Germania – Egitto, un accordo disumano

Migranti venduti, espulsioni, più poteri ad Al-Sisi e violazione dei diritti umani

Foto: Nena news

Germania ed Egitto hanno firmato il 27 agosto 2017 un accordo molto simile a quello tra Unione Europea e Turchia 1: unico comune denominatore, come successo in passato con Erdogan, i soldi ed i migranti.

Gli effetti sono devastanti e lo saranno ancora di più nel lungo periodo: per i migranti, che incorrono nella violenza delle carceri o nello sfruttamento lavorativo. Ma anche per gli autoctoni, che vedranno abbassarsi i già miseri salari (lo straniero sfruttato proveniente dal centro/sud Africa costerà 1/4 dell’egiziano).

In sintesi: future tensioni sociali tra poveri, inflazione galoppante, maggiore miseria, ceto medio già provato che collasserà, poveri che entreranno nel girone della miseria.

L’accordo “Merkel Al-Sisi” ricorda quello UE-Erdogan. Similari, ambigui, somiglianti:

– uno Stato europeo versa dei soldi ad un paese extra-Ue per bloccare il progetto migratorio di migliaia di persone. In questo caso, la Germania paga 750 milioni di dollari (250 per la Tunisia e 500 per l’Egitto);

– viene stipulato un accordo con una nazione il cui regime è dittatoriale e sanguinoso 2 (ad esempio, come libertà di stampa, l’Egitto è 161° al mondo. Dietro perfino alla stessa Turchia, al Burundi ed all’Iraq);

– la sorte di migliaia di profughi è affidata ad uno Stato la cui normativa sui migranti è carente e dove i diritti degli stessi sono inesistenti. Esempi pratici: in Egitto il richiedente asilo, al momento della sua richiesta, riceve solamente un foglio di carta con scritto l’appuntamento con l’Acnur (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Poiché il colloquio è effettuato dopo almeno 60 giorni, il migrante vive per mesi in un limbo: senza permesso e preda dei ricatti delle autorità locali. Essere senza alcun tipo di documento di soggiorno, inoltre, vuol dire discriminazione: chi ne è in possesso riceve la yellow card, chi invece ne è scoperto riceve la white card.
Quest’ultima diventa una specie di marchio e segna la quotidianità delle persone. Inoltre è negata l’assistenza sanitaria, l’abbandono scolastico è alto e precoce a causa anche di fenomeni di aspro razzismo;

– vengono aumentati i rimpatri dalla Germania all’Egitto.

L’accordo firmato dal ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel ed il suo omologo egiziano Sameh Shoukry si articola in 13 punti.

I finanziamenti inviati della Germania per il sostegno e lo sviluppo delle PMI egiziane sono una foglia di fico: è un pagamento per rafforzare i controlli alle frontiere, bloccare i migranti ed espatriare gli egiziani presenti in territorio tedesco.

Le “Contracting Parties” nel preambolo sottolineano il desiderio di continuare le “amichevoli relazioni convinti che la cooperazione è estremamente importante per prevenire efficacemente la criminalità” e “consapevoli che proteggere le frontiere sia un modo efficace per combattere il terrorismo e garantire la sicurezza3.

Nel finale dell’introduzione viene rimarcata l’importanza degli obiettivi/principi degli accordi internazionali, delle Nazioni Unite e delle agenzie dedite al rispetto dei diritti umani.

– La protezione delle frontiere, quindi il respingimento dei migranti con susseguente carcere nelle celle egiziane, viene vista come unica soluzione per garantire la sicurezza tedesca;

– la citata cooperazione internazionale viene sminuita e ridotta ad uno scambio: soldi in cambio del trattenimento dei migranti;

– i migranti intrappolati in Egitto vengono evidentemente etichettati come terroristi, essendo per le parti contraenti necessario questo modus operandi per “combattere il terrorismo“. Inoltre, non viene steso nessun programma circa la salvaguardia dei migranti bloccati nel paese del nord Africa: nessun campo profughi, nessun aiuto alloggiativo, nessuna copertura sanitaria.

Articolo 1Areas of cooperation“: cooperazione per prevenire i reati della criminalità organizzata e il terrorismo. Rispettando “their respective national law and upholding human rights“.

Vengono nominati i diritti umani in un accordo dove una parte contraente è simbolo della soppressione degli stessi. Proprio questo passaggio è stato sottolineato dallo stesso Parlamento tedesco (Deutscher Bundestag – Drucksache 19/1812): “Questo accordo è stato firmato in un contesto di grave peggioramento dei diritti umani in Egitto e crescente repressione politica. Il concetto di terrorismo è abusato e porta ad un deterioramento della sicurezza riscontrabile, per esempio, negli attacchi alle minoranze sempre maggiori.” 4

Articolo 2, “Cooperation in the field of crime control“. Nello specifico, coordinamento per combattere: reati contro la vita ed incolumità fisica, azioni terroristiche, sostanze stupefacenti, medicinali contraffatti, armi e munizioni, traffico illecito di beni culturali, monete e documenti falsi, corruzione, evasioni di tasse e dazi doganali, criminalità informatica, riciclaggio.
Art.2 (3): “le parti contraenti cooperano in particolare per quanto riguarda casi che implicano attività criminali o terroristiche o preparativi per attività criminali o terroristiche nel territorio di uno degli Stati membri dell’Unione europea“. 5
Articolo 2.5 e 2.6: prevenzione del traffico di essere umani (“trafficking in human beingsin“) e contrabbando degli stessi (“smuggling human“). Tutto tramite scambio di informazioni tra i due Paesi e svolgimento di seminari e corsi (2.9).

E’ quantomeno contraddittorio che uno Stato europeo chieda, per il mantenimento della sicurezza e la prevenzione di atti terroristici, aiuto ad una nazione dove proprio le forze di sicurezza arrestano ancora oggi centinaia di persone appartenenti all’opposizione e ai Fratelli Musulmani. Dove sono in atto da anni veri e propri rastrellamenti. Dove ormai sono migliaia le persone arrestate ed uccise dal regime di Al-Sisi. Dove perfino le ONG sono bandite (legge firmata dal Presidente il 30/05/2017).

Attivisti, giudici, giornalisti, professori, gente comune: chi è considerato dissidente, viene incarcerato o muore.
Come si può prevenire il terrorismo affidandosi ad un dittatore che attua metodi terroristi?

Proprio all’interno del Bundestag (Drucksache 19/1812) viene posto il quesito:
Sulla base di quale definizione del termine “terrorismo” viene definita la cooperazione tra le autorità di sicurezza tedesche e di quelle egiziane, visto che le leggi egiziane contro il terrorismo sono usate dalle autorità locali contro oppositori politici, giornalisti e difensori dei diritti umani? 6

La “prevenzione della tratta di essere umani” cela, in realtà, il blocco del progetto migratorio di migliaia di esseri umani: l’imbarco dei migranti ad Alessandria è sbarrato, vengono così rinforzate le carceri de Il Cairo (campo militare di Shellal) ed Assuan. Proprio quest’ultima è, spesso, la tappa conclusiva per i migranti provenienti dalla rotta Orientale-Centro che sono partiti dal Sudan, dalla Somalia o dall’Eritrea).
Persone che hanno superato lo shoot-to-kill (spara-e-uccidi) e il Sahara, e per effetto di questo accordo saranno rinchiuse nelle brutali carceri del faraone: senza un motivo, senza un reato, consegnandosi alla morte con l’unica “colpa” di voler vivere. Oppure verranno ammazzati: è cosa sempre più frequente in Egitto l’uccisione di eritrei e somali per il traffico di organi, gettati nelle fosse comuni e ritrovati senza organi vitali.

I seminari e la formazione per la polizia di frontiera egiziana, che sembrano peraltro essere un contentino per far apparire meno cruda e cinica la questione migranti, non sono stati attuati.

Il Deutscher Bundestag (19/1812), ha inoltre chiesto:

Sono stati organizzati specifici seminari sui diritti umani per il futuro? Se sì, quali, quanti e con quali partner egiziani?“.

La risposta:

Al momento non ci sono seminari specifici sui diritti umani con i fondi federali e non sono previsti per il 2018. La protezione dei diritti umani è, tuttavia, un principio guida della politica estera e di sviluppo tedesca. I diritti umani costituiscono anche la base per obiettivi, programmi e procedure in Egitto“. 7

Bundestag, interrogazione parlamentare:

Domanda: “La polizia egiziana è dispiegata nel quadro dell’accordo tedesco-egiziano sulla “cooperazione rafforzata in materia di politica migratoria”: protegge i rifugiati dalla violenza in Egitto e persegue efficacemente gli atti di violenza contro i rifugiati? In caso affermativo, con quali mezzi? E se no, perché no?“.

Risposta: “(…) Aiuti di formazione a favore delle autorità di polizia egiziane (di frontiera) ai sensi del problema, non sono previsti per l’anno 20188“.

L’articolo 3 (Cooperation in the field of civil protection) introduce il 4 (Security of travel documents), il 5 (Information requests) ed il 6 (Protection of personal data).

Il tema centrale è l’aumento dei rimpatri, giudicati nell’accordo “assistiti”, ma che di fatto celano una forzatura: verranno infatti rispediti indietro tutti gli egiziani sprovvisti di regolare permesso di soggiorno. E’ presumibile che andranno incontro alle carceri di regime.

Il passato insegna che forzare la mano coi rimpatri assistiti ha un effetto boomerang: se non può più partire il maschio adulto, toccherà al ragazzino inespellibile. Verrà dunque ad aumentare la migrazione dei minorenni, già peraltro diffusissima.

Egitto e Germania s’impegnano a tenere colloqui comuni (art.7 Implementing provisions and regular meetings) con gli attori protagonisti (art.8 Competent agencies): ministro della Sanità, delle Finanze, dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Interno e soprattutto l’Ufficio federale della polizia giudiziaria.

L’intenzione è di timbrare l’accordo ponendo il tema migranti accanto alla sfera securitaria: inserire il binomio migrazione-terrorismo è il lasciapassare per accordi bilaterali di questo stampo. In sintesi: blocco dei migranti in Egitto e conseguenti grandi poteri alla polizia di frontiera egiziana, spesso autrice di azioni violente e sadiche.

I restanti articoli (9-10-11-12-13) sono dedicati alle clausole di validità dell’accordo:
Articolo 9 (Limits of cooperation), nel caso vi siano casi di inapplicabilità dell’accordo (ad esempio, se l’accordo entra in conflitto con la normativa nazionale).

Articolo 10 (Relationship to other international treaties): la cooperazione tra Egitto e Germania è comunque soggetta, oltre che alla normativa nazionale dei rispettivi paesi, anche a quella dell’Unione Europea di cui la Germania fa parte.
Eppure, è un articolo assai contradditorio, poichè l’accordo stesso è in contrasto con il TUE (Trattato sull’Unione Europea) ed il TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea): avendo come interlocutore l’Egitto, dove non vige il rispetto dei diritti umani, vengono violati:

art. 2 TUE: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, dell’eguaglianza dello Stato di Diritto e del rispetto dei diritti umani
art. 6 TUE: “L’Unione riconosce i diritti, le libertà e principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 7 Dicembre 2000 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei Trattati
art. 78 TFUE: “L’Unione deve offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e garantire il rispetto del principio di non respingimento in conformità alla Convenzione di Ginevra del 28 Luglio 1951 e al protocollo del 1 gennaio 1967 relativi allo status dei rifugiati
Regolamento UE n° 604/2013 (Diritto di informazione – Garanzie per i minori – Ingresso e/o soggiorno ) che si ricollega all’art.78 TFUE.

Il rimpatrio di massa degli irregolari egiziani e il blocco dei migranti in Egitto implica la non-salvaguardia dell’integrità psichica e fisica di possibili richiedenti asilo che avrebbero tutte le possibilità previste dalle normative per ottenere un regole permesso di soggiorno in territorio europeo. Equivale, quindi, a violare una sfilza di articoli della Carta dei diritti fondamentali che, con il Trattato di Lisbona, ha efficacia vincolante per ogni Stato europeo.

art.2 “Ogni persona ha diritto alla vita”: il trasferimento degli irregolari egiziani, spesso in fuga dal regime, comporta un grave rischio alla vita. Idem bloccare i migranti alla frontiere egiziana;
art. 3 “Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”: il fermo dei migranti in territorio egiziano comporta un grave rischio all’integrità fisica (sfruttamento lavorativo, uccisione per vendita di organi e/o torture) e psichica (ricatti alle famiglie rimaste nei paesi di origine e carcere senza giusta causa);
art. 4 “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”: in assenza di campi governativi di accoglienza, i migranti vengono schiavizzati o mandati nelle carceri federali;
art. 18 “Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea”
art. 19.1 “Le espulsioni collettive sono vietate”: i rimpatri di massa dalla Germania all’Egitto sono “espulsioni collettive”. Il governo Merkel è stato già tristemente protagonista, in passato, di azioni simili: celebre la scelta dei piloti tedeschi di bloccare in 9 mesi 222 deportazioni di migranti perlopiù afghani 9;
art. 19.2 (Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti): l’espulsione e/o l’estradizione dal territorio tedesco dei dissidenti del regime di Al-Sisi o dei giovani che hanno partecipato alle proteste di piazza implica un rischio serio. Il ritorno in Egitto presuppone gravissimi rischi di morte, torture e trattamenti inumani e degradanti.

Gli ultimi articoli dell’accordo: articolo 11 (Liaison officers) e 12 (Dispute settlement) prevedono il distaccamento degli ufficiali nell’altro paese previo consenso e risoluzione di possibili controversie.

Articolo 13 (Entry into force, duration and amendment): l’accordo tra Germania ed Egitto ha durata unbestimmte, ossia indeterminata.

L’accordo, drammaticamente simile a quello tra Unione Europea e Turchia, ha conferito un potere enorme all’Egitto: peraltro per alcune testimonianze sembra siano gli stessi agenti federali egiziani a governare le partenze da Alessandria, creando un sistema di detenzione, ricatto e poi partenze, riproponendo, per certi versi, il modello libico.

Se la situazione dei migranti bloccati in Turchia è catastrofica 10, in Egitto la situazione non è migliore: l’assistenza sanitaria e l’iscrizione scolastica sono negate, la trafila dei richiedenti per il permesso di soggiorno è un’epopea, non esistono campi di prima accoglienza, non vi è un inserimento abitativo, la carcerazione avviene senza processo. L’attraversare il paese può portare a torture, ricatti alle famiglie di origine, sfruttamento lavorativo, vendita di organi, a subire il potere degli ufficiali di frontiera (cui la Germania ha dato grandi poteri) che attuano metodi violenti.

Al-Sisi in cambio di denaro ha bloccato le partenze, assumendo il ruolo di ricattatore: se viene meno il sostegno economico al paese o alla sua figura può riaprire la rotta e i migranti possono ripartire.

Nella sostanza, la Germania ha stipulato un accordo bilaterale col mandante stesso delle operazioni degli scafisti. Il patto appare una scorciatoia che, come ci insegnano altri accordi, non è una soluzione.

Le partenze dall’Egitto per l’Italia sono drasticamente diminuite:
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Eventi avvenuti in mare di partenti dall’Egitto: si è passati da 43 (2015) a 2 11 (2017): -41.
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Gli sbarcati provenienti dall’Egitto: da 11.114 (2015) a 79 12 (2017): -11.035.

In due anni, numeri alla mano, sono sbarcate undicimila persona in meno.
Ora marciscono nelle carceri o sono muoiono in questo silenzio assordante.

Com’è pensabile continuare a sostenere come modello il patto con la Libia o l’accordo con la Turchia e riproporlo con l’Egitto?

  1. https://www.meltingpot.org/La-Turchia-e-l-accordo-con-l-Unione-Europea.html
  2. https://www.meltingpot.org/Egitto-le-politiche-di-Al-Sisi-ed-i-minori-che-se-ne-vanno.html
  3. Convinced that cooperation is extremely important for the effective prevention and fight against crime”, “Aware that secure border protection is fundamental for effectively fighting terrorism and ensuring the security“. Deutscher Bundestag – Drucksache 18/11508 http://dip21.bundestag.de/dip21/btd/18/115/1811508.pdf
  4. “Die Verabschiedung dieses Abkommens fand im Kontext einer sich massiv verschlechternden Menschenrechtslage in Ägypten und wachsender politischer Repression statt. Besonders der Kampf gegen den Terror dient als Vorwand zur Unterdrückung missliebiger politischer Stimmen. Dieser Missbrauch des Terrorbegriffs führt nach Ansicht von Länderexperten nicht zu einer Verbesserung, sondern zu einer Verschlechterung der Sicherheitslage, was sich zum Beispiel in einer stark gestiegenen Zahl von Anschlägen auf Minderheiten” Deutscher Bundestag Drucksache 19/1812 http://dip21.bundestag.de/dip21/btd/19/018/1901812.pdf
  5. The Contracting Parties shall cooperate particularly in cases involving criminal or terrorist activities or preparations for criminal or terrorist activities in the territory of one of the Contracting Parties where there is reason to believe that these activities have the capacity to affect the territory of the other Contracting Party or to pose a threat to its security. Deutscher Bundestag Drucksache 19/1812
  6. Auf der Grundlage welcher Definition des Begriffs „Terrorismus“ findet angesichts der Tatsache, dass Gesetze zur Bekämpfung von Terrorismus seitens der ägyptischen Behörden auch gegen politische Oppositionelle, Journalisten und Menschenrechtsverteidiger verwendet werden die Zusammenarbeit zwischen deutschen und ägyptischen Sicherheitsbehörden statt? Deutscher Bundestag Drucksache 19/1812
  7. Wurden spezifische Menschenrechtsseminare durchgeführt oder sind zukünftig geplant? Falls ja, welche, wie viele, und mit welchen ägyptischen Partnern? Spezifische Menschenrechtsseminare aus Bundesmitteln werden derzeit nicht durchgeführt und sind 2018 auch nicht geplant. Der Schutz der Menschenrechte ist jedoch ein Leitprinzip deutscher Außen- und Entwicklungspolitik. Deutscher Bundestag Drucksache 19/1812
  8. d) Wird die ägyptische Polizei im Rahmen der deutsch-ägyptischen Vereinbarung über eine „verstärkte migrationspolitische Zusammenarbeit auch darin unterstützt, Flüchtlinge in Ägypten vor Gewalt zu schützen bzw. Gewalttaten gegen Flüchtlinge effektiv zu verfolgen? Wenn ja, durch welche Maßnahmen? Und wenn nein, warum nicht? B) (…) Ausbildungshilfe zugunsten ägyptischer (Grenz-)Polizeibehörden im Sinne der Fragestellung, sind für das Jahr 2018 nicht vorgesehen. Deutscher Bundestag Drucksache 19/1812
  9. http://dip21.bundestag.de/dip21/btd/19/001/1900117.pdf
  10. Io non ho sogni – Inchiesta sugli effetti dell’accordo stipulato tra Ue e Turchia, Andrea Panico
  11. Fonte: Ministero dell’Interno
  12. Fonte: Ministero dell’Interno

Pietro Giovanni Panico

Laureato in Scienze Politiche presso l'Università della Calabria e consulente legale specializzato in protezione internazionale.
Sono appassionato di diritto e cooperazione internazionale.
Ho collaborato con svariate testate giornalistiche online sui temi dei diritti umani e immigrazione.