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Óscar Camps: “I migranti moriranno nel Mediterraneo e nessuno lo saprà”

Soledad Campo, Heraldo - 21 marzo 2019

Photo credit: Olmo Calvo Rodríguez

L’Open Arms è bloccata nel porto di Barcellona dallo scorso gennaio e l’unica nave che vigilava il Mediterraneo centrale, la Mare Jonio, è appena stata sequestrata in Italia. Come vede la situazione?
La situazione nel Mediterraneo è penosa a causa della strumentalizzazione politica delle operazioni di salvataggio marittimo che stanno attuando i governi europei; non solo l’Italia e Malta, ma anche la Spagna. Senza navi di soccorso umanitario, i migranti continueranno a morire e nessuno lo verrà a sapere, poiché non ci sarà chi potrà vederlo e raccontarlo.

La sua nave è fuori combattimento da due mesi, si sente impotente, demoralizzato?
Sapevamo a cosa andavamo incontro già dal 2015, quando in Grecia ci accusavano di essere un’associazione criminale che favoriva il traffico clandestino. Negli ultimi dodici mesi siamo stati trattenuti tre volte: un mese e mezzo in Italia, per via giudiziaria, e due volte in Spagna per questioni amministrative, come sta avvenendo adesso. Ci hanno sparato, sequestrato e minacciato di morte in cinque lingue. Siamo abituati, scoraggiati no, ma tristi sì poiché politicizzare questi salvataggi causa migliaia di morti.

L’Open Arms salperà di nuovo?
Certamente. Oggi (ieri) ci sarà un’udienza sul ricorso in appello, stiamo a vedere. Se dipendesse dal Governo, resteremmo in questa situazione fino al 28 aprile.

A cosa è dovuto, secondo lei, il cambio di atteggiamento del Governo di Sánchez dopo l’accoglienza dell’Aquarius?
Dopo un’accoglienza massiva e mediatica come quella dell’Aquarius non credo che siano arrivati troppi complimenti dall’Europa. L’Unione Europea sta facendo pressione sui paesi della frontiera meridionale affinché chiudano i propri confini e tacciano sui salvataggi. Ad oggi le operazioni di salvataggio spagnole sono completamente taciute, militarizzate e limitate.

Il veliero Astral è pronto?
Siamo ancora perseguiti amministrativamente, ma stiamo lavorando sodo per avere di nuovo l’Astral a disposizione. È un veliero di 35 metri e 50 anni. Procediamo lentamente, in base alle risorse. Siamo una piccola organizzazione di 300 volontari, e ci finanziamo per il 90% grazie a donazioni private.

Avete ancora la vostra base a Lesbo, dove avete cominciato a operare?
Per adesso è inattiva, ma se fosse necessario possiamo farla tornare operativa. Una cosa è certa: tocca a noi monitorare, denunciare e assistere a quanto accadrà nel Mediterraneo. Ci sono inoltre altri flussi migratori di cui non si parla affatto.

A quali si riferisce?
Il Mediterraneo è il mare più mortale, ma non è l’unico. Occorre documentare i flussi dal Libano a Cipro, dalla Turchia alla Grecia e dalla Francia all’Inghilterra passando per Calais. I barconi stanno tornando sulle coste delle Canarie. I flussi migratori vengono interrotti pagando paesi terzi, ma nessuno può fermare queste persone, ci proveranno lungo altre rotte. Quando gli uomini cercano una vita migliore, non li frena neanche una glaciazione.

Il suo attivismo è cominciato nel 2015. Dopo ciò che ha passato, lo farebbe di nuovo?
Sarei più determinato già dal principio, non sarei così ingenuo da credere, come abbiamo fatto durante i primi mesi, di poter convincere le amministrazioni dell’importanza di salvare una vita.

Suppongo che il prezzo sia a livello professionale che personale sia alto, si sente ripagato?
Anche salvare una sola vita paga. Si può dire con leggerezza che in tre anni abbiamo salvato 59.700 persone, ma è stata dura e abbiamo visto morire molta gente.

Dopo Saragozza, quale è la sua prossima meta?
Madrid, con un paio di riunioni per continuare a far pressione sul Governo. Ho intenzione di prendere un caffè con Pedro Sánchez, lui lo ha saputo direttamente da me e da persone del suo ambiente, ma non credo che accetterà prima delle elezioni.