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Nuovo filmato sui respingimenti al confine croato-bosniaco

Border Violence Monitoring - 15 maggio 2019

Oggi (15 maggio 2019 n.d.T.), le immagini di un nuovo filmato pubblicato dai giornalisti dell’organo di stampa Svizzero SRF mostrano le autorità croate impegnate in una procedura di espulsione di massa.

Il video aumenta ulteriormente l’onere della prova contro le autorità croate che continuano a negare il loro coinvolgimento in questo tipo di azioni illegali.

Queste immagini si aggiungono al precedente filmato pubblicato a dicembre dalla BVM che mostrava 54 espulsioni di massa, i cosiddetti push-backs, al confine croato-bosniaco.

In questo nuovo filmato si vedono 30 persone carichi di zaini e coperte, scortate da diversi agenti di polizia croati, passare la linea di confine tra la Croazia e la Bosnia, vicino a Gradina (BiH). Per due giorni, i giornalisti hanno filmato quattro respingimenti in questa zona testimoniando, così, il rimpatrio di circa 70 persone.

Hanno visto non solo uomini, ma anche donne e bambini costretti a subire questo comportamento illegittimo, lontano da qualsiasi passaggio ufficiale di confine.

Nelle interviste rilasciate dopo i respingimenti, le persone protagoniste di tutto ciò raccontano di come gli agenti croati abbiano ignorato le loro richieste di asilo, distruggendo i loro telefoni, rubando il loro denaro, minacciandoli e forzandoli verso il confine a manganellate.

I respingimenti ripresi nel filmato della SRF non seguono le normali procedure di rimpatrio e non possono essere giustificate in nome dell’accordo di riammissione del 2007 fra l’EU e la Bosnia-Erzegovina. L’unico modo legale per rimpatriare le persone è attraverso una procedura di riammissione presso una frontiera ufficiale, e solo dopo aver presentato domanda di riammissione alle autorità bosniache.

Non rispettando tali procedure, le autorità croate hanno violato il diritto internazionale, e più palesemente il divieto di espulsioni di massa stabilito all’Articolo 4 del Protocollo Addizionale alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Analogamente, il diritto di asilo, come concordato nella Convenzione di Ginevra sui Rifugiati e nell’Articolo 18 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, non è stato osservato.

Le inchieste in oggetto sono coerenti con la documentazione precedente pubblicata da Border Violence Monitoring e da diverse altre ONG che hanno monitorato la situazione lungo la frontiera esterna dell’UE con la Bosnia-Erzegovina dalla primavera 2018. Circa 500 segnalazioni sul database di BVM testimoniano la pratica illegale delle espulsioni di massa spesso accompagnate dalla violenza. Non rilegate solo alla Croazia, le inchieste sulle violenze di frontiera e sulle espulsioni di massa perpetrate dalle autorità dell’UE si estendono anche ai Balcani Occidentali.

No Name Kitchen, Border Violence Monitoring, [Re:]ports Sarajevo ed Escuela con Alma hanno pubblicato di recente un rapporto comune che riassume gli sviluppi attuali sui respingimenti e le violenze di frontiera nella regione.

In risposta al serviziodi SRD, il Ministero dell’Interno croato (sigla inglese MOI) ha tentato di giustificarsi rivendicando il fatto che i video non mostrano le espulsioni bensì i rifiuti d’entrata i quali sono legali ai sensi dell’Articolo 13 del «Codice frontiere Schengen». Detto questo, l’interpretazione legale del MOI è debole. Visto che la Croazia non è uno Stato Membro dell’area Schengen ed ancora, siccome il «Codice frontiere Schengen» non è al di sopra ai diritti umani (così come stipulato dalla Convenzione Europea su diritti dell’Uomo), queste giustificazioni non hanno molto peso.

Mentre le prove contenute in questo video possono essere convincenti, le accuse non sono nuove. Le espulsioni di massa e le violenze alle frontiere sono ampiamente documentate al confine fra Croazia e Bosnia-Erzagovina. Nondimeno, lo stato croato continua a negare tali accuse forte della copertura politica dei politici al potere nei paesi UE come la Germania – il Ministro dell’Interno della Baviera Joachim Herrmann di recente ha elogiato le autorità croate per “aver fatto un buon lavoro di protezione della frontiera esterna dell’UE.” Fino a che queste accuse non saranno affrontate correttamente, le procedure e le violenze illegali continueranno lungo i confini della Croazia.

Border Violence Monitoring Network (BVMN)

Border Violence Monitoring Network (BVMN) è una rete indipendente di ONG e associazioni con sede nella regione dei Balcani e in Grecia. BVMN monitora le violazioni dei diritti umani ai confini esterni dell'UE e si impegna per mettere fine ai respingimenti e alle pratiche illegali. Il network utilizza un database condiviso per raccogliere le testimonianze delle violenze subite da chi transita sulla rotta dei Balcani.
In questa pagina trovate le traduzioni integrali dei rapporti mensili curati da BVMN.