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Rapporto sulla criminalizzazione della solidarietà: nel 2018 sono 104 le persone colpite per aver aiutato i migranti

Un nuovo studio dimostra un aumento repentino dei cittadini che vengono criminalizzati per loro attività di aiuto e sostegno a migranti e rifugiati in tutta Europa, anche quando offrono rifugio e cibo.
Il rapporto “Crackdown on NGOs and volunteers helping refugees and other migrants” fornisce un elenco esaustivo dei casi di criminalizzazione della solidarietà dal 2015 e il 2019: in 4 anni almeno 158 persone sono state indagate o formalmente perseguite per aver offerto assistenza umanitaria a migranti e rifugiati in 11 paesi europei.

La stragrande maggioranza dei casi si è verificata in Francia, Italia e Grecia. Nonostante un calo degli arrivi di migranti nei paesi membri dell’UE, il numero di casi è aumentato drasticamente nel 2018, con 104 individui colpiti, il doppio rispetto al 2017.
La criminalizzazione della solidarietà non riguarda solo i difensori dei diritti umani, gli equipaggi delle navi umanitarie che salvano persone in mare, ma anche cittadini comuni, come dottori, giornalisti, sindaci e leader religiosi.

Seán Binder, che ha trascorso 106 giorni in detenzione preventiva per il suo lavoro umanitario come coordinatore di operazioni di salvataggio in Grecia nel 2018 1 ha detto: “Le attività umanitarie e la richiesta di asilo sono sancite nella carta dei diritti fondamentali dell’UE e nelle convenzioni di diritto internazionale. Gli operatori umanitari sono impegnati in attività legittime e legali. Inoltre l’impegno umanitario consiste in operazioni altamente qualificate che completano il lavoro delle autorità senza ostacolarle. Ad esempio, nel mio caso, siamo stati gli unici attori a fornire immediatamente servizi medici e interpreti quando le autorità non le avevano“.

Al di là delle azioni legali evidenziate nel rapporto, Caritas Europa è anche profondamente preoccupata da tutti quei metodi utilizzati per scoraggiare azioni di solidarietà. Questi includono atti di violenza e molestie da parte delle forze di
polizia verso i volontari allo scopo, ad esempio, di ostacolare la distribuzione di cibo e beni di prima necessità ai migranti
“, afferma Maria Nyman, segretaria generale di Caritas Europa.

La relazione invita le istituzioni dell’UE ad affrontare la crescente criminalizzazione della solidarietà e a sostenere, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali, i diritti umani in Europa nonché a tutelare i difensori dei diritti umani e riformare l’attuale normativa europea in materia di immigrazione, che attualmente criminalizza chi aiuta le persone in situazione di bisogno. 2

Michele LeVoy, il direttore della piattaforma per la Cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti (PICUM), ha sottolineato: “Tutti questi casi possono essere collegati a una legge dell’UE – la Direttiva volta a definire il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali del 2002 (direttiva 2002/90/CE 3) – che non riesce a distinguere tra il traffico di esseri umani e l’assistenza umanitaria. La società civile europea, le organizzazioni e gli attori umanitari sono preoccupati per la mancanza di azione dell’UE. I nuovi membri del Parlamento europeo devono esaminare le posizioni dei prossimi Commissari europei in merito alle politiche di criminalizzazione della solidarietà“.

La criminalizzazione della solidarietà viene spesso legiferata in termini di favoreggiamento dell’ingresso o del transito di migranti negli Stati membri, mentre alcuni casi sono legati alla favoreggiamento del soggiorno o residenza e altri motivi.
La raccolta di dati conferma che dall’emergere della “crisi dei rifugiati”, c’è stata un’escalation di procedimenti giudiziari e indagini negli Stati membri contro individui per motivi legati alla Direttiva 2002 dell’UE. Le ambiguità sulla distinzione tra traffico e assistenza umanitaria consentono ai paesi dell’UE di criminalizzare coloro che offrono aiuto umanitario. Una revisione della normativa è quindi necessaria affinché siano protetti dalla criminalizzazione tutti i cittadini dell’UE, i difensori dei diritti umani e gli attori umanitari.

Leggi il rapporto completo (eng)

Gli autori dello studio sono:
Lina Vosyliūtė (Centre for European Policy Studies), Carmine Conte (Migration Policy Group) a nome della Research Social Platform on Migration and
Asylum (ReSOMA), una piattaforma per mobilitare ricercatori europei, esperti e parti interessate in politiche sull’immigrazione, l’asilo e l’integrazione.
I partner di ReSOMA sono il Centre for European Policy Studies (CEPS), Migration Policy Group (MPG) The Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM), The Social Platform.
Tutte le informazioni al sito web: http://www.resoma.eu/

  1. La storia di Seán Binder: «Arrestato perché salvavo esseri umani sull’isola di Lesbo» – https://www.dirittiglobali.it/2019/02/la-storia-di-sean-binder-arrestato-perche-salvavo-esseri-umani-sullisola-di-lesbo/
  2. Uno studio del Parlamento europeo: “Fit for Purpose? The Facilitation Directive and the Criminalisation of Humanitarian Assistance to Irregular Migrants”: http://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document.html?reference=IPOL_STU%282016%29536490
  3. Nel 2002 l’UE ha adottato norme di contrasto al traffico di migranti: direttiva 2002/90/CE del Consiglio volta a definire il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (GU L 328 del 5.12.2002) e decisione quadro 2002/946/JHA del Consiglio relativa al rafforzamento del quadro penale per la repressione del favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (GU L 328 del 5.12.2002)