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Parigi – Più di 600 gilets noirs occupano il Panthéon

Dopo alcune ore interviene violentemente la polizia

Photo credit: Collectif La Chapelle Debout

Morti, alzatevi!

Oggi, noi, immigrati e immigrate, sans-papiers, abitanti delle case popolari e della strada, occupiamo il Pantheon.
Per la Repubblica francese noi siamo dei sans-papiers, dei senza-voce, dei senza-volto. Veniamo sulla tomba dei grandi del passato per denunciare le vostre profanazioni: della memoria dei nostri compagni, dei nostri padri, delle nostre madri, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, nel Mediterraneo, nelle strade di Parigi, nelle case e nelle prigioni. In modo diverso dal passato, la Francia continua a perpetrare la schiavitù. I nostri padri si sono sacrificati per la Francia. I morti sono morti. La responsabilità è dei vivi, di coloro che oggi detengono il potere. E lasciamo che i morti riposino in pace.

L’altro ieri, abbiamo attaccato le frontiere occupando il terminal di Air France all’aeroporto Charles de Gaulle. È là che la polizia ci ficca negli aerei per Algeri, Dakar, Kartum, Bamako o Kabul. È da là che Djibi è stato deportato.
Ieri abbiamo invaso, alla Défense, la Torre del gruppo Elior e la Direction Générale du Travail (direzione generale del lavoro). Siamo andati a dire ai datori di lavoro che ci umiliano e ci spaccano la schiena: “La paura ha cambiato campo!

Oggi, continuiamo a rispondere ai colpi dello Stato e del suo razzismo, in Francia e in Europa.
Veniamo a difendere la nostra dignità! Non supplicheremo più nessuno e ci prenderemo i nostri diritti con la forza della lotta.

Siamo venuti a dirvi che, in Francia, il prezzo che gli stranieri pagano è fatto di umiliazione, sfruttamento, deportazione. Quella Francia che fa la guerra in Africa, si appropria delle nostre risorse e decide insieme e al posto dei nostri lider corrotti è la stessa che ci fa la guerra qui.

OCCUPIAMO,

perché ci sono 200 000 alloggi vuoti a Parigi e noi dormiamo sotto i cavalcavia della tangenziale, perché ieri il comune ha chiuso le strade dell’accampamento Avenue Wilson, a Saint Denis. Perché nella casa di Thiais come in tutte le altre, la polizia viene al mattino a prendere gli abitanti nelle loro stanze.
Per esigere la liberazione dei nostri compagni Gilets noirs prigionieri rinchiusi in centro di detenzione, e di quella di tutti gli altri.
Per l’abolizione di queste prigioni per stranieri!
Non lottiamo solamente per i documenti ma contro il sistema che crea i sans-papiers.
Non pagheremo più uno sbirro o un funzionario per ottenere degli incontri.
Non vogliamo più dover negoziare col ministro degli interni e le sue prefetture.
VOGLIAMO PARLARE AL PRIMO MINISTRO EDOUARD PHILIPPE, ORA!
Resteremo qui fino a che l’ultimo di noi avrà i documenti e affinché coloro, donne e uomini, che verranno dopo di noi, abbiano la libertà di restare!
A tutte e tutti coloro che si ribellano, in Sudan o in Algeria,
Ai nostri compagni, a tutte e tutti coloro che lottano contro gli sfruttatori,
A tutte e tutti coloro che pensano che nessun essere umano sia illegale,
A tutte e tutti coloro che ne hanno abbastanza di fare da argine all’estrema destra ogni cinque anni, e che sono persuasi/e che la lotta contro il razzismo che viene, è la battaglia al razzismo esistente.
Documenti e alloggi per tutte e tutti!
Libertà di circolazione e di sistemazione!
Viva la lotta dei Gilets noirs!

GILETS NOIRS in lotta

Sara Corsaro

Sono laureata in Mediazione linguistica e culturale a Siena e poi in Diritti umani all'Università degli Studi di Padova con una tesi su confini e cittadinanza. Sono una volontaria della scuola di italiano autogestita e gratuita "LiberaLaParola" che svolge le sue attività a Padova. "LiberaLaParola" è un progetto dell'Associazione Open Your Borders.
Per Melting Pot traduco dal francese e scrivo.