Il rapporto ONU a cui il Governo gialloverde non vuole rispondere

L’ONU chiede da novembre di avere informazioni sulla criminalizzazione delle attività dei difensori dei diritti dei migranti, ma senza esito

Foto: 13 settembre 2017 (International Day of Action - #Freeiuventa)

Il 12 novembre 2018 l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha inviato un rapporto firmato da ben 10 Special Rapporteurs in cui chiede al Governo italiano spiegazioni sulla crescente criminalizzazione dei difensori dei diritti umani, specialmente nei confronti delle ONG che operavano nel Mediterraneo centrale, ma non solo.

Il Governo ha avuto 60 giorni per replicare prima che il rapporto diventasse pubblico, ma ha deciso di non farlo. Anche perché il riassunto delle accuse sembra formare il programma stesso della Lega e dei suoi alleati pentastellati, ma non risparmia nemmeno le politiche operate dal PD e dai suoi sindaci.

Il rapporto 1 inizia con una triste constatazione, quando ancora al governo c’era Gentiloni: “Nel 2017, oltre 110.000 migranti hanno raggiunto le coste italiane e si stima che più di 3.000 siano morti nel tentativo di raggiungere l’Europa su navi in condizioni precarie. Oltre 45.400 persone sono state salvate da organizzazioni non governative (ONG). Nel 2018 ad oggi, 22.087 migranti hanno raggiunto le coste italiane e almeno 1.130 sono morti in mare”. Immediatamente dopo questo passaggio l’Italia è accusata di aver diffuso diverse campagne diffamatorie nei confronti della società civile e in particolare verso le ONG.

Viene citato sia Di Maio, che definì le ONG “taxi del mare”, sia il Ministro dell’interno Salvini che le definì “vice-trafficanti”. Ma non solo: viene qui presentata anche una crescente pressione nei confronti dei giornalisti che coprivano queste tematiche. In particolare, nel giugno 2018 diversi giornalisti che documentavano le missioni di ricerca e soccorso furono costretti a consegnare il proprio materiale alla polizia.

Ma il clima generale di attacco verso le ONG non è il solo ad essere presentato come problematico.

Gli accordi con la Libia vengono definiti anche come misure per ostacolare le operazioni di salvataggio nei confronti dei migranti: “L’accordo impegna le autorità italiane a fornire sostegno alle autorità libiche responsabili dei centri ufficiali per l’immigrazione. Nonostante le accuse di tortura e maltrattamenti, nonché del comportamento violento della guardia costiera libica durante le intercettazioni di imbarcazioni, l’Italia ha continuato ad attuare misure volte ad aumentare la capacità della guardia costiera libica di intercettare i migranti e riportarli in Libia“.

E perfino la repressione dei “singoli individui” ha raggiunto un livello tale da essere notata dagli inviati dell’ONU, e in più di un’occasione: “Nell’agosto 2016, il sindaco di Ventimiglia (Iaculano del Pd, ndr.) ha emanato un decreto comunale che vieta alle “persone non autorizzate” di fornire cibo o acqua a migranti e richiedenti asilo.

Nel marzo 2017, quando il decreto è stato applicato, i cittadini francesi sono stati accusati di aver dato dei panini ai migranti che si sono riuniti in città. In seguito alle numerose proteste delle organizzazioni per i diritti umani, il decreto è stato abrogato e le accuse mosse contro i volontari francesi sono state ritirate.

Nello stesso anno, 15 attivisti del movimento “No Borders” sono stati banditi dalla città di Como per aver fornito cibo ai migranti e aver partecipato ad un’assemblea pacifica che chiedeva l’apertura delle frontiere. Il tribunale amministrativo regionale ha successivamente dichiarato illegali questi ordini.

Nell’ultimo anno, diverse persone sono state accusate di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. La maggior parte di loro fornivano cibo o alloggio ai migranti e ai richiedenti asilo.

Il signor Félix Croft, cittadino francese, è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare in Italia dopo aver tentato di portare in Francia una famiglia sudanese di cinque persone, tra cui due bambini piccoli. Il procuratore ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione sulla base del fatto che il difensore dei diritti umani stava agendo in collusione con un’organizzazione terroristica. Nell’aprile 2017, il giudice ha ritirato le accuse, riconoscendo che il signor Croft aveva agito per motivi umanitari“.

Gli esperti inoltre portano una critica al nuovo decreto legge Salvini: “Ci preoccupa il fatto che il nuovo decreto legge riduce non solo la portata della protezione e il numero di potenziali beneficiari, ma anche la durata del soggiorno per i cittadini di paesi terzi che rientrano nelle categorie speciali”.

Nelle conclusioni del rapporto si possono leggere le domande rivolte al Governo italiano, e leggendole si indovina come mai le risposte non siano mai arrivate. In particolare due di esse: “Si prega di fornire informazioni dettagliate sulle basi fattuali e giuridiche delle accuse mosse contro singoli individui e organizzazioni della società civile per “favoreggiamento dell’immigrazione irregolare” e di spiegare come tali accuse siano compatibili con il diritto e le norme internazionali in materia di diritti umani, in particolare con gli obblighi convenzionali assunti dall’Italia ai sensi dell’ICCPR.
Si prega di indicare in che modo il rifiuto delle autorità italiane di consentire alle navi delle ONG che trasportano persone soccorse di attraccare nei porti italiani, o il permesso di sbarco rifiutato o ritardato, sono in linea con gli obblighi internazionali in relazione alla tutela del diritto alla vita, come nel caso dell’articolo 6 dell’ICCPR
”.

Repliche che in realtà vorrebbero conoscere anche molti cittadini che in questi mesi si sono mobilitati in tutto il Paese per difendere l’operato delle ONG e per denunciare la politica dei “porti chiusi”. Ma del resto la scelta dei 5 stelle, sul caso della Diciotti, di votare per l’immunità di Salvini e affossare il rispetto minimo dei diritti umani e costituzionali, è già una risposta molto chiara.

Le dichiarazioni di Iuventa

L’equipaggio della Iuventa, citato nel report come primo vero esempio di criminalizzazione nei confronti delle ONG nel Mediterraneo, ha deciso di pubblicare un comunicato in occasione della pubblicazione del report:

«Noi IUVENTA10, indagati per aver soccorso delle persone in difficoltà nel Mar Mediterraneo, desideriamo unirci alla richiesta inviata al Governo italiano di rispondere nel merito della accuse fatte dal recente rapporto ONU sulla criminalizzazione delle migrazioni e della solidarietà in Italia.
Come citato nel report, la Iuventa è stata sequestrata nell’estate 2017 e nonostante il Procuratore che ci accusa abbia confermato che tutte le operazioni fossero svolte con fine umanitario e non risulti finora nessuna prova di contatto con dei trafficanti, la nostra nave è ancora bloccata e noi conviviamo con l’idea che un tribunale italiano possa un giorno sentenziare fino a 20 anni di carcere per ciascuno di noi.

Ma la nostra situazione giudiziaria non è al centro del nostri pensieri: è chiaro che le accuse contro di noi siano state utilizzate per alimentare la macchina del fango che consente oggi in Italia di poter offendere e calunniare impunemente chi agisce in solidarietà con i migranti. E chi paga sulla propria pelle tutto ciò sono proprio gli ultimi: che si pensi al Mediterraneo centrale o ai centri di detenzione in Libia, risulta chiaro come l’assenza di supporto e di aiuto ai migranti possa tradursi in conseguenze pesantissime, tra cui la morte.

Non rinneghiamo nessuna delle nostre azioni. Anzi vogliamo ribadire di nuovo oggi che la solidarietà non solo non è un crimine, ma è un dovere.

Non esiste nessuna giustificazione possibile quando si lasciano morire delle persone, quando si consente che vengano torturate una volta rimandate in Libia.

Abbiamo fiducia che la Giustizia italiana ci troverà innocenti di fronte ad ogni accusa. Al contrario sappiamo che il Governo italiano ha già espresso il suo giudizio, che però non ci spaventa. Se la solidarietà è un crimine, allora noi siamo colpevoli #guiltyofsolidarity».

  1. Leggi il rapporto in inglese

Tommaso Gandini

Racconto migranti e migrazioni dal 2016, principalmente tramite reportage multimediali. Fra i tanti, ho attraversato e narrato lo sgombero del campo di Idomeni, il confine del Brennero, gli hotspot e i campi di lavoro nel Sud Italia. Nel 2017 ero imbarcato sulla nave Iuventa proprio mentre veniva sequestrata dalla polizia italiana. Da allora mi sono occupato principalmente del caso legale e di criminalizzazione della solidarietà.