«Aiutateci ad uscire da quest’inferno, presto!»: un’inedita manifestazione di migranti in Libia

Les Observateur de France 24, 22 agosto 2018

Un fermo immagine del video postato dai migranti sui social il 12 agosto

Si è svolta recentemente a Tripoli una manifestazione senza precedenti dei migranti. Un gruppo di migranti, per lo più etiopi ed eritrei, ha forzato le porte di un centro di permanenza nel quale erano trattenuti ed ha marciato poi verso la capitale di Tripoli, a una ventina di chilometri a nord, per chiedere aiuto all’ONU e alle ONG per la difesa dei diritti dell’uomo. Sballottati tra i campi di tortura e il centro di detenzione, dal loro arrivo in Libia nel 2015, questi migranti adesso vogliono andare via dalla Libia il più presto possibile.

Il gruppo di migranti ha postato le immagini della manifestazione su Facebook domenica 12 agosto, nella speranza che venissero condivise il più possibile. Aman (pesudonimo), un eritreo di 22 anni, era tra i manifestanti e racconta:

«Eravamo rinchiusi da tre mesi nel centro di permanenza del villaggio di Qasr Ben Ghachir (a 25 km a sud di Tripoli). Alcuni funzionari dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (HCR) sono venuti a farci visita al nostro arrivo, nel maggio scorso. Hanno registrato i nostri nomi, e noi abbiamo chiesto loro di portarci via dalla Libia in tempi brevi. Ma non abbiamo più avuto loro notizie da allora.

Quindi abbiamo forzato le porte del centro di permanenza e abbiamo marciato verso Tripoli. Le forze dell’ordine ci hanno dispersi con spari di avvertimento. Poi abbiamo avviato una serie di trattative con loro e ci hanno promesso che ci avrebbero aiutati a lasciare il Paese.

Siamo un gruppo di circa 120 persone e ci sono molte donne e molti bambini con noi. Siamo arrivati in Libia nel 2015 nella speranza di raggiungere l’Europa via mare.

Ma siamo stati rapiti da gruppi criminali e sequestrati in un hangar nella città di Beni Oualid. I rapitori ci vendevano a sedicenti trafficanti che ci torturavano con l’elettricità e inviavano video alle nostre famiglie e ai nostri amici per estorcere loro denaro.

Il riscatto poteva andare dai 1.000 ai 6.000 dollari. Il peggio è che una volta ricevuto il riscatto i sequestratori si rifiutavano di liberarci.

Siamo stati liberati dalle forze dell’ordine libiche, lo scorso maggio, e siamo stati trasferiti nel centro di permanenza di Qasr Ben Ghachir. Ma seppure si tratti di un centro ufficiale, non ci fidiamo più dei libici.

Chiunque qui può rapire, torturare e ammazzare. Vogliamo solo andare via da questo inferno il prima possibile, poco ci importa della destinazione.
È per questo che sollecitiamo l’HCR ad accelerare le procedure per la nostra evacuazione
»

Foto di un centro nella città di Bani Oualid, Libia
Foto di un centro nella città di Bani Oualid, Libia

Il gruppo di migranti è stato trasferito giovedì 16 agosto in un altro centro, situato vicino la sede del ministero degli Interni a Tripoli.

Molti eritrei ogni anno fuggono dal loro Pese per sfuggire al regime dittatoriale. Essi beneficiano in genere dello status di rifugiato dall’HCR, status che li protegge dal rimpatrio nel Paese di origine.

Un portavoce dell’HCR, Paula Barrachina Esteban, sostiene che l’agenzia dell’ONU segue molto da vicino il dossier di questi migranti. Spiega:

«Stiamo cercando delle soluzioni per queste persone e per tutti i rifugiati attualmente bloccati in Libia.

Quando possibile essi vengono ricollocati in Paesi terzi, ma le soluzioni al momento sono molto limitate e variano da caso a caso.

Abbiamo lanciato un appello a tutti i Paesi perché offrano posti per l’accoglienza dei rifugiati in un Paese sicuro. Ad oggi, 12 Stati hanno proposto in totale 3.886 posti per accogliere i rifugiati attualmente in Libia e in Niger.
Ma ne occorrono di più.
Nel 2018, in Libia, sono stati registrati dall’HCR quasi 55.000 richiedenti asilo.

L’alternativa consiste nel trasferire queste persone in Niger. Nell’ambito di un sistema di trasferimento emergenziale, i richiedenti asilo vengono accolti in un campo gestito dall’HCR a Niamey, dove le richieste vengono trattate individualmente.

Vengono sistemati temporaneamente nel campo in attesa che un Paese terzo accetti di accoglierli. Il problema è che il campo è attualmente quasi al completo. Stiamo aspettando che si liberino dei posti. Dopo l’avvio dell’operazione di evacuazione dalla Libia a fine 2017, sono state trasferite in Niger complessivamente 1.536 persone. Attualmente la capacità di accoglienza residuale a Niamey è di 335 persone

Secondo un rapporto dell’HCR pubblicato nel giugno 2018, il numero di rifugiati in attesa di sistemazione in Paesi terzi arriverebbe a 1,4milioni nel 2019 mentre soltanto 75.000 mila persone hanno beneficiato di una ricollocazione nel 2017.