//

Chiude il CARA di Mineo

La nota stampa di Medici per i Diritti Umani

Mineo, 2 Luglio 2019 – Oggi chiuderà il CARA di Mineo. Nell’annunciare il provvedimento qualche settimana fa, Matteo Salvini aveva salutato la “buona notizia per chi, per anni, ha vissuto in zona subendo criminalità e disagi”. Il ministro ha poi aggiunto: “Un pensiero particolare ai familiari e agli amici di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, brutalmente uccisi nel 2015 da un delinquente immigrato che viveva nel Cara.”. Chiude, dunque, un bubbone infetto? Un pericoloso ricettacolo di criminali immigrati impiantato nel cuore della Sicilia orientale a spese dei cittadini italiani? Sembra essere questo il messaggio del ministro dell’Interno, fedele anche in questa occasione al semplice ed efficacissimo mantra su cui si basa l’asse portante della sua politica: immigrazione = insicurezza.

Anche Medici per i Diritti Umani chiede dal 2015 la chiusura di quello che è stato il centro di accoglienza per richiedenti asilo più grande d’Europa. Eppure le motivazioni sostenute dal Ministro dell’Interno da una parte e dall’organizzazione umanitaria dall’altra, non potrebbero essere più differenti. E’ bene, innanzi tutto, ricordare che il CARA di Mineo fu voluto nel 2011 dall’allora presidente del Consiglio Berlusconi (ministro dell’Interno il leghista Roberto Maroni) come fiore all’occhiello del sistema di accoglienza italiano. Realizzato all’interno di quello che fu un villaggio residenziale dei militari americani stanziati a Sigonella, Mineo è diventato il prototipo dei mega-centri per richiedenti asilo, con un affollamento che ha raggiunto nel luglio 2014 il numero record di 4.120 migranti ospitati a fronte di una capienza programmata di massimo 2.000 persone.

Già nel 2015 Medici per i Diritti Umani (che opera all’interno del CARA da cinque anni portando assistenza medico-psicologica ai migranti che sono stati vittime di tortura e di abusi nel paese di origine e/o lungo la rotta migratoria) segnalava in un rapporto una serie di gravissime criticità all’interno del centro. Sovraffollamento. Isolamento della struttura rispetto al territorio. Tempi medi di permanenza interminabili in attesa del riconoscimento della protezione internazionale. Mancata iscrizione dei richiedenti asilo al Servizio sanitario nazionale. Disfunzioni nella fornitura ed accesso ai servizi di supporto psicologico e legale. Fenomeni di degrado sociale difficilmente gestibili come riconosciuto dalle stesse forze di polizia. Secondo il rapporto, le criticità erano di tale entità e natura da rendere il modello del CARA di Mineo ingestibile e fallimentare, indipendentemente da chi ne fosse stato l’ente gestore.

E’ l’idea stessa di poter garantire un’accoglienza dignitosa attraverso una macro-struttura che ospita migliaia di persone, incluse persone estremamente vulnerabili, ad essere errata.” concludeva il rapporto. E le condizioni oggettive che il rapporto denunciava nel 2015 non sono sostanzialmente cambiate negli anni successivi. A tutto ciò bisogna aggiungere una gestione opaca dei bandi di assegnazione della gestione del centro, delle assunzioni (400 i lavoratori impiegati nel periodo di massima attività) e dell’amministrazione stessa della struttura, più volte oggetto di indagini della magistratura.

Un’analisi seria dei fatti va dunque ben oltre la strumentale semplificazione del Ministro Salvini e ci consegna una storia ben differente. Un mega-centro completamente avulso dal territorio voluto da un governo di centro destra con ministro dell’interno leghista, sui quali pesa la piena responsabilità politica della creazione di questo moderno ghetto.

Un modello negativo che in luogo di favorire l’integrazione ha alimentato l’emarginazione, l’illegalità e la mala gestione del denaro pubblico a danno sia dei cittadini che vivono nel territorio che dei migranti e, tra essi, in primis, delle persone che sono sopravvissute a violenze ed atrocità degne degli olocausti del secolo scorso.

Ma allora, si dirà, la chiusura del CARA è comunque una buona notizia! Lo è a condizione che i migranti non vengano ricollocati in strutture dove l’accoglienza è ancora più precaria. Lo è a condizione che vengano tutelati i percorsi di cura e di supporto dei più fragili come ad esempio le vittime di tortura.

Lo è se vengono assicurate prospettive di impiego ai tanti operatori che nella struttura hanno lavorato in questi anni con tutte le difficoltà e i disagi che sono stati descritti. Lo è, in sintesi, se si ha in mente un’idea alternativa di accoglienza e integrazione che vada a beneficio sia dei richiedenti asilo sia dei territori che li ospiteranno. Le misure di questo governo (vedi decreto sicurezza e decreto sicurezza-bis) sembrano purtroppo andare in direzione esattamente contraria. Si ha l’impressione, a volte, che dietro il mantra immigrazione & insicurezza vi sia una strategia politica ben precisa: produrre emarginazione, aumentare l’insicurezza per poi inasprire ancora di più le norme tese ad emarginare, in un circolo che tende così ad autoalimentarsi. E allora viene da chiedersi: a chi giova tutto ciò?

Nel giorno in cui si chiude quello che è stato uno dei peggiori modelli di accoglienza in Italia, il nostro pensiero va ai coniugi Solano come anche a Miracle Francis, 26 anni dalla Nigeria e Mulue Ghirmay, 21 anni dalla Somalia, morti entrambi, una ammazzata e l’altro suicida, in questo luogo di segregazione.

Medici per i Diritti Umani

Un'organizzazione umanitaria indipendente e senza fini di lucro che nasce per iniziativa di un gruppo di medici, ostetriche e altri volontari impegnati in una missione nelle Ande ecuadoriane.
Si costituisce nel 2004 con l’obiettivo di curare e testimoniare, portare aiuto sanitario alle popolazioni più vulnerabili, e - a partire dalla pratica medica - denunciare le violazioni dei diritti umani e in particolare l’esclusione dall’accesso alle cure.