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Bosnia-Croazia: il “gioco”, caccia al gatto e al topo tra migranti e polizia di frontiera

Claire Debuyser, Info Migrants - 22 marzo 2019

Photo credit: Claire Debuyser

traduzione di Gabriella Sesti Ossèo

Poco prima del tramonto un piccolo gruppo di migranti si è incamminato verso Bihać, nel nordest della Bosnia. Portando con sé grandi zaini e sacchi a pelo, si sono preparati ad affrontare quello che tutti definiscono “il gioco”: una caccia al gatto e al topo che coinvolge la polizia croata. L’obiettivo è quello di attraversare il confine bosniaco-croato a piedi senza essere scoperti dagli agenti di polizia.

Haris, 23 anni, e suo fratello Salman, 16 anni, sono originari del Pakistan. Hanno tentato il difficile attraversamento già sei volte. Ogni singola volta, sono stati fermati dalla polizia e rimandati indietro in Bosnia. Ma stasera sperano che il maltempo giochi in loro favore e si traduca in meno controlli da parte della polizia.

Prenderemo la strada 217. Poi, poi ne percorreremo un’altra e continueremo in direzione dell’Italia”, spiega Haris in un ottimo inglese. I due fratelli stanno tentando di raggiungere Trieste, la città italiana più vicina, a 240 km da Bihać.

Avremo bisogno di tutta la fortuna, le preghiere e gli auguri possibili per riuscire ad attraversare la foresta”, dice il giovane con una voce emozionata e carica di speranza.
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I due sono fuggiti dalla città pakistana di Peshawar, vicino al confine afgano, dopo l’assassinio di loro padre. Era un commerciante a Kabul. Durante uno dei suoi viaggi di lavoro, è stato sequestrato dai Talebani che ne hanno richiesto il riscatto. “La nostra famiglia ha pagato il riscatto, ma hanno comunque ucciso nostro padre”, racconta Haris. “Dopo questo, nostra madre ci ha detto di andarcene perché non eravamo al sicuro. Speriamo di raggiungere l’Italia, e poi da lì la Spagna o la Francia. Vorremmo lavorare e far trasferire anche nostra madre”.

Per perseguire questo sogno, hanno già attraversato Iran, Turchia, Grecia, Albania e Montenegro. Sei mesi fa, sono arrivati in Bosnia.

Il numero di arrivi dei migranti in Bosnia è aumentato e ha messo in difficoltà il Paese: tra il 2017 e il 2018, il numero di migranti arrivati è passato da 700 a 24mila.

I bosniaci, ancora impegnati a guarire le ferite della guerra che ha distrutto quel piccolo Stato nel corso degli anni Novanta, sono stati calorosi nell’accoglienza. Ma poiché la situazione è peggiorata, la compassione è stata sempre più sostituita dalla fatica. Le persone del posto si sentono abbandonate dal governo. Ma all’inizio dell’inverno, le autorità locali hanno finalmente permesso all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) di aprire dei rifugi per migranti. Ci sono adesso un totale di quattro rifugi localizzati nelle vicinanze del confine bosniaco-croato.

Campo sovraffollato

Nella periferia di Bihać, l’ex fabbrica Bira ospita famiglie e soprattutto uomini soli, di cui la maggioranza originaria del Pakistan, Afghanistan, Iran, Siria e Nord Africa.

Le tensioni esplodono regolarmente all’interno del campo sovraffollato che inizialmente era stato concepito per ospitare 1.500 migranti, ma che invece adesso accoglie almeno 2.300 persone, secondo le stime dell’OIM.

Ali vive nel campo da quattro mesi e condivide lo spazio di un container con altre cinque persone. “Nel campo, non facciamo nient’altro se non aspettare che il tempo passi. Pensiamo esclusivamente al posto dove vorremmo andare”, dice sospirando. Anche Ali vorrebbe andare in Italia a lavorare. Ma la lunga attesa è diventata un forte peso per lui. “Mi annoio tantissimo nel campo e a volte mi arrabbio per le condizioni nelle quali siamo costretti a vivere. Non mi piace non avere niente da fare. Voglio lavorare, ho dei progetti per il mio futuro. Spero di lasciare questo posto il prima possibile. Non voglio vivere più in questo campo”.

Violenza della polizia

Ali ha tentato – e fallito – l’attraversamento del confine croato già due volte. E’ determinato a mettere presto in atto il terzo tentativo. I fallimenti dei suoi amici non sembrano scoraggiarlo nell’impresa. In una delle tende, dove circa un centinaio di migranti sono stati forzatamente ammassati, il giovane pakistano indica quattro uomini. Stanno dormendo dopo essere rientrati esausti dal campo, quella stessa mattina. Uno di loro ha la gamba sinistra fasciata. “Ieri, hanno attraversato il confine. Ci sono riusciti, sono arrivati in Croazia. Mi hanno raccontato che si sono messi un po’ a riposare. Erano seduti per terra quando, dietro di loro, sono arrivati dei cani e li hanno feriti. La polizia croata gli ha scagliato contro i cani,” spiega Ali. “Gli agenti hanno preso le loro coperte e le loro giacche, e hanno anche distrutto i loro telefoni. Non restituiscono mai gli effetti personali ai migranti, a volte non danno loro indietro nemmeno le scarpe”.

Diverse ONG hanno documentato la violenza perpetrata dalla polizia, compresa l’ONG con sede croata “Are You Syrious” che ha contatti con persone presenti in in tutti gli Stati Europei che i migranti attraversano. Secondo il presidente dell’ONG, Milena Zajovic, “la polizia rompe i loro cellulari così che non possano filmare cosa accade, vogliono distruggere ogni prova di abuso, e vogliono impedire che altre persone tentino lo stesso percorso attraverso la foresta, utilizzando siti o app come Google Maps”.
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Secondo diverse testimonianze raccolte da InfoMigrants, la polizia croata non riconsegna i migranti arrestati alla polizia bosniaca. Semplicemente, li rimanda oltre il confine. E’ quello che è accaduto ad Hamza e ai suoi amici, e a tutti quelli che sono ritornati al campo Bira: “La polizia croata ci ha arrestato due giorni fa e ha distrutto i nostri telefoni. Ci hanno lasciato rientrare in Bosnia, ma abbiamo dovuto camminare per 15 km stamattina per rientrare nel campo”, dice il ragazzo pakistano.

Velika Kladuša è un piccolo villaggio ad un’ora di auto da Bihać. E’ un altro punto di attraversamento particolarmente battuto dai migranti nella loro rotta verso l’Europa. In un locale che offre pasti gratuiti, Mourad sta divorando un piatto di pasta. Ha 24 anni e viene dall’Algeria. Mourad e i suoi amici sono in cammino da sei giorni in Croazia e sono giunti fino alla città di Rijeka, al confine sloveno, dove però sono stati arrestati. “La polizia non ci ha dato nulla da mangiare,” ricorda. “Abbiamo trascorso la notte in un furgone. Faceva molto freddo, ed era praticamente impossibile dormire. Il giorno dopo, la polizia ci ha accompagnati al confine, vicino Kladuša”.
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Durante il lungo viaggio attraverso la foresta e le montagne, Mourad dice che hanno incontrato due orsi. La regione è piena di animali selvaggi (orsi, lupi, linci, etc.) e può dunque essere pericoloso. Nonostante i rischi, Mourad non ha intenzione di arrendersi. “Dobbiamo superare il confine. Abbiamo camminato a lungo per arrivare qui, ci siamo quasi. A casa nostra non c’è lavoro, nessuno aiuto”, continua. “Voglio costruire la mia vita, stabilirmi da qualche parte ed essere felice”. Mourad spera di raggiungere Parigi, dove vive parte della sua famiglia.

Un aumento degli arrivi

A causa dell’inverno, alcuni migranti hanno deciso di posticipare il loro tentativo di attraversamento. Ma questo non ha fermato il numero di arrivi illegali che colpisce la Bosnia. Secondo le stime dell’ufficio degli affari esteri del Paese, il numero degli arrivi totali ammontava a 700 durante il mese di Gennaio, 900 durante quello di Febbraio, e 341 nella prima settimana di Marzo.

Peter Van der Auweraert, direttore OIM in Bosnia-Herzegovina, teme un possibile sviluppo. “Se dovessero esserci molti nuovi arrivi e i migranti avessero più difficoltà a oltrepassare il confine croato rispetto all’anno scorso, molti di loro si troveranno bloccati in Bosnia, e questo ci darà molti problemi considerato che qui non c’è una capacità di ospitare un numero più ampio di persone. Potremmo finire nella stessa situazione dell’estate scorsa, con persone costrette a dormire nei parchi pubblici”.