Richiedenti asilo sudanesi torturati nel loro Paese dopo essere stati espulsi dalla Francia

Le Journal du Dimanche, 24 aprile 2018

Photo credit: Mohamed Nureldin Abdallah/Reuters

La notizia ha fatto scandalo in Belgio, ma è passata quasi inosservata in Francia.

Lo scorso settembre, il Primo Ministro belga Charles Michel ha riconosciuto, davanti ad una commissione d’ inchiesta parlamentare, che le polizie di più Paesi europei erano in stretta collaborazione con la dittatura sudanese di Omar el- Bechir.

Streetpress ha reso noto un mese dopo che la Francia ha espulso numerosi richiedenti asilo sudanesi, “dei dissidenti politici” secondo il sito d’informazione. Le espulsioni sarebbero iniziate nel 2014, secondo Streetpress, ma nessuna fonte ufficiale ne ha dato conferma.
In un’inchiesta pubblicata domenica sera sul proprio sito, il New York Times racconta di aver ritrovato molti dei rifugiati che sono stati torturati dal potere sudanese al loro ritorno in patria.

Il quotidiano americano conferma che almeno tre Paesi europei – il Belgio, la Francia ma anche l’Italia – hanno autorizzato dei “membri delle autorità sudanesi”, in realtà dei poliziotti, ad entrare nei centri di detenzione per migranti e ad interrogare dei richiedenti asilo sudanesi.

Ufficialmente, gli stati europei volevano ottenere degli elementi d’informazione supplementari per poter esaminare la validità o meno delle domande d’asilo dei rifugiati. Intervistato lo scorso settembre dall’AFP (Agenzia di Stampa Francese), il Ministro degli interni francese aveva per altro riconosciuto l’esistenza di “una missione di identificazione del Sudan”, prima di precisare: “Ma noi non abbiamo accordi con quel Paese”. Secondo Streetpress, tale missione si sarebbe svolta tra gennaio e febbraio 2017, altra informazione ugualmente non confermata.

Il New York Times rivela, inoltre, che i colloqui all’interno dei centri tra le autorità sudanesi ed i rifugiati si sarebbero tenuti “in assenza di funzionari capaci di tradurre i discorsi”.

Il quotidiano americano parla in particolare delle condizioni di ritorno in patria dei richiedenti asilo espulsi. Stando alle loro testimonianze, quattro di loro sono stati arrestati e poi torturati dal regime sudanese. Uno di loro, un dissidente politico del Darfour espulso dalla Francia a fine 2017, afferma di essere stato torturato con delle scosse elettriche e picchiato con tubi di metallo per dieci giorni.

Menzionato dal New York Times, il regime del generale Omar el-Bechir ha smentito tali accuse. Il dittatore governa il Sudan da 28 anni e la Corte penale internazionale ha emesso contro di lui un mandato di arresto nel 2008 per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Se le informazioni di Streetpress e del New York Times diventassero oggetto d’inchiesta, la Francia potrebbe finire nel mirino della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Quest’ultima ha già condannato Parigi lo scorso febbraio per aver espulso un algerino senza avergli permesso di presentare un ricorso contro la decisione d’espulsione, nonostante rischiasse di subire la tortura nel suo Paese. Oltre alla Francia, al Belgio ed all’Italia, il Regno Unito e la Norvegia potrebbero aver ugualmente collaborato con la dittatura sudanese.