Naufragio al largo della Libia, muoiono 100 persone (almeno 20 i bambini). Parlano i sopravvissuti

Le testimonianze e le fotografie raccolte da Medici Senza Frontiere

Una donna sopravvissuta al naufragio (Photo credit: MSF)

Nella notte tra il 1° e il 2 settembre al largo della Libia un altro terribile naufragio in cui sono morte 100 morte, tra cui almeno 20 bambini.

Sara Creta, operatrice MSF in Libia, ha incontrato alcuni dei sopravvissuti a Khoms e ha mandato questa testimonianza audio.

Nei primi minuti ripercorre il racconto dei sopravvissuti, dal minuto 3 descrive le terribili condizioni del sistema di detenzione arbitraria e ribadisce le nostre richieste per i migranti e rifugiati intrappolati in Libia:
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Le fotografie e le testimonianze dei migranti coinvolti nel naufragio:

Una madre e i suoi bambini, di 9 mesi e 10 anni, nella barca che si è arenata a causa di un guasto al motore (non la barca che si è capovolta ed è affondata)

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La madre: “Siamo scappati perché non ci sentivamo sicuri in Libia. Abbiamo paura del traffico di esseri umani. Le persone qui hanno paura. Non abbiamo libertà. Mio figlio è nato in prigione”.
Il bambino di 10 anni: “Sono qui con mia madre e mia sorella piccola. Abbiamo intrapreso il viaggio in mare per andare in Europa. Abbiamo trascorso molte ore in mare. Non avevamo acqua da bere e bevevamo quella del mare. Credevo che la guardia costiera italiana ci avrebbe salvati, ma alla fine abbiamo visto arrivare i libici, che ci hanno portato indietro. Abbiamo visto i corpi di due persone morte durante la traversata e molte persone piangere”.

Un uomo sopravvissuto al naufragio.
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Sulla barca eravamo principalmente anziani, molte donne e bambini. Solo alcuni avevano i giubbotti di salvataggio. Molti non sapevano nuotare. Immaginate di andare in mare senza sapere come nuotare. Sono annegati subito. Mi ricordo i corpi galleggiare. C’era anche una famiglia libica con noi. Hanno perso la loro bambina [nel naufragio].

Una donna sopravvissuta al naufragio
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Abbiamo chiesto aiuto, stavo dicendo a una donna al telefono: “per favore venite e salvateci”. Non sapeva parlare arabo, parlava inglese. Ripetevo: “per favore ci sono tanti bambini e donne”. Era già tardi. Le persone hanno iniziato ad annegare. Ho passato il telefono a una persona accanto a me. Molti sono morti. Perché non ci hanno salvato? Abbiamo visto un aereo. Ci hanno dato delle zattere di salvataggio e abbiamo iniziato a salirci. Gridavo, chiedendo aiuto. Tutti in quella barca stavano cercando di salvarsi la vita. Ho perso mio marito, ma grazie a Dio sono ancora viva. Non indossavo un giubbotto di salvataggio, ma c’era una donna accanto a me, che aveva solo una gamba, che non sapeva come usare il giubbotto salvagente e non sapeva nuotare. L’ho aiutata a indossarlo e sono riuscita a salvarmi la vita grazie a lei, aggrappandomi al suo salvagente. Alla fine sono entrata in una piccola zattera che l’aereo ci aveva lanciato e mi sono salvata.”

Un uomo sopravvissuto al naufragio, con ustioni chimiche
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L’uomo accanto a me non sapeva leggere le coordinate, quindi ho preso il telefono e le ho lette. Ero felice perché eravamo vicini a Malta. Siamo scappati da qui [dalla Libia]. Come potevamo viverci? Non abbiamo sicurezza. Sono rimasto due anni in Libia, a Tripoli per gli ultimi tre mesi. Hai visto la situazione qui? Ho visto i carri armati, le auto militari per la strada. Combattendo. Perché pensi che abbia lasciato Tripoli? Sono così stanco e non mi sento sicuro. Perché ci hanno lasciati qui? Guardami, il mio corpo non è più lo stesso.”

Un uomo sopravvissuto al naufragio
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Perché le persone vengono portate qui? Faccio questa domanda all’Europa. Perché gli italiano non ci hanno salvato? Non è umano essere lasciati per così tanto tempo in mare. Siamo salpati da un posto vicino Tripoli di notte, intorno all’una, e alle 12 di mattina le persone hanno iniziato ad annegare. C’era un aereo [europeo] che volava su di noi e sono riusciti a lanciarci qualche zattera di salvataggio. Ero lì, ho visto persone morire. Abbiamo chiamato il salvataggio, una donna ha risposto alla nostra chiamata e ci ha chiesto la nostra posizione. Meno di 100 persone sono sopravvissute. C’erano molti bambini sulla barca. Molti di loro sono morti. Non sarei andato in mare se non ci fosse stata la guerra a Tripoli. Ho vissuto in Libia per 10 anni, lavoravo a Tajoura. Adesso lì non puoi muoverti liberamente. Conosco questo paese. Ho vissuto qui per 10 anni. Anche se l’Europa non vuole darci asilo, non dovrebbero lasciarci morire in mare.

Un uomo sopravvissuto al naufragio
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Il sole era molto forte e la barca ha iniziato a sgonfiarsi. Tutti i bambini sono morti. Come potevamo restare così tante ore sulla barca senza essere salvati? Le persone hanno iniziato a bere acqua salata. Perché ci hanno lasciati morire in mare?

Un uomo sopravvissuto al naufragio con profonde ustioni chimiche
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Non sono riuscito a dormire da quando sono arrivata qui. Il corpo mi fa troppo male. Non posso camminare per andare in bagno. Oggi mi sento molto stanco

Un uomo sopravvissuto al naufragio
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Abbiamo lasciato la Libia in un canotto durante la notte. Siamo stati salvati dalla guardia costiera libica. Abbiamo chiamato le autorità italiane e ci hanno mandato i libici a riportarci indietro. Mentre stavamo navigando abbiamo avuto un problema al canotto, faceva molto caldo e si stava sgonfiando. A un certo punto il motore si è fermato. Sulla barca c’erano molti bambini e donne in cinta. Famiglie. Abbiamo lottato per sopravvivere. Eravamo in acqua vicino ai corpi morti. L’Europa dovrebbe sapere cosa stiamo attraversando: non possiamo stare in Libia. È molto pericoloso per noi. Sulla mia gamba sinistra, ho un colpo di pistola. Il mio amico mi ha aiutato a raccogliere i soldi per andare in Europa per trovare cure alla mia gamba. Mi avevano detto che avevo bisogno di 10.000 dinari libici. Non li avevo. Questa è la mia storia, ma ci sono tante storie diverse qui. Non siamo criminali, non siamo ladri. Stiamo combattendo per sopravvivere. Mi sento molto triste e deluso. È doloroso. Ho perso tanti amici. Non riconosco più la destra e la sinistra. Non so dove andrò domani. Abbiamo bisogno di aiuto, e siamo stati rinchiusi come dei prigionieri. Non so perché continuano a mandare le persone indietro in Libia. Stiamo scappando da qui. Non sto chiedendo al governo italiano di prenderci tutti, ma di non riportarci in Libia”.

Una donna sopravvissuta al naufragio
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Siamo stati abbandonati in mare. Le persone hanno perso speranza. Perché le hanno lasciato morire in mare? Hanno tutti i mezzi per salvarci. Siamo tutti esseri umani. Se proviamo ad andare in Europa, è per avere una vita migliore. Le persone continueranno a intraprendere il viaggio in mare. CI sono persone che scappano dalla guerra, altri che fuggono dalla povertà; dovrebbero essere salvate e poi essere esaminate caso per caso. Non stiamo in Libia per restarci, vogliamo andare in Europa. Non siamo criminali

Una madre e i suoi bambini, di 9 mesi e 10 anni, nella barca che si è arenata a causa di un guasto al motore
Una madre e i suoi bambini, di 9 mesi e 10 anni, nella barca che si è arenata a causa di un guasto al motore

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