Francia – Nour, 17 anni, immigrato, si è gettato nella Senna

Un giovane migrante in carico all'ASE (aiuto sociale all'infanzia) muore, come tanti altri prima di lui, nel silenzio e nell'abbandono

Photo credit: Mehdi Chebil (Des migrants, porte la Chapelle, dans le nord de Paris)

Parigi – Il suo vero nome era Malik ma preferiva farsi chiamare Nour. E’ morto annegato il 14 marzo, o meglio il suo cadavere è stato trovato mercoledì scorso. Della sua breve vita si sa che era fuggito dal Pakistan a 15 anni dopo essere stato torturato. Arrivato in Francia da circa un anno era stato messo nelle mani dell’ASE e beneficiava di una protezione accordata dall’OFPRA (Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e apolidi), ma da oltre cinque mesi alloggiava da solo e sofferente in un hotel senza riferimenti adeguati nonostante fosse stato seguito da un servizio psichiatrico ospedaliero.
Per mancanza di un posto adeguato ai suoi bisogni, Nour era finito in una stanza d’albergo da dove era già uscito per gettarsi nel fiume una prima volta. Dopo questo tentativo di suicidio era tornato in ospedale psichiatrico, ma dopo esserne uscito era ritornato nello stesso alloggio, traumatizzato ma lasciato da solo ad affrontare i suoi tormenti. Una settimana dopo il suo corpo è stato ripescato nella Senna.

L’ASE, responsabile legale del minorenne non accompagnato da familiari adulti, l’ha abbandonato in un albergo, luogo evidentemente inadatto alla sua protezione pur conoscendo il rischio che il minorenne stava correndo e, nel contempo, ha ignorato i segnali di allarme dati dai conoscenti e vicini (amici, associazioni e amministratori).
Interpellata dai conoscenti di Nour cinque giorni dopo la dimissione dall’ospedale, l’ASE ha serenamente risposto che non aveva notizie del ragazzo. La segnalazione della scomparsa del ragazzo alla Brigata dei minori sarà fatta solo dodici giorni dopo l’uscita dall’ospedale psichiatrico: in quel momento Nour era già morto da cinque giorni.
Senza la presa di parola di amici e conoscenti e delle associazioni che lo hanno conosciuto, la morte di Nour sarebbe passata inosservata come quella dei tanti minorenni immigrati ai quali, prima di lui, è toccata la stessa sorte.

Emerge in questa drammatica vicenda la totale inadeguatezza del sistema che attualmente deve far fronte ai più vulnerabili tra i migranti, ai più fragili tra le persone che rischiano la vita per cercare protezione fuori dal loro paese d’origine.

L’ASE come la prefettura e il ministero degli Interni devono essere denunciati per mancata assistenza a persona in pericolo, al plurale perché di Nour, in Francia, purtroppo ce ne sono migliaia. Se non tutti rischiano il suicidio, quasi tutti corrono altri innumerevoli pericoli.
Nour non è stato ucciso dall’esilio ma dal sistema di leggi che rifiutano l’accoglienza.

E sabato 17 Marzo, Nour è stato ricordato a Parigi durante la Marcia per la giustizia sociale, contro i crimini polizieschi e e le politiche europee sull’immigrazione, una mobilitazione promossa dai collettivi e delle associazioni antirazziste per il ritiro del progetto di legge sull’asilo e per denunciare le violenze della polizia.

L’appello:

Di fronte al moltiplicarsi dei morti, alla caccia ai migranti e alla stigmatizzazione di cui sono vittime neri, arabi, rom, musulmani e tutte le persone che lottano e resistono nelle piazze francesi, le famiglie, gli immigrati hanno organizzato una giornata di solidarietà per ricordare i morti e tutte le discriminazioni che fanno della Francia attuale uno Stato coloniale, dentro e fuori i suoi confini.

Uno Stato in guerra che rifiuta di assumere le sue responsabilità storiche e non riconosce il diritto delle popolazioni all’auto-determinazione, che cancella dai libri scolastici le resistenze al colonialismo e i contributi delle popolazioni non-europee.
Uno Stato che appoggia e sostiene dittatori e carnefici, “buoni clienti” dell’industria francese.

Per combattere la persecuzione razzista e la repressione contro i migranti politici ed economici che arrivano nel paese, facciamo un appello per costruire un fronte di resistenza alle politiche sicuritarie e identitarie.

No all’impunità della Polizia!

Chiediamo che vengano riconosciute le inchieste indipendenti contro i crimini polizieschi
– sanzioni vere contro i carnefici in uniforme;
– fine della fabbrica dell’assoluzione e della complicità tra polizia e giudici;
– disarmo della polizia e smilitarizzazione della gestione dell’ordine pubblico;
– divieto di utilizzare tecniche poliziesche mortali per immobilizzare le persone;
– abrogazione della legge di sicurezza pubblica che permette alle forze dell’ordine di utilizzare armi a fuoco senza giustificarne il motivo;
– fine dei controlli arbitrari e delle multe e processi verbali abusivi;

No allo stato d’emergenza e alle leggi d’eccezione.

Chiediamo la regolarizzazione incondizionata dei migranti, l’apertura delle frontiere e la libertà di circolare e di installarsi:
– fine della persecuzioni e delle umiliazioni con lacrimogeni, tende demolite, espulsioni immediate dai luoghi di occupazione dei sans-papiers;
– alloggio, cure e formazione per tutti;
– fine dei rastrellamenti e degli allontanamenti forzati;

No all’applicazione degli accordi di Dublino e abbandono del progetto di legge Collomb-Macron che mira ad impedire ogni possibilità e forma di accoglienza per chi emigra in Francia.

Esigiamo la fine della discriminazione razziale e culturale, l’uguaglianza dei diritti e l’accesso all’abitare, alla salute, all’educazione e al lavoro con o senza permesso di soggiorno:
– rivendichiamo il diritto all’alloggio dignitoso che sia individuale o collettivo per tutti, diritto alla vita privata, ad ospitare, a preservare le proprie pratiche culturali di solidarietà e aiuto negli alloggi collettivi;
– il diritto per gli immigrati, anziani in particolare, di poter visitare liberamente il paese di origine senza perdere i diritti in Francia;
– l’abrogazione della legge dei 15 marzo 2004 e di tutte le misure legislative islamofobe.

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