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Testimonianze

Abdelfeteh, rifugiato in Italia: “Mi sento come se fossi in una grande prigione”

Emma Wallis, InfoMigrants - 17 maggio 2019

traduzione di Othmane Bouidri

Abdelfeteh si sente intrappolato in un’Italia sempre più violenta nei confronti dei migranti. Il giovane eritreo ha ottenuto lo status di asilo politico nel paese ma è ancora difficile, per lui, ottenere un permesso di soggiorno in un altro paese europeo.
Abdelfeteh è arrivato in Sicilia 7 anni fa. Il giovane eritreo si trovava a bordo di uno dei primi barconi provenienti dalla Libia dopo lo scoppio del conflitto armato nel 2011.
Sono un mediatore culturale e lavoro con i migranti” – afferma sorridendo e sottolineando, ironicamente, il fatto di essere anche un egli stesso considerato un migrante per la maggior parte delle persone.

Abdelfeteh vive attualmente a Catania, sulla costa orientale della Sicilia, ma è salito sulle imbarcazioni di soccorso in quasi tutti porti italiani. Prontamente sottolinea il fatto di non aver mai avuto l’intenzione di venire in Italia o in Europa. Aveva un lavoro ed era piuttosto felice in Libia prima che la guerra devastasse il paese: – “Non avevo una meta precisa, avevo solo il bisogno di scappare!”.

Servizio militare a tempo indeterminato

Come molti eritrei, alla fine del liceo, Abdelfeteh non ha avuto altra scelta che arruolarsi nell’esercito. “Un servizio militare a tempo indeterminato” – spiega Abdelfeteh. – “É per questo motivo che ho lasciato l’Eritrea. Laggiù non rispettano gli esseri umani. Avevo voglia di libertà, volevo scoprire il mondo”. Le prospettive per i giovani eritrei sono quasi inesistenti. Nel paese ci sono solo un canale televisivo e un giornale e l’unica università è stata chiusa anni fa quando l’Eritrea è diventata indipendente. Per questo motivo Abdelfeteh si è trasferito nel Sudan e poi in Libia.
Catania è il più grande porto della Sicilia che può contare su grandi volumi di scambi commerciali (Foto: Emma Wallis)

Abdelfeteh è stanco. Stanco delle discussioni, della politica, di sorridere costantemente quando gli fanno un complimento per la sua «integrazione riuscita.» – “A cosa mi serve essere ben integrato?” – chiede amaramente – “Essere ben integrato non è mai stato per me il senso della vita”. È frustrato quando vede la strumentalizzazione dell’immigrazione per fini politici sia in Italia che in Europa. “Alla fine, il governo è riuscito a far credere che l’immigrazione sia l’unico problema dell’Italia. È chiaro che se fai credere questo, la gente voterà per qualcuno che ponga fine ad ogni tipo di immigrazione. Tutti subiamo le conseguenze di queste decisioni politiche” – sospira il giovane eritreo, essendo del parere che nessuno si prende carico del destino di centinaia di migliaia di migranti.

In qualità di mediatore culturale ha avuto l’occasione di incontrare alcuni dei 177 migranti arrivati in Sicilia ad agosto, l’estate scorsa, a bordo di un’imbarcazione proveniente dalla Libia. Tra questi, 97 erano eritrei. I migranti erano stati intercettati da una nave della guardia costiera italiana prima di restare bloccati per giorni nel porto di Catania mentre, nel frattempo, il governo italiano discuteva, con gli altri paesi europei, su chi avesse la responsabilità dei sopravvissuti. Alla fine, sono stati presi a carico dalla chiesa cattolica, dall’Albania e dall’Irlanda.
Migranti a bordo della Diciotti il 23 Agosto 2018 (Foto: Giovanni Isolino, AFP)

Sulla nave dei migranti – “tutti si chiedevano cosa sarebbe successo una volta sbarcati e se qualcuno li avesse rispediti in Libia” – afferma Abdelfeteh. Eppure – “c’è una costituzione, qui, che dice che non potete lasciare le persone, così, su di una nave in un porto”.

Il giovane eritreo si chiede se l’Italia stia perdendo di vista i diritti umani affermati nella sua legge fondamentale. – “Ho parlato con le persone sulla nave. Ognuno aveva il proprio vissuto. Non posso nemmeno raccontare le loro storie perché alcune erano atroci! Taluni uomini hanno vissuto al buio per anni. Uno di loro non riusciva addirittura nemmeno più a vedere la luce e non la sopportava poiché, essendo stato rinchiuso, non vedeva la luce del sole da troppo tempo ormai!”.

“Quasi tutti sono stati venduti!”

Secondo Abdelfeteh, anche le donne sulla barca erano state imprigionate, vendute, rapite e violentate più volte. – “Sai tutti ti dicono di essere stati venduti, è diventata la normalità!” – Spiega che è come chiedere a qualcuno se vuole il ketchup o la maionese con le patatine: le persone battono neanche più ciglio quando raccontano le loro storie.

Il Ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini (Foto: ANSA)

I politici giocano con la nostra ignoranza e con le nostre aspettative” – dice – “propongono ciò di cui la gente ha paura e che vuole. È un periodo molto confuso e mi chiedo se sono davvero nel posto giusto dopo tutti questi anni”.

Intrappolato!

Abdelfeteh si sente intrappolato – “Grazie al regolamento di Dublino!” – dice ruotando gli occhi. Certo, ha un permesso di soggiorno in Italia e può lavorare. A prima vista, le cose vanno piuttosto bene per lui. Ma a differenza della maggioranza dei giovani europei, il giovane eritreo non può andare a lavorare in un altro paese europeo. Dovrebbe trovare una promessa di assunzione in un altro paese prima di poter presentare una domanda all’ambasciata italiana affinché il suo status di residente diventi valido in un altro paese. Abdelfeteh teme che l’intera procedura richieda almeno due anni. – “Ma quale datore di lavoro è disposto ad aspettare due anni prima di assumerti? Dovete rimanere dove avete depositato la vostra richiesta di asilo. È una grande prigione da cui non potrei mai fuggire”.

In Africa – conclude – i suoi diritti non venivano rispettati laddove lui abitava ma aveva la possibilità di andarsene quando le cose non gli andavano bene. Ora, almeno in teoria, i suoi diritti sono rispettati, ma, in pratica, non può più muoversi. Inoltre, l’atmosfera si fa sempre più pesante a suo avviso. “Poche settimane fa stavo parlando con un amico e, improvvisamente, passa una macchina e vengo colpito alla testa da una bottiglia. Nessuno ha reagito. Cose del genere non sono mai successe prima”.

Abdelfeteh non è l’unico a sentirsi intrappolato. Parte del suo lavoro consiste nell’aiutare i migranti espulsi dai centri di accoglienza. Hanno lo status di rifugiati ma non sanno dove dormire. Una volta ottenuto il diritto di asilo, perdono il loro posto nel primo centro di accoglienza. In inverno, per trovare un posto caldo per trascorrere la notte, molti emigrano verso il nord Europa, come ad esempio verso la Germania, per presentare una domanda di asilo. Sanno che la loro richiesta sarà respinta ma, durante quei quattro/cinque mesi che la procedura può richiedere, avranno vitto e alloggio. “È una delle cose più tristi che abbia mai visto in vita mia!” – commenta Abdelfeteh.
La stazione di Catania. Per molti migranti, la Sicilia è la prima tappa del cammino vero il nord Europa (Foto: Emma Wallis)

Egli stesso si chiede ormai se il suo cammino lo riporterà in Eritrea. Per il momento – “è ancora troppo pericoloso!“- afferma Abdelfeteh. Spera che le cose migliorino da quando il paese ha firmato un nuovo accordo di pace con l’Etiopia alla fine del 2018. “Questa mattina sono stato fermato due volte dalla polizia italiana mentre stavo andando alla stazione per andare al lavoro. Poco dopo, in una casa della comunità eritrea, la polizia ha condotto un raid e ci ha filmati senza alcun permesso e senza spiegare cosa fossero venuti a fare“. – Secondo Abdelfeteh, questo non succedeva prima della salita al potere di Matteo Salvini. “Quando la gente mi chiede cosa fare, io rispondo: «andate via» perché temo che le cose possano finire male!“.