Migranti, a Niamey strategie concrete per la lotta al traffico di esseri umani

RFI, Afrique - 16 marzo 2018

Venerdì 16 marzo nella capitale nigerina, si è svolta una riunione tra i ministri di nove paesi africani e 4 paesi europei, interessati dalla crisi migratoria. Una riunione volta a coordinare gli sforzi contro la rete di trafficanti.

L’incontro di Niamey ha reso possibile l’individuazione di nuove strategie per contrastare il traffico illecito di migranti. Molti sono stati gli impegni presi: rafforzare la cooperazione giudiziaria, migliorare le capacità tecnica delle forze dell’ordine, intensificare i controlli alle frontiere, proteggere i migranti in situazione irregolare e contrastare le reti dei trafficanti.

Il Niger, lo “studente modello”
Così fa il Niger. Come paese di transito, quest’ultimo ha svolto bene i propri compiti. Secondo Mohamed Bazoum, ministro dell’Interno nigeriano, solo nel 2017 sarebbero 37 le persone arrestate e condannate e nel 2016, 268 i presunti trafficanti fermati e interrogati, 130 i mezzi sequestrati e 6000 i migranti intercettati nel deserto. «Una legge del 2015 ha criminalizzato il traffico di migranti» afferma Bazoum «e questo ci ha fornito mezzi legali per smantellare le reti dei trafficanti, abbiamo diminuito il numero di migranti ad Agadez, dividendo quel numero per 10».

Grazie al sostegno dei paesi partner, 15000 migranti hanno seguito programmi di rimpatrio volontario e si sono reintegrati nei propri paesi e 1000 rifugiati hanno lasciato la Libia attraverso il Niger.

Proporre alternative economiche
La discussione ha portato anche ad un’altra presa di coscienza: i 13 paesi presenti alla riunione di Niamey si impegnano per uno sviluppo sostenibile e per promuovere un’economia alternativa, includendo i giovani, al fine di gestire i flussi migratori. «Bisogna dare una prospettiva diversa ai nostri giovani, investendo considerevolmente nell’istruzione e nell’agricoltura» afferma Tieman Coulibaly, ministro degli Esteri maliano.

Questi rappresentanti si ritroveranno in giugno, a Kigaly, dopo un summit straordinario dell’Unione Africana, per dare un seguito a questo incontro di Niamey. A Kigaly si riuniranno i direttori generali dei servizi di sicurezza interna e i responsabili incaricati del settore migrazioni.

La Libia rivela i nomi dei trafficanti di esseri umani
La Libia, che ha partecipato venerdì 16 alla riunione di Niamey, aveva emesso, solo due giorni prima, mandati d’arresto per 205 trafficanti di origine libica e straniera.
Tra questi trafficanti compaiono membri dell’ente di lotta contro l’immigrazione clandestina in Libia, un organismo statale, membri dei servizi di sicurezza e responsabili dei campi di detenzione dei migranti, secondo quanto riporta Al-Siddik al-Sour, il capo dei servizi investigativi del procuratore libico. Punta il dito anche contro alti funzionari di ambasciate africane in Libia, anch’essi accusati di aver preso parte al traffico.

Inoltre, Al-Siddik al-Sour traccia un legame diretto tra il traffico di migranti e i jihadisti dell’Isis. Alcuni rappresentanti italiani avevano già osservato che i jihadisti approfittano dei migranti per le traversate verso l’Europa.

L’altro punto importante, emerso dalle parole di al-Sour, riguarda le rotte intraprese dai migranti. Il tragitto inizia in Sudan e in Niger, passa per Barak al-Chati e Cufra, nel sud della Libia, e poi continua verso la città di Bani Walid nella Libia centrale. Questa città, a partire dall’estate scorsa, ha preso il posto di Sabratha, dalla quale partiva più dell’80% dei migranti verso L’Europa. I migranti raggiungono poi le città intorno a Tripoli, come Al-Gharabolli e Homs prima di imbarcarsi verso le coste europee.

Il responsabile libico ha rivelato, a Bani Walid, il nome dei due fratelli coinvolti. Si tratta di Moussa e Ahmad Diab, a capo di una vasta rete di trafficanti. Al-Saddik al-Sour precisa che queste informazioni sono l’esito di un’inchiesta complessa, in collaborazione con la procura italiana. Ha annunciato che i fondi di questi trafficanti, intercettati a Malta, saranno congelati.

Per la prima volta la Libia emette un numero sostanzioso di mandati d’arresto, più di 200, per fermare il traffico di esseri umani. È chiaro che far applicare la legge, in una Libia in cui regna il caos, suona come una scommessa azzardata.