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I membri del Parlamento britannico affermano che il Ministero degli Interni ha fallito completamente nella gestione dei centri di detenzione per i migranti

Jamie Grierson, The Guardian - 21 marzo 2019

Photograph: Tim Ockenden/PA

traduzione di Susanna Gonzo

L’influente commissione parlamentare ha poi concluso affermando che l’approccio del Ministero degli Interni sia stato inaccurato e sbrigativo e abbia portato a detenzioni su base errata.

Questa commissione, nominata all’interno del Ministero degli Interni, ha reso nota una relazione contenente pesanti critiche al lavoro svolto da questo Ministero, che comprovano gravi mancanze in quasi tutte le fasi del processo di detenzione degli immigrati.

Il report rivela che il Ministero degli Interni ha totalmente fallito di fronte alle proprie responsabilità di garantire condizioni sicure e umane nell’ambito della detenzione dei migranti nel Regno Unito.

Secondo i membri del Parlamento, il Ministero, non seguendo una specifica policy o linee guida chiare nella gestione dei migranti, ha fatto sì che i migranti fossero detenuti ingiustamente, trattenuti come immigrati anche in condizione di vulnerabilità, o anche quando non era necessario, e per tempi troppo lunghi.

La commissione richiede la fine delle detenzioni a tempo indeterminato e il limite massimo di 28 giorni di detenzione. Sollecita inoltre il Ministero degli Interni a impegnarsi in modo che le detenzioni vengano applicate soltanto come ultima istanza.

Yvette Cooper, Presidente della commissione incaricata, ha dichiarato che “questa inchiesta ha portato alla luce gravi problemi in tutte le fasi del sistema di detenzione dei migranti”.

A causa degli errori commessi dal Ministero degli Interni, i migranti, tra i più vulnerabili, sono stati trattenuti ingiustamente, o sono stati costretti a periodi di detenzione troppo lunghi. Oltre a ciò, sono state riscontrate gravi violazioni nel trattamento di singoli individui all’interno dei centri di identificazione ed espulsione. Sono perciò necessarie delle riforme per garantire che il sistema di gestione dei migranti operi in maniera più equa, giusta, trasparente e umana“.

La Presidente ha ribadito che questo approccio si è rivelato “inaccurato e ingiusto, e ha portato a gravi errori nella gestione dei singoli casi, a protezione giuridica insufficiente e a una mancanza generale di umanità in tutto il sistema.”

Cooper ha aggiunto inoltre che “prendere decisioni sbagliate riguardo le detenzioni può avere un impatto devastante nella vita dei soggetti trattenuti, come è stato dimostrato dallo scandalo Windrush e da molti altri casi analoghi. L’assenza di una norma riguardante il tempo massimo di detenzione e di appropriata supervisione giudiziaria ha dato spazio a rallentamenti e proroghe da parte del Ministero degli Interni, lasciando persone del tutto innocenti dietro le sbarre per mesi, quando non sussisteva alcuna ragione per cui avrebbero dovuto rimanerci”.

L’indagine ha mostrato che i regolamenti del Ministero degli Interni che dovrebbero prevenire detenzioni illegali e proteggere i soggetti più vulnerabili vengono in realtà applicati in un modo che non garantisce tutela adeguata ai detenuti che più necessitano di protezione, tra cui le vittime di tortura.

Alla fine di dicembre, 1.784 persone erano state registrate all’interno del sistema di detenzione dei migranti. Ciò attesta una diminuzione del 30%, se comparato allo stesso periodo dell’anno precedente e in generale il livello più basso registrato dal 2009, anno in cui si è cominciato a raccogliere questi dati. Nel 2018, per esempio, 24748 persone si trovano in questi centri di detenzione.

All’inizio della settimana, il Ministero degli Interni è stato costretto a scusarsi per le inadempienze commesse, le quali hanno portato all’uccisione di un uomo, definito “gentile e cortese”, detenuto in questi centri. Un’inchiesta attorno alla sua morte è stata avviata.

La corte legale di Londra sta indagando sulle responsabilità del Ministero degli Interni, del Ministero di Giustizia, degli operatori sanitari e di quelli impiegati nei centri di detenzione, nel caso riguardante la morte di Tarek Chwdhury, proveniente dal Bangladesh. Il sessantaquattrenne è stato ucciso da Zana Assad Yusif, 33 anni, iracheno, all’interno del centro di identificazione ed espulsione presso Heathrow, nel dicembre 2016.

Yusif era già noto ai servizi di salute mentale ed era già stato condannato 16 volte, per 33 diversi reati. Pare abbia picchiato a morte Chowdhury, appena due giorni dopo che quest’ultimo era arrivato a Colnbrook.

Un portavoce del Ministero degli Interni ha precisato: “la detenzione è una parte importante del nostro sistema di gestione dell’immigrazione – ma deve essere applicato in maniera corretta, umana e solo nei casi in cui sia strettamente necessario”.

Non tratteniamo persone a tempo indeterminato, e la legge non lo permette – la maggior parte delle persone detenute dal sistema ha trascorso soltanto periodi relativamente brevi sotto custodia… ci impegniamo pertanto a proseguire il più velocemente possibile con riforme relative alla detenzione dei migranti. Un programma esteso a diversi livelli di governo si sta impegnando per rispettare l’impegno preso”.