L’Europa e la “sindrome di Stoccolma”: 20 milioni al dittatore eritreo Afewerki

Insorgono i rifugiati eritrei della diaspora: “l'UE finanzia progetti coi lavori forzati”

Photo credit: MSF

La “sindrome di Stoccolma”, sfogliando il dizionario medico, è un rapporto emotivo che si instaura tra ricattatore/sequestratore e vittima. Un rapporto non solo lesivo, ma insano.

L’Europa, ogni qual volta si interfaccia con regimi dittatoriali, tende ad assumere atteggiamenti non solo equivoci, ma patologici.

Per “risolvere” la crisi dei rifugiati siriani, il presidente turco Erdogan per ottenere determinati vantaggi (liberalizzazione dei visti, adesione all’Unione e finanziamenti) prende per le corde l’Unione.
Quest’ultima versa 6 miliardi ad Ankara per bloccare 3,2 milioni di siriani 1 in Turchia, cede al ricatto rendendosi complice di un accordo criminoso 2.

In Egitto, nonostante le gravi violazioni dei diritti umani presenti all’interno del paese, la repressione, la diaspora di minorenni verso il territorio europeo 3, viene sottoscritto un accordo simile.
La Germania versa 500 milioni, cui probabilmente si accoderanno le restanti nazioni, per la creazione di una partnership solida con Al-Sisi.

In entrambi i casi, al posto di utilizzare in modo credibile lo strumento della cooperazione internazionale, ponendo obiettivi a lungo raggio per evitare le diaspore, si usa invece la scorciatoia: versare denaro (tanto) al dittatore di turno per non capire (o non voler capire) che la situazione dei flussi migratori non può essere gestita in questo modo e che nel lungo periodo non cambierà.

Altro caso emblematico, è quello dell’Eritrea 4, con un modus operandi non dissimile da quelli precedenti.

Viene finanziato uno Stato con un sistema repressivo violentissimo, nel quale è presente un servizio di leva a tempo indeterminato (escamotage per legalizzare lo schiavismo), una censura seconda solo alla Corea del Nord e una metodologia criminale per arginare la fuga dal paese (shoot-to-ki).

Se il popolo eritreo migra in massa, se è in atto una diaspora, è per il sistema governativo di Afewerki: finanziare il suo governo è autolesionismo.

Gli eritrei sono tra le popolazioni che più di tutte tentano l’approdo nel vecchio continente. L’Europa, invece, cerca contromisure da anni per contenere i flussi migratori: perché allora finanziare un governo che è la causa della migrazione stessa?

La cooperazione tra Eritrea ed Unione Europea è partita ufficialmente lo scorso 8 febbraio, momento d’incontro tra il Commissario per la cooperazione e lo sviluppo internazionale, Neven Mimica, ed il Presidente dell’Eritrea, Isaias Afewerki.
Il tutto si basa su un “un progetto iniziale da 20 milioni di euro per ricostruire il collegamento stradale tra il confine etiopico e i porti eritrei5.

Tale intesa riceverà finanziamenti dal Fondo Fiduciario dell’UE per l’Africa e da l’Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi di progetto (UNOPS): “questa è la prima fase di un più ampio sostegno all’Eritrea, che è pianificato per aumentare gradualmente entro la fine dell’anno6.

In sostanza, i 20 milioni di euro sono soltanto una prima tranche.
Il fondo mira alla ricostruzione della rete stradale tra Etiopia ed Eritrea e “a rafforzare il dialogo politico con l’Eritrea, incoraggiando in particolare le riforme politiche ed economiche e il miglioramento dei diritti umani, nonché perseguendo la cooperazione allo sviluppo per affrontare le cause profonde della povertà e rafforzare l’accordo di pace e l’integrazione economica”[[Strade verso la pace: l’UE sostiene la riconnessione dell’Eritrea e dell’Etiopia https://eeas.europa.eu/delegations/eritrea/57895/roads-peace-eu-supports-reconnecting-eritrea-and-ethiopia_en].

Se è pur vero che il post-bellum necessita della ricostruzione, è però lecito chiedersi come sia possibile incoraggiare delle riforme politiche con al potere il Presidente Afewerki. E’ utile ricordare che nel paese:
– la libertà di stampa è inesistente (l’Eritrea è al 169° posto su 170), viene praticata la tortura e le carceri governative sono colme di dissidenti politici e di persone che hanno tentato di abbandonare il Paese;
– solo l’1% della popolazione ha accesso a internet e ogni comunicazione passa attraverso il gateway governativo;
– è instaurato un servizio di leva a tempo indeterminato, che di fatto porta i cittadini ad essere schiavi alla mercé del PFDJ.

Il Fondo Fiduciario dell’UE per l’Africa mira ad “affrontare le cause profonde della destabilizzazione, dell’allontanamento coatto e dell’immigrazione illegale, promuovendo pari opportunità economiche, di sicurezza e sviluppo7: in che modo il finanziamento ad un dittatore può promuovere pari opportunità economiche? E come può creare sicurezza?

Se il Fondo è stato creato per offrire opportunità economiche e di sviluppo, e quindi come è scritto, prevenire la cosiddetta “immigrazione illegale”, certamente la soluzione non è versare denaro ad un governo che ne è la causa.

Il giornale governativo Eritrea Profile ha rivendicato l’accordo ed i primi 20 milioni di euro ricevuti 8, ma furenti sono state le critiche da parte degli eritrei presenti in Europa: l’organizzazione Foundation Human Rights for Eritreans (FHRE) ha deciso di denunciare l’Ue.

20 milioni regalati ad un dittatore, hanno sentenziato.

Il progetto mira a creare posti di lavoro, ma la FHRE ha denunciato che “verranno utilizzate le reclute del servizio nazionale9, ossia i cittadini comuni costretti al servizio militare a tempo indeterminato. Lo stesso Mulueberhan Temelso, Presidente del FHRE, ha affermato: “l’Eritrea è una prigione a cielo aperto dove ogni persona del servizio nazionale è intrappolata in condizioni estremamente dure“.
L’UE è stata così accusata di “finanziare progetti in Eritrea utilizzando i lavori forzati10.

Sempre FHRE denuncia gli stipendi da fame dei militari, ovvero dei futuri costruttori della strada Nefasit-Dekemhare-Senafe-Zalembessa.
Infatti, lo stipendio è passato da 120$ al mese a soli 17$.
A queste denunce, perplessità e domande poste, “the EU has not responded to a request for comment” 11.

L’UE, in pratica, non ha fornito alcuna risposta.

Davvero l’Europa crede di bloccare l’immigrazione finanziando la causa della migrazione stessa?
Siamo di fronte ha una “sindrome di Stoccolma”. Pure grave.

  1. https://www.meltingpot.org/IMG/pdf/io_non_ho_sogni_-_infanzia_negata_ok.pdf
  2. https://www.meltingpot.org/La-Turchia-e-l-accordo-con-l-Unione-Europea.html
  3. https://www.meltingpot.org/Egitto-le-politiche-di-Al-Sisi-ed-i-minori-che-se-ne-vanno.html
  4. https://www.meltingpot.org/L-Eritrea-Isaias-Afewerki-il-Kim-Jong-un-africano-e-la.html
  5. Commissione Europea – Comunicato Stampa, Bruxelles 8 Febbraio 2019 http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-868_en.htm
  6. Ibidem
  7. Un Fondo fiduciario europeo d’emergenza per l’Africa https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/2_factsheet_emergency_trust_fund_africa_it.pdf
  8. Eritrea Profile, vol.25, No. 99 http://50.7.16.234/hadas-eritrea/eritrea_profile_09022019.pdf
  9. BBC https://www.bbc.com/news/world-africa-47773812
  10. https://www.bbc.com/news/world-africa-47773812
  11. ibidem

Pietro Giovanni Panico

Laureato in Scienze Politiche presso l'Università della Calabria e consulente legale specializzato in protezione internazionale.
Sono appassionato di diritto e cooperazione internazionale.
Ho collaborato con svariate testate giornalistiche online sui temi dei diritti umani e immigrazione.