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L’esperienza delle donne dislocate internamente

IOM (International organization for migration) - 8 marzo 2018

traduzione di Sara Lolli

Ho lasciato Bama (Nigeria), la mia città natale, 19 mesi fa. Facevo la sarta. Ciò che mi manca di più della mia vita passata sono i miei gioielli, la mia figlia maggiore, rapita da Boko Haram e mio marito, che è stato ucciso.”

Atai è solo una di quelle milioni di donne che costituiscono più della metà delle persone dislocate all’interno del proprio paese. I conflitti in corso hanno costretto 40,3 milioni di persone a intraprendere migrazioni interne. Ogni anno, si stima che in media altri 25 milioni di persone abbandonino la propria casa a causa dei disastri.

L’8 marzo si celebrano gli obiettivi sociali, culturali, economici e politici raggiunti dalle donne in tutto il mondo. Quest’anno la Giornata Mondiale della Donna cade nel giorno in cui la comunità internazionale ricorda il ventesimo anniversario dei Princìpi Guida delle Migrazioni Interne.

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Oltre alle avversità affrontate da tutti i migranti interni, le donne e le ragazze migranti sono soggette a rischi più alti di violenza sessuale e di genere, matrimoni precoci, sfruttamento della prostituzione e traffico di esseri umani. Donne e ragazze tendono ad avere minore accesso all’assistenza e ad affrontare maggiori limitazioni di movimento e della privacy. Le ragazze migranti, ad esempio, sono più soggette all’abbandono scolastico, fenomeno che aumenta il rischio di vulnerabilità a lungo termine.

Ineguaglianze esistenti e vulnerabilità spesso si aggravano; le sfide e le difficoltà si inaspriscono per quelle donne che sono anche capofamiglia. Si tratta di donne che spesso incontrano difficoltà nell’esercitare i propri diritti in materia di abitazione, terra e proprietà, e sono frequentemente escluse dalla partecipazione ai processi decisionali.

In onore della Giornata Mondiale della Donna e dei Princìpi Guida delle Migrazioni Interne, l’Agenzia Migranti dell’ONU (OIM) celebra la tenacia, il coraggio e la forza delle donne migranti.

L’OIM vuole elogiare gli sforzi del proprio staff che lavora duramente per meglio identificare e comprendere le sfide, i bisogni e le azioni delle donne nelle risposte che propone. Ribadisce inoltre il proprio impegno per promuovere l’uguaglianza di genere e il trasferimento di poteri tramite i propri interventi, tutti volti a ridurre il rischio di migrazioni e rispondere alle esigenze umanitarie al fine di supportare le popolazioni migranti a trovare delle soluzioni durature, ristabilirsi e riorganizzarsi in seguito alle migrazioni.

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L’OIM grazie al supporto finanziario dei propri donatori, ha preso parte a una serie di strategie di supporto ai mezzi di sussistenza e di strategie dirette all’emancipazione delle donne in diversi contesti di crisi. Tra queste, la formazione professionale per la coltivazione biologica e l’incoraggiamento verso il lavoro artigianale per donne migranti vittime di inondazioni costiere in Perù, dove vengono promosse le imprese familiari e si pongono le basi per il raggiungimento di soluzioni sostenibili.

Nella Repubblica Centrafricana, il lavoro di riabilitazione e di consolidamento sociale dell’OIM (nell’ambito del Progetto Siriri) ha creato per le donne migranti, specialmente per le ragazze madri, una piattaforma per prendere parte ad attività remunerate pensate per ridare slancio all’economia locale e permettere a queste donne di ricostruire la propria vita e assicurarsi delle abitazioni più sicure.

Allo stesso modo, a Maiduguri, in Nigeria, l’OIM ha aiutato le donne migranti vittime dell’insurrezione di Boko Haram a riprendere in mano la propria vita incoraggiandole ad imparare l’arte del ricamo.

L’Indagine di Monitoraggio dei Flussi (DTM) dell’OIM, che localizza i movimenti interni dei popoli migranti nel mondo e i loro bisogni, pone particolare attenzione alle necessità specifiche delle donne.

La sofferenza psicologica subita dalle donne in un contesto migratorio violento può essere enorme. Per le sopravvissute dell’insurrezione di Boko Haram, l’OIM ha lanciato dei programmi per proteggere e promuovere il benessere delle ragazze Chibok che sono riuscite a ritornare, delle loro famiglie e delle comunità coinvolte in Nigeria.

Inoltre, l’OIM è impegnato ad assistere le donne migranti affinché abbiano un ruolo centrale nel consolidamento della pace all’interno delle proprie comunità. Grazie il progetto SIRIRI nella Repubblica Centrafricana, l’OIM ha organizzato dei workshop di comunicazione non violenta all’interno dei campi delle donne migranti, i quali si sono rivelati di stimolo per dare vita a dei movimenti di pace popolari all’interno dei loro quartieri.

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L’Agenzia per i Migranti sta lavorando per migliorare la prevenzione sulla violenza di genere (GBV) e attenuare i rischi nei luoghi di migrazione. Si impegna anche a garantire che le donne migranti vengano coinvolte nelle decisioni che riguardano l’assistenza e la protezione di cui hanno bisogno.

Nel 2016, l’OIM e la Commissione per le Donne Rifugiate, in collaborazione con Global Camp Coordination e Camp Management Cluster, hanno condotto delle ricerche per capire in quale misura donne e ragazze siano parte attiva nei processi decisionali nei luoghi di migrazione.

Lo studio pilota è stato effettuato nei due campi per persone internamente dislocate di Pendernales I e II nella provincia di Manabi, in Ecuador. Altri progetti pilota sono stati avviati in cinque paesi al fine di migliorare la partecipazione delle donne alle strutture di governance e di sviluppo dei siti di migrazione.
 

Princìpi guida e donne rifugiate

Ciascuno dei trenta Princìpi Guida si applica indistintamente alle donne e agli uomini, ivi compresi il diritto alla vita, alla dignità e all’integrità fisica, mentale e morale, e ad adeguate condizioni di vita. I Princìpi portano ad assicurare che i bisogni e le sfide delle donne siano affrontanti, compresi la protezione e le necessità particolari delle madri; la protezione dalla violenza sessuale e di genere e da altre forme di sfruttamento; il diritto di accesso ai documenti, all’istruzione, alla formazione professionale e alla partecipazione delle donne nei processi decisionali.

Principio 4: Diritto di protezione e assistenza che tengano conto dei bisogni particolari delle donne in gravidanza, delle madri di bambini piccoli, e delle donne capofamiglia.
Principio 7: Diritto di partecipazione delle donne alla pianificazione e alla gestione dei programmi di ricollocamento.
Principio 11: Protezione da atti di violenza di genere, dalla prostituzione forzata, dalla tratta delle spose e dalla schiavitù sessuale.
Principio 18: Partecipazione delle donne nella pianificazione e nella distribuzione di questi beni e prestazioni essenziali (cibo, acqua, abitazione, vestiario, cure sanitarie, igiene).
Principio 19: Attenzione speciale alle esigenze sanitarie delle donne (compreso l’accesso alla sanità riproduttiva, all’assistenza psicologica per le vittime di violenza sessuale e altri tipi di abusi ecc.).
Principio 20: Uguali diritti ad ottenere documenti necessari, compresi quelli rilasciati a proprio nome.
Principio 23: Piena e completa partecipazione nei programmi d’istruzione e di formazione professionale.