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Il sistema d’immigrazione statunitense potrebbe aver raggiunto un punto di non ritorno

Michael D. Shear, Miriam Jordan e Manny Fernandez, The New York Times - 10 aprile 2019

Migranti a Matamoros, Messico, in fila per le donazioni di cibo dell’ultima settimana, mentre aspettano per attraversare il confine verso Brownsville, Texas. Credit: Ilana Panich-Linsman per The New York Times

SAN YSIDRO, California. Non è mai stato così prima.
I migranti ora arrivano nel cuore della notte o in pieno giorno. Centinaia di persone arrivano in città con i loro bambini e figli adolescenti. Superano le piccole recinzioni nelle zone sperdute del Texas, poi si riuniscono lungo la zona di confine principale in California. Ormai stanchi e spaventati, cercano l’unica persona che potrebbe consentir loro di rimanere negli USA, almeno per un po’ di tempo: un agente di frontiera.

Prima uomini giovani e forti aspettavano lungo le rive del fiume Tijuana per aver l’opportunità di attraversarlo, evitare la cattura e trovare un lavoro per l’estate; questi tempi sono finiti. Ora, migliaia di persone camminano ogni giorno lungo il confine, per poi arrendersi. La maggior parte arriva dall’America Centrale, cerca di fuggire dalla violenza, dagli abusi, dalle minacce di morte e dalla povertà. I trafficanti li rassicurano dicendo che presto verranno liberati, in quanto hanno i loro figli con loro. Questo gli permetterà di rimanere negli Stati Uniti per anni, mentre la loro richiesta di asilo verrà analizzata.

L’immigrazione in America è radicalmente cambiata dopo il 2014, da quando sono arrivate un gran numero di famiglie. La conseguente crisi ha sopraffatto questo sistema, già inadeguato per trattenere, prendersi cura e decidere il destino di decine di migliaia di persone che scappano per salvare le loro vite.

Per anni, entrambi i partiti hanno provato, e anche fallito, nel tentativo di correggere le leggi sull’immigrazione, consapevoli del fatto che prima o poi il governo avrebbe raggiunto un punto di non ritorno.

Questo momento è arrivato. Attualmente il Paese non è in grado di fornire né l’aiuto umanitario necessario in questi casi, né i controlli di base per verificare il numero e le motivazioni di chi cerca di entrare negli Stati Uniti.

Credit: Tamir Kalifa for The New York Times
Credit: Tamir Kalifa for The New York Times

Migranti che aspettano per gli agenti di frontiera, dietro la rete di confine tra Stati Uniti e Messico, a El Paso
I tribunali che si occupano di immigrazione hanno attualmente più di 800mila casi in attesa; ognuno dei quali richiede in media 700 giorni per il processo. Data l’esistenza di leggi e regole di tribunale per la protezione dei minori, che impediscono la reclusione dei giovani per più di 20 giorni, le famiglie vengono spesso scarcerate.
Vengono lasciate alle fermate dell’autobus nel centro di cittadine come Brownsville, in Texas, dove, la scorsa settimana, dozzine di famiglie hanno aspettato sulle panchine di metallo grigie, senza soldi, o lacci alle scarpe, per raggiungere destinazioni diverse in tutti gli Stati Uniti.

L’andamento attuale conta circa 100mila migranti ogni mese; gli operatori affermano che più di un milione di persone hanno cercato di attraversare il confine in 12 mesi. Alcuni di quelli arrivati oggi saranno soggetti di una severa causa legale in base ai trattati internazionali per i rifugiati e alle leggi federali per l’asilo; ma la maggior parte di questi non avrà l’udienza per l’asilo prima del 2021.

Il flusso delle famiglie dei migranti ha raggiunto livelli da record; con le cifre di febbraio superiori del 560% rispetto allo stesso periodo lo scorso anno. Si presume che ben 27mila bambini attraverseranno il confine e ad aprile entreranno in contatto con il sistema di leggi sull’immigrazione da soli. Le strutture al confine sono così piene che alcuni dei circa 3500 migranti in custodia a El Paso sono stati radunati all’inizio di questo mese sotto un ponte, dietro un filo spinato.

Negli ultimi giorni, gli agenti sono arrivati a usare espressioni sempre più drammatiche per descrivere la situazione come “emergenza operazionale”, “insostenibile”; “collasso del sistema”.
Uno degli agenti superiori ha dichiarato semplicemente: “il sistema è al collasso”.

Un inefficace messaggio di “non benvenuto”

Al Presidente Trump, la situazione al confine ha generato iuna forte rabbia, esplosa nuovamente domenica, quando il Presidente ha mandato via Kirstjen Nielsen, segretaria per la difesa nazionale, da tempo sotto attacco. La motivazione è stata che il Presidente considera un fallimento il suo tentativo di porre fino all’arrivo dei migranti.

Nell’ultimo periodo, il Presidente ha lanciato un nuovo oscuro messaggio, che, se interpretato alla lettera, potrebbe significare la fine di tutti i flussi migratori, legali e non, lungo il confine con il Messico.

Credit: Ilana Panich-Linsman for The New York Times
Credit: Ilana Panich-Linsman for The New York Times

Alla fermata degli autobus a Brownsville, Texas. Gli agenti locali prendono il controllo di una parte degli sportelli vuoti per gestire l’arrivo dei migranti in attesa, dopo che questi sono stati lasciati qui in base alla legge sull’immigrazione

Il sistema è saturo”, ha affermato Trump in California questo venerdì, in piedi di fronte alle sbarre di ferro del muro di confine, che intende prolungare per centinaia di miglia lungo il confine meridionale del Paese. “Che si tratti di asilo politico, o di qualsiasi altra cosa, è comunque immigrazione illegale. Non possiamo più accogliervi”.

Nonostante ciò, la retorica anti-immigrazione del Presidente Trump ha contribuito a sovraccaricare la rotta dei migranti provenienti dall’Honduras, dal Guatemala, e El Salvador. Ultimamente i trafficanti hanno acquistato annunci pubblicitari via radio in America Centrale, per mettere in guardia dalla decisione di Trump di contrastare ogni tipo di migrazione. Se mai volete andare negli Stati Uniti, fatelo ora!

Hanno detto che ci porteranno in autobus, che saremo al sicuro”, afferma Jeremias Pascoal, 16 anni, che ha attraversato il confine verso il Messico all’inizio di questo mese, pagando ben 3200$ per una “guida”, che ha indicato al suo gruppo una via per evitare i controlli di frontiera.

Gli esperti dicono che il presidente non ha torto quando afferma che “le scappatoie legali” nel sistema di immigrazione degli Stati Uniti sono in parte responsabili dell’incoraggiare i migranti nel portare bambini come Jeremias in un pericoloso viaggio che in alcuni casi finisce in tragedia.. A dicembre, due bambini sono morti sotto la custodia della Gurdia di Frontiera dopo una brutta malattia presa durante il viaggio.
Gli operatori pensano che possano esserci ancora più vittime.

Christopher Cabrera, vicepresidente del corpo locale degli agenti di frontiera della Rio Grande Valley, in Texas, ha tirato fuori il suo telefono e ci ha mostrato dozzine di foto scattate nel campo: più di 100 persone pronte per andare a dormire nella notte, bambini gravemente malati rannicchiati al suolo, mentre stanno ricevendo le cure mediche. “Molti dei nostri agenti sono malati. Le infezioni sono ovunque”, ha affermato Cabrera, “anche nel centro di smistamento dei migranti. Alcuni hanno la scabbia, varicella e anche la tubercolosi. Perciò è pericoloso qui, sia per gli agenti, che per i detenuti, che non hanno nulla”.

CreditTamir Kalifa per The New York Times
CreditTamir Kalifa per The New York Times

Un volontario medico visita un giovane ragazzo malato dal Guatemala, nella clinica di Casa Oscar Romero, un campo profughi a El Paso

Il Presidente però ha deciso di non inviare nuove risorse verso il confine, che potrebbero aiutare ad alleviare il sovraffollamento e le sofferenze che tengono in trappola i migranti nella comunità di confine. Al contrario, Trump sta semplicemente cercando di dissuadere le persone dall’entrare nel Paese; una politica che non solo è stata poco efficace, ma ha peggiorato la situazione.

Nel tentativo di divulgare il messaggio “non siete benvenuti”, l’amministrazione ha adottato una serie di strategie: perseguire penalmente chiunque cerchi di attraversare illegalmente, prendere i loro figli, aumentare i requisiti per l’asilo politico, ridurre il numero giornaliero delle persone che possono fare richiesta di asilo, costringendo quindi queste persone a rimanere in Messico in attesa dell’udienza.

In alcuni casi, questo approccio è stato considerato dalla popolazione come troppo crudele e ha fatto insorgere contro gli strumenti di protezione contenuti nella Costituzione, in base ai quali i tribunali tutelano i cittadini così come i migranti. Alcuni dei punti in programma del Presidente sono stati bloccati dal Congresso o dalle Corti, ma nemmeno queste azioni hanno risolto il problema.

Al contrario, queste politiche hanno spinto i migranti ad allontanarsi dalle stazioni di confine attrezzate come quella di San Ysidro in California, dove gli agenti hanno deliberatamente diminuito il numero degli accessi giornalieri, e procedere verso aree remote nella zona occidentale del Texas e del New Mexico, dove i due bambini sono morti lo scorso dicembre.

L’amministrazione inoltre sta facendo pochissimo per velocizzare le procedure; e forse è questo il deterrente cercato dal Presidente.

Le richieste ancora in corso hanno portato a questo punto della crisi”, ha affermato Doris Meissner, membro della Commissione per l’immigrazione del governo Clinton, e ora membro dell’Istituto per le politiche sulla migrazione. ““Non accettano la semplice proposizione che questa è una popolazione in cui ci sono persone qualificate per la protezione e che attivare i sistemi che abbiamo potrebbe essere una risposta”.

Richiedere asilo politico con figli

In una serie di accordi internazionali sui diritti umani, a partire dalla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951, le nazioni hanno stabilito che chiunque può richiedere l’asilo, anche se si è arrivati in un Paese illegalmente. Questi accordi definiscono il rifugiato come colui che ha una paura ben fondata di essere perseguitato per motivi di “razza, religione, nazionalità, appartenenza a una classe sociale, o opinione politica”.

Stabilire se a un richiedente spetta l’asilo è compito dei singoli Stati, ma negli Stati Uniti, gli obblighi internazionali e i requisiti per l’asilo sono stati recepiti in larga scala nelle leggi sull’immigrazione, a partire dall’atto sui Rifugiati del 1980.

Ultimamente solo circa il 20% dei richiedenti asilo ottiene il diritto di vivere e lavorare negli Stati Uniti, dimostrando la minaccia di persecuzione nel loro Paese. Voler ottenere un buon lavoro non è abbastanza. I richiedenti hanno l’onere di mostrare le prove di persecuzioni passate o testimonianze convincenti che stabiliscono la paura “ben fondata” che potrebbero essere in pericolo se tornano a casa.

Alcuni hanno ottenuto l’asilo, per esempio, dimostrando che la loro appartenenza a una minoranza religiosa comporta persecuzioni e minacce.

In passato, le donne vittime di violenze domestiche hanno ottenuto l’asilo, dato che erano nel mirino di bande; ma la paura generale di subire violenze non è abbastanza. Neppure la condizione di povertà lo è.
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Il procedimento per l’asilo inizia con l’esamina di un motivo valido di paura, per provare che il richiedente sia in grado di superare questa prima fase.

Su circa 100mila udienze in un anno, fino a settembre 2018, l’ufficiale incaricato ha confermato l’esistenza di una minaccia credibile sono 74,677 volte, circa il 75%. Questo martedì, un superiore dell’amministrazione Trump ha promesso un abbassamento radicale di questo tasso, rendendo gli standard per l’asilo sempre più alti.

Ma quello che avviene dopo questa prima udienza è al cuore del dibattito sull’immigrazione in America.

Nel 2017, 11,292 immigrati precedentemente rilasciati su obbligo o cauzione, hanno avuto l’espulsione dal paese, perché non sono riusciti a presentarsi al loro processo. Stando ai dati del Dipartimento di Giustizia, c’è stato un aumento del 26% rispetto allo scorso anno.

Credit: Tamir Kalifa per The New York Times
Credit: Tamir Kalifa per The New York Times

Migranti riuniti fuori da un motel a El Paso, dove sono stati ospitati da un’organizzazione no profit del posto

Bianca Vasquez ha lasciato l’Honduras dopo che una banda ha ucciso suo marito e incendiato la sua casa. Ha superato l’udienza preliminare al confine nel 2013. È stata perciò liberata e portata nella zona settentrionale del Texas, dove ha trovato lavoro, mentre aspetta di potersi presentare in tribunale. Ha raccontato che, circa un anno dopo, ha involontariamente dimenticato il giorno della prima udienza; e molto probabilmente è stata espulsa per non averlo fatto.

Non ne è sicura, perché ha smesso di andare in tribunale. “Sono confusa”, ha affermato, “prego Dio affinché mi protegga. Ci sono così tanti problemi nel mio Paese, io voglio rimanere qui”.

Maria Perez, dall’Honduras, si è unita a una carovana di persone, insieme a suo figlio di 8 anni, Yunior, a novembre. Ha aspettato per due mesi a Tijuana per aver l’opportunità di richiedere l’asilo, dopo che il padre di suo figlio è stato ucciso da un uomo che continua a minacciare la sua famiglia.

Quando il suo numero, il 1506, è stato chiamato, lei e suo figlio sono stati finalmente liberati, in attesa dell’udienza, in base alle leggi sulla tutela dei minori.
Adesso vive con un amico nel nord della California, ma non ha un avvocato e non sa come procedere con il suo caso. “Sono veramente preoccupata, non so cosa fare”, ha raccontato.

Le famiglie come quella della signora Perez e suo figlio sono proprio nel mirino della furia di Trump. Il Presidente e i suoi consiglieri danno la colpa alle leggi sull’immigrazione del Paese, leggi che il Presidente chiama “le leggi dei democratici”, perché hanno incentivato i migranti a portare con sé i loro bambini per poter ottenere il diritto di entrare nel Paese.

Una di queste leggi è l’Atto di re-autorizzazione per la protezione delle vittime di traffico di essere umani del 2008. Una legge firmata dal Presidente Bush, che stabilisce un trattamento diverso per i bambini immigrati. L’altra è l’accordo legale del caso Flores, che impedisce al governo di trattenere famiglie e bambini nelle strutture detentive per più di 20 giorni.

Questa legge cerca di aggirare i limiti legali che la scorsa primavera hanno spinto l’amministrazione a separare con la forza i bambini dalle loro famiglie, trattenendo i genitori per un periodo indefinito, e mandando i bambini nei campi profughi o in affidamento. La feroce reazione politica ha costretto Trump ad abbandonare questa politica.

Una delle ultime iniziative del Presidente Trump è quella di far sì che i migranti restino in Messico per i mesi o gli anni necessari ai giudici americani per decidere sui casi. Questa politica è stata giudicata completamente in conflitto con i tribunali, quando un giudice federale in California ne ha bloccato l’applicazione.

Credit: Callaghan O'Hare per The New York Times
Credit: Callaghan O’Hare per The New York Times

Un bambino si stringe alla madre mentre aspettano in fila con altri richiedenti asilo alla stazione degli autobus di San Antonio

Per alcuni migranti, questa politica rappresenta un no definitivo alla richiesta di asilo.
Miguel Aquino, 29 anni, ha lasciato El Salvador a ottobre, dopo che gli hanno sparato a una gamba e alla mano per mano di uno dei membri della MS 13. Ha aspettato per settimane a Tijuana per la richiesta di asilo nel grande porto di San Ysidro, uno dei più grandi al confine. È stato ascoltato e rinviato in Messico per aspettare l’udienza.

A marzo, quando si è presentato per l’udienza preliminare senza un avvocato, il giudice gli ha concesso più tempo per trovarne uno, e lo ha quindi rinviato in Messico. Aquino ha raccontato di aver contattato ben 8 avvocati, tutti si sono rifiutati di rappresentarlo, perché si trova a Tijuana. Arrivato a questo punto, è stanco anche di aspettare.

La prossima volta, se mi presento senza avvocato e loro non mi danno una risposta chiara, cercherò un altro modo per entrare”, ha affermato.

La radice del problema

Il Presidente Trump parla spesso del piano di voler costruire un muro al confine con il Messico per bloccare l’immigrazione illegale. Quando però lo stallo su come reperire i fondi per il muro ha causato lo shutdown di 35 giorni, da dicembre a gennaio, la situazione si è fatta più complicata. Molti giudici sono stati licenziati, e decine di migliaia di casi di espulsione e asilo sono stati spostati, in alcuni casi, anche di anni.

C’è anche un altro problema riguardo al muro: sarebbe necessario rallentare l’esodo dei migranti proveniente dal Centro America direttamente da quei Paesi.

Le economie di questi Paesi sono ancora deboli, e le popolazioni locali affrontano duramente i problemi legati a violenza e droga. Molti di questi Paesi si trovano in condizioni gravi di povertà, che di recente hanno portato a una profonda crisi e hanno causato il collasso del commercio di caffè, mais e granturco.

M.C., giovane 23enne dal Guatemala, ha chiesto di essere identificata solo con le iniziali per motivi di sicurezza. Di recente, ha ricevuto una lettera anonima nella sua città, San Marcos, in cui si dice che se non pagherà 65mila quetzal (moneta del Guatemala), circa 8500$, verrà uccisa.

M.C., incinta di tre mesi e mezzo, si è rivolta alla polizia di San Marcos. Ha ricevuto poi un’altra lettera, in cui veniva avvertita di non rivolgersi più alla polizia. Dopo aver ricevuto una terza lettera, ha deciso di partire per gli Stati Uniti.

Non volevo venire qui all’inizio, ma poi ho pensato fosse la cosa migliore per il bambino”, ha detto M.C. mentre aspetta in un campo profughi nella cittadina di confine di Brownsville, nel sud del Texas. “Qui può crescere lontano dalla criminalità, può andare a scuola”.

I diplomatici americani affermano che il modo migliore per contrastare quest’assenza di legalità è ricorrere alle centinaia di milioni di dollari di aiuti stranieri che sono stati mandati in Guatemala, El Salvador e Honduras durante questi anni, che dovrebbero servire per rafforzare le leggi e migliorare l’economia.

Credit: Ilana Panich-Linsman per The New York Times
Credit: Ilana Panich-Linsman per The New York Times

Nel centro di accoglienza Good Neighbor a Brownsville, i migranti si riposano, esausti, dopo mangiato

La scorsa settimana, il presidente Trump ha abbandonato questi piani, ordinando ai dipartimenti di scartare circa 500 milioni di dollari dagli aiuti per questi tre Paesi. La decisione di Trump è stata criticata da entrambi i partiti, che hanno definito questa scelta come sprovveduta. Allo stesso modo, i critici affermano che le continue denigrazioni sul Messico, compreso l’insistere sulla costruzione del muro al confine, potrebbero compromettere la volontà del Messico di evitare che questi migranti procedano verso gli Stati Uniti.

Questo è il primo governo messicano che si esposto a favore di questo”, ha dichiarato Meissner, membro della commissione per l’immigrazione dell’amministrazione Clinton.

Ma incolpare gli altri Paesi e definire coloro che cercano di entrare negli USA come una minaccia per la sicurezza nazionale ha continuato a dare adito ai sostenitori di Trump, gli stessi che lo hanno aiutato nell’ascesa alla Casa Bianca nel 2016.

E’ un’invasione”, ha dichiarato Trump a febbraio, dopo che il Congresso gli ha negato i soldi per la costruzione del muro. “Siamo di fronte a un’invasione di droga e criminali che arrivano nel nostro Paese”.

In realtà, i migranti sono per lo più le vittime delle falle di questo sistema. Non sono, in nessun modo, assassini, rapinatori o membri di bande. La maggior parte non commercia droga. Sanno come fare la richiesta di asilo, così come la legge stabilisce.

Quasi tutti hanno paura di essere rimandati in Messico, di essere portati in prigione, o di essere separati dai loro figli. Soprattutto, hanno paura di dover tornare a casa.