La moneta coloniale francese causa l’immigrazione in Italia?

Il Movimento 5 Stelle ha accusato il governo francese di frenare lo sviluppo di alcuni paesi africani tramite l’utilizzo della moneta coloniale, ossia il franco FCA. Secondo i dirigenti dei 5 Stelle, frenando la crescita delle vecchie colonie africane, la Francia starebbe di fatto contribuendo al flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane. Secondo Di Maio e Di Battista, il franco CFA sarebbe quindi la ‘vera’ causa dell’immigrazione in Italia. Queste dichiarazioni, che sono state definite ‘irresponsabili’ dal commissario europeo Pierre Moscovici, hanno scatenato l’ira del governo francese. L’ambasciatrice d’Italia Teresa Castaldo è stata infatti convocata al Ministero degli Esteri per ‘chiarimenti’.

Fonte : Il Post, 21 Gennaio 2019
Fonte : Il Post, 21 Gennaio 2019

Il franco CFA in Africa occidentale e centrale

Il Franco CFA, che all’origine era abbreviato FCFA (Franco delle Colonie Francesi d’Africa) oggi è diventato acronimo di Comunità Finanziaria Africana. Come mostrato dalla mappa sottostante, il Franco CFA corrisponde alle valute di quattordici paesi dell’Africa occidentale e centrale, gestite dalla Banca centrale francese, con un cambio fisso stabilito con l’euro (un euro corrisponde a circa 656 franchi CFA).

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Nota: I paesi dell’Unione dell’Africa occidentale in verde (Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo) e in rosso quelli dell’Unione dell’Africa centrale (Camerun, Repubblica dell’Africa Centrale, Chad, Congo-Brazaville, Guinea Equatoriale e Gabon). Fonte: Wikipedia Commons

I sostenitori, i critici e Macron

Secondo alcuni, il franco CFA, essendo vincolato all’euro, risulta stabile e garantisce non solo prezzi costanti ma evita instabilità monetarie legate all’inflazione. I sostenitori della moneta, tra cui innumerevoli economisti francesi e gli esponenti dei governi e delle classi dirigenti dei paesi africani che lo adottano, citano spesso il caso della Guinea. Nel 1960, il governo della Guinea decise di abbandonare l’unione monetaria ma il franco CFA fu successivamente reintrodotto a causa dell’inflazione e dell’instabilità che avevano colpito l’economia del paese.

L’ex primo ministro del Benin Lionel Zinsou, ad esempio, sostiene che il franco CFA (e di conseguenza l’attuale sistema monetario) ha risparmiato ai suoi membri l’iperinflazione che ha devastato la Repubblica Democratica del Congo o l’Angola. Secondo i dati del The Economist, in cinquant’anni, l’inflazione era del 6% in Costa d’Avorio, ma del 29% in Ghana (Jeune Afrique, 7 Giugno 2018).

Dall’altra parte, il franco CFA è sempre più criticato per strada, sui social network e negli ambienti intellettuali e politici poiché accusato di frenare le economie dei paesi che lo utilizzano e di essere uno strumento di controllo indiretto da parte della Francia. Secondo alcuni, il cambio fisso permette alle élite urbane di importare beni di lusso europei e alle multinazionali francesi di investire nei paesi senza il rischio di un improvvisa svalutazione.

Nel loro ultimo libro “L’arma invisibile di Françafrique: una storia del franco CFA”, Fanny Pigeaud e Ndongo Samba Sylla scrivono: “Senza necessariamente avere tutti gli elementi tecnici in mano, un numero crescente di cittadini africani è consapevole che sarà impossibile per loro decidere davvero il proprio destino senza un’efficace sovranità monetaria” (Jeune Afrique, 21 Gennaio 2019).

Fonte: Adria Fruitos, Jeunes Afrique
Fonte: Adria Fruitos, Jeunes Afrique


La mobilitazione anti-CFA è uno degli sviluppi più positivi in ​​Africa” Yann Gwet 1

La posizione della Francia sulla moneta coloniale è rappresentata dalle parole di Emmanuel Macron. Quando era solo un candidato, Macron ha chiesto ai capi di stato della zona del franco di smettere di attribuire tutti i loro problemi a questo sistema monetario. Divenuto presidente, il 28 novembre 2017, rispondendo all’interpellanza di uno studente dell’università Joseph-Ki-Zerbo ad Ouagadougou in Burkina Faso, affermò che “il franco CFA è un argomento fuori discussione per la Francia“. Ha quindi invitato il suo interlocutore ad astenersi da qualsiasi “approccio follemente anticoloniale o antimperialista” e ha promesso di “accompagnare la soluzione che sarà portata avanti da tutti i presidenti della zona del franco” (Jeune Afrique, 7 Giugno 2018).

Nessuna relazione tra il franco CFA e l’immigrazione in Italia

Gli stessi dati del ministero dell’interno smentiscono una relazione diretta tra i flussi migratori e la politica monetaria delle ex-colonie francesi: la maggior parte dei migranti arrivati sulle coste italiane proviene da Tunisia, Iraq, Eritrea, Sudan e Pakistan. In altre parole, i paesi da cui provengono la maggior parte dei migranti sono tutti al di fuori della sfera francese.

Nonostante il fatto che la questione della situazione monetaria di molte ex-colonie francesi sia attuale e problematica, attribuire le difficoltà economiche e le cause dell’immigrazione al franco CFA è quantomeno ridicolo. Si tratta di fenomeni estremamente complessi, le cui cause sono difficilmente attribuibili ad un unico fattore scatenante. Quello che invece risulta chiaro dalle affermazioni dei cinque stelle, è che le elezioni europee sono alle porte, e con loro anche il tentativo di accaparrare più consensi possibili in vista di maggio.

Per maggiori informazioni:
Il Post
Il Corriere della Sera
Huffington Post

In francese
Il franco FCA: cambiare tutto per non cambiare niente. Jeune Afrique, 7 Giugno 2018
La mobilitazione anti-franco è uno degli sviluppi più positivi in ​​Africa. Jeune Afrique. 21 Gennaio 2019

  1. Yann Gwet è uno scrittore camerunense. Laureato al Sciences Po Paris, vive e lavora in Camerun.

Silvia Peirolo

Dottoranda presso l'Università di Trento (IT), mi sono laureata in Studi Internazionali all'Università di Wageningen (NL), all'Università di Torino (IT) e a Sciences Po Bordeaux (FR). Nata e cresciuta a Torino, ho vissuto in vari paesi per studi e lavoro. Di tutti i paesi, sono rimasta appassionata alla Sierra Leone, dove ho vissuto per sei mesi. Mi interesso alle questioni legate alla polizia e alla migrazione, con un focus geografico sull'Africa occidentale. Ho lavorato precedentemente con varie agenzie delle Nazioni Unite e parlo fluentemente inglese e francese.