre sindacati (FO, CGT e il “Sindacato indipendente del personale del Consiglio di Stato”, affiliato all’Unsa Justice), i funzionari della CNDA non hanno i mezzi per svolgere correttamente il loro lavoro. Chiamano ad un sciopero prorogabile a partire da martedì 13 febbraio.

«Da molti anni, [la CNDA] si è rinchiusa in una logica dell’asilo ragionieristica, che privilegia l’accorciamento dei termini di giudizio rispetto alla qualità dell’istruzione delle domande e delle decisioni pronunciate», scrivono le organizzazioni sindacali in un comunicato stampa. Sébastien Brisard, relatore alla CNDA e segretario generale del “Sindacato indipendente del personale del Consiglio di Stato”, spiega a Libération: «Ci sono alcune pratiche che sono considerate come prive di alcuni elementi significativi di una domanda di asilo. Tali pratiche passano allora per un sistema d’ordinanze, cioè di decisioni prese da un giudice senza ascoltare il ricorrente.»

«Il tempo dell’ascolto non è rispettato»

Il responsabile sindacale lamenta che in tre anni la percentuale delle ordinanze è raddoppiata: «Si è entrati in una logica del rispetto dei termini imposta dal legislatore nel 2015. Avviene quindi una selezione fatta dai magistrati, i quali, pur facendo del loro meglio, visto il gran numero di pratiche, non hanno il tempo materiale per trattarle in maniera accurata». Le organizzazioni che proclamano lo sciopero parlano anche di un carico di lavoro «sempre maggiore» e di «udienze sovraccaricate». Sébastien Brisard spiega: «In una giornata di udienze vengono trattate 13 pratiche. Tuttavia, non si ascolta una persona allo stesso modo al mattino o alle 7 di sera dopo aver sentito altre 12 pratiche. Il tempo necessario all’ascolto non viene rispettato, e le pratiche sono sempre più complicate e con problematiche più sottili da analizzare

Le organizzazioni sindacali denunciano, inoltre, la precarietà dello status dei relatori e dei segretari di udienza (contrattuali per una buona parte, secondo Sébastien Brisard) ed una mancanza di assistenza dei «funzionari esposti ai rischi psico-sociali legati alla natura dei contenziosi». «Ci sono relatori, che sono comunque degli esperti in queste pratiche, che escono dalle udienze piangendo», racconta Sébastien Brisard. «È difficile ascoltare continuamente donne che raccontano degli stupri subiti, o persone che parlano di bruciature da sigaretta o di colpi di machete. Si pensa di averci l’abitudine ma ad un certo punto si crolla. Per questo vorremmo la creazione di un’unità di assistenza psicologica».

Delle «violazioni dei diritti dei ricorrenti più vulnerabili»

Altra obiezione: il progetto di legge in materia di asilo e di immigrazione che mira a ridurre i termini per il ricorso alla CNDA, dall’attuale mese ai quindici giorni. Ciò, secondo i sindacati, «rafforza la logica produttivistica a discapito dell’ attuazione di una giustizia di qualità e mina tanto i diritti dei richiedenti asilo quanto le condizioni di lavoro dei 434 funzionari della CNDA».

Nel frattempo, l’associazione Elena, che riunisce gli avvocati della CNDA, ha lanciato un appello a sospendere le udienze previste per martedì. Stando all’Agenzia France-Presse, uno dei membri di Elena, l’avvocato Sylvain Saligari, ha valutato che «allo sciopero dovrebbe esserci un’adesione al 100%».

Secondo gli avvocati di Elena, il progetto di legge «si prefigge soltanto di ridurre i diritti dei rifugiati e, in particolare, i loro diritti ad una difesa dignitosa. (…) Tutti sanno che la diminuzione dei termini per depositare la domanda, la riduzione dei termini per esercitare il diritto a ricorso, l’assenza del carattere sospensivo della maggior parte dei ricorsi, la moltiplicazione di decisioni prese con ordinanza ed il ricorso alla videoconferenza sono altrettante violazioni dei diritti dei ricorrenti più vulnerabili». Denunciano inoltre «una lesione dei diritti della difesa».