Seebrücke contro Seehofer: la Germania si mobilita

Il Ministero degli Interni tedesco verso un’ulteriore attacco alla solidarietà, ma non senza contestazioni

Photo credit: Seebrücke FB page

Il Ministero dell’Interno italiano non è l’unico che fa parlare di sé, né l’unico sotto attacco per le proprie politiche sull’immigrazione. Seehofer, membro della CDU ed ex Presidente della Bavaria, zona tra le più ricche e conservatrici della Germania, è più reazionario del suo parallelo italiano e non può certo essere definito un populista. Ma l’attenzione che il suo Ministero sta dedicando alla questione dell’immigrazione e i toni in cui sceglie di affrontarla, non sono molto differenti.

In particolare, supportato dalla propria ala di Governo, Seehofer ha annunciato una nuova legge chiamata “Geordnete-Rückkehr-Gesetz“ (letteralmente legge sul rimpatrio ordinato) che punta a colpire chiunque provi a impedire le deportazioni.

Si prevede che questa legge vada a peggiorare le condizioni sia dei migranti stessi che degli attivisti solidali. Da un lato infatti coloro che sono in procinto di essere deportati potranno essere rinchiusi in prigioni comuni, senza più il bisogno di doverne utilizzare altre. Dall’altro chiunque provi in qualunque modo ad interferire sarà perseguibile: anche solo diffondere le informazioni sul luogo o l’orario in cui potrebbero avvenire queste deportazioni può comportare pene fino ai tre anni di carcere.

Un’operazione non casuale: nel Novembre del 2018 un caso ha fatto molto scalpore in tutta la Germania. Una donna incinta è stata trascinata brutalmente fuori dall’ospedale in mezzo alla notte per essere deportata, nonostante il medico avesse chiaramente dichiarato che non era in condizioni di volare. Seehofer punta chiaramente a evitare episodi simili e allo stesso tempo a guadagnarsi consenso elettorale prima delle Europee.

Ma questo mosse hanno scatenato una reazione dei movimenti e nelle associazioni tedesche. Sabato 30 aprile più di 60 differenti organizzazioni hanno marciato sotto lo slogan “Seehofer wegbassen” (spazziamo via Seehofer) nella capitale tedesca. Più di 6.000 persone hanno partecipato alla manifestazione a Berlino, mentre altre si sono ritrovate nelle città di Norimberga e Colonia.
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A guidare la manifestazione il collettivo Seebrücke, formato da diverse realtà sociali in cui spiccano le search and rescue NGO e il mondo legato al soccorso nel Mar Mediterraneo. In particolare Sea Watch e Alarmphone, che insieme a molte altre realtà utilizzano questa piattaforma per continuare a spingere l’Europa verso la creazione di canali umanitari sicuri attraverso il mare (Seebrücke letteralmente è un ponte sul mare). Questo punto è rimasto centrale durante tutta la giornata, ed è servito a allargare il discorso sulla criminalizzazione della solidarietà da chi prova ad interferire con le deportazioni a chi è stato attaccato perché svolgeva attività di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo.

Sotto attacco anche la scelta europea, avvenuta nella stessa settimana, di non rinnovare l’uso di navi nell’Operazione Sophia a largo delle coste libiche. Ora questa operazione, che ha sempre avuto il solo intento di monitorare e rafforzare i confini europei e non di salvare vite in mare, potrà contare solo su un sistema di sorveglianza aerea.

La giornata lanciata da Seebrückeè stata importante perché ha reso visibile una forte opposizione a questo ulteriore passo in avanti nella criminalizzazione delle migrazioni e della solidarietà. Ma non ha avuto la forza per poter davvero inceppare questo meccanismo, che ha ormai chiaramente una scala europea. I vari Ministri dell’Interno, populisti o meno, continuano a trattare il tema dell’immigrazione come un problema di sicurezza e salvaguardia della Nazione, e non come una sfida per le politiche sociali. E anche se Nord e Sud Europa continuano ad avere agende e interessi molto diversi, per il momento condividono, non solo politiche denigratorie verso i migranti, ma anche un attacco frontale ai diritti di attivisti, solidali e volontari.

La riuscita di questo progetto orwelliano dipenderà anche dalla risposta che la società civile sarà in grado di mettere in gioco per contrastarlo e per il momento Seebrückeha dimostrato che non ha intenzione di lasciare il campo vuoto.

Tommaso Gandini

Racconto migranti e migrazioni dal 2016, principalmente tramite reportage multimediali. Fra i tanti, ho attraversato e narrato lo sgombero del campo di Idomeni, il confine del Brennero, gli hotspot e i campi di lavoro nel Sud Italia. Nel 2017 ero imbarcato sulla nave Iuventa proprio mentre veniva sequestrata dalla polizia italiana. Da allora mi sono occupato principalmente del caso legale e di criminalizzazione della solidarietà.