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Degrado ambientale e processi migratori

Di Erika Giacobbe *

Introduzione

Gli spostamenti di gruppi di popolazioni in risposta ai mutamenti del proprio habitat sono un fenomeno rilevato in varie forme nel corso di tutta la storia dell’umanità; la migrazione da sempre ha rappresentato «una possibile opzione per l’uomo in risposta ai cambiamenti delle condizioni esterne» [Bauer 2010].

Nel panorama odierno, tuttavia, l’accelerazione dei processi di degrado o mutamento dell’ambiente sta assumendo un ruolo sempre più crescente tra le cause di migrazione forzata. Le migrazioni indotte da motivi di carattere ambientale hanno dunque attirato l’attenzione di ricercatori accademici, istituzioni politiche e organizzazioni della società civile, dando vita ad un ampio dibattito 1.

Sul tema si sono sviluppate due tesi principali nel mondo scientifico: quella massimalista2 e quella minimalista3. La prima è caratterizzata da un approccio che prefigura esodi di massa direttamente conseguenti ai disastri causati da cambiamenti climatici. La seconda, invece, sottolineando la complessità delle determinanti coinvolte nella decisione di trasferirsi e l’importanza di tenere conto della capacità di resilienza/resistenza delle persone coinvolte, prevede un numero senza dubbio minore di casi di sfollamento di persone in conseguenza di un mutamento climatico.

Comune ad entrambe le posizioni è il riconoscimento della necessità di intensificare gli sforzi indirizzati alla comprensione del problema e alla definizione delle politiche da implementare per affrontarlo4. A tutt’oggi, infatti, le risposte alla sfida delle migrazioni climatiche risultano insufficienti.

Obiettivo primario del presente contributo è fornire un quadro aggiornato in materia per stimolare una riflessione che ponga l’accento tanto sul nesso esistente tra degrado ambientale e processi migratori, quanto sulla necessità di elaborare politiche di prevenzione e gestione integrata di tali fenomeni.

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Degrado ambientale e processi migratori

* Erika Giacobbe è laureata in Scienze giuridiche e Programmazione e Gestione dei Servizi Sociali, nel 2018 ha conseguito un Master Universitario di I livello per le Funzioni Internazionali.

  1. Trevini Bellini R., Approccio al dibattito scientifico sulle migrazioni ambientali in Altiero S. – Marano M. (a cura di), Crisi ambientali a migrazioni forzate. L’ “ondata” silenziosa oltre la fortezza Europa, Associazione A Sud, CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali, 2016, p. 31, disponibile alla pagina web www.asud.net.
  2. Tale approccio è stato spesso criticato perché basato su stime troppo semplicistiche e che non tengono in conto la variabile più complessa da calcolare: la capacità di resilienza e di adattamento dell’uomo rispetto al disastro.
  3. Uno dei suoi massimi sostenitori è Richard Black.
  4. Trevini Bellini R., op. cit., 2016.