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Il rapporto tra politica, mezzi di comunicazione e copertura mediale dell’immigrazione: tra elementi costanti e nuove sfide

di Antonella Cremato*

Fotografia tratta da TagliMagazine

«La vera ragione per cui gli ordinari resoconti dei giornali
su episodi di vita comune appaiono così sensazionali
è che conosciamo così poco la vita umana che non riusciamo
ad interpretare gli eventi della vita quando li leggiamo.
Basti dire che, se qualcosa ci colpisce,
ciò avviene perché non riusciamo a comprenderlo»
-Robert Ezra Park, La città, 1925

Di fronte ai recenti e preoccupanti sviluppi politici (in particolare, l’inquietudine innescata dall’approvazione del cd. “Decreto Sicurezza Bis”), molte persone continuano ad interrogarsi sui media, gli strumenti che si sono rivelati più potenti vettori di propaganda (nonché di allarmi, di non ben identificate “minacce alle frontiere”). Si tratta di una propaganda scorretta, fatta di piccole e mirate strategie volte alla manipolazione di contenuti e percezioni. Senza dover scendere nel dettaglio di ciò che è accaduto negli ultimi 18 o 20 mesi, trattandosi solo di un bombardamento spasmodico di informazioni contraddittorie, il presente articolo vuole riordinare e mettere in evidenza le costanti ed i nuovi elementi che ci sono nel rapporto tra politica ed informazione; nel fare ciò, chi scrive crede che l’immigrazione e la relativa copertura mediale (sui mainstream e sui social media) sia argomento centrale ed emblematico utile ad analizzare, con esempi concreti, la tematica ivi proposta.

Si evidenzierà il rapporto che c’è tra mezzi di comunicazione ed agenda politica all’interno di un agone in cui diverse visioni del mondo e narrazioni competono, riportando sia le costanti sia i cambiamenti avvenuti con i new media nella diffusione di informazioni. Sarà presentato l’esempio di un tema divenuto centrale all’interno dell’agenda e della competizione politica in un Paese in cui i risultati delle ultime elezioni europee sono in controtendenza rispetto al resto dell’Unione: l’immigrazione in Italia.

Semplificazioni dicotomiche, riduzione a poche e semplici immagini di tematiche ed argomenti molto più variegati, fake news: il pericolo è la mancata garanzia di pluralismo, un eccessivo parallelismo politico dei mezzi di informazione, cui si interfaccia la necessità di un lavoro da watchdog da parte di organizzazioni, giornalisti e pubblico.

1. Politica e comunicazione: l’agenda setting

Nel 1972, McCombs e Shaw, con le loro ricerche, riescono a definire il potere di agenda setting dei mass media; i due ricercatori notarono una corrispondenza tra l’ordine di importanza delle issue coperte dai media e le issue che un campione di intervistati ritenevano importanti. Dunque, i media contribuiscono ad influenzare le percezioni sui temi sociali e politici del pubblico-cittadino, ad «ordinare, strutturare e definire la realtà» (Mazzoleni 2004), insieme, chiaramente, al discorso politico.

I mass media, in generale, svolgono una funzione importante nelle dinamiche dei sistemi politici, come fattori sia di cambiamento sia di conservazione degli equilibri preesistenti. E oggi, la politica appare sempre più mediatizzata, con un progressivo adattamento dello stile comunicativo alle esigenze del piccolo schermo, al punto da utilizzare il registro dello spettacolo, del dramma (Mazzoleni 2004).

Le rappresentazioni mediali divengono importanti per la costruzione delle cornici (frame) in cui si muovono l’individuo e la collettività. Ciò influisce sulla riproduzione del “senso comune”, del dato per scontato, inteso come «serbatoio disponibile di conoscenze condivise e pre-determinate, utili per l’agire pratico della vita quotidiana ma sostanzialmente inefficaci, se non addirittura perniciose, per incamminarsi su strade più ragionevolmente critiche» (Lalli 2000).

All’interno del rapporto che c’è tra media e politica, non bisogna dimenticare un certo uso strumentale dei media da parte di élites politiche, seguendo particolari strategie utili ad affermare la loro narrazione. Come evidenziato da Nevola, «gli elementi di manipolazione, di violenza e di strumentalità sono diffusamente e fisiologicamente presenti nei sistemi di relazione sociale, nella comunicazione pubblica. Nello specifico, tali elementi risultano intrinseci ai processi di formazione e di mantenimento di un’identità collettiva» (Nevola 2007, 135).

Per comprendere al meglio tali dinamiche all’interno del sistema politico attuale, si può prendere in considerazione la narrazione intorno all’argomento dell’immigrazione in Italia.

1.1 Un punto dell’agenda: il tema dell’immigrazione

Si può dire che, da quando la destra conservatrice in molti Paesi europei deve confrontarsi e competere sul mercato elettorale sia col cd. “populismo”, sia con partiti estremisti, anche la connotazione che si dà ai termini “frontiera”, “confini” si sono modificati. Essi ricorrono in maniera assai frequente, in relazione ad altri termini quali “protezione”, “identità”. La rappresentazione dei flussi migratori attuali da parte dei media come un’improvvisa e totalmente imprevedibile emergenza ha contribuito alla diffusione di attitudini negative e poco costruttive (Caponio e Cappiali 2018), poco critiche, decontestualizzate, tali da rendere l’insicurezza percepita molto maggiore rispetto ai pericoli reali (Ambrosini 2016).

All’interno dei mezzi di comunicazione prevale un racconto del fenomeno migratorio caratterizzato da:
coverage episodico;
focus sulle bad news (illegalità e problemi di ordine pubblico);
• discorsi che si rivolgono alla sfera emozionale e a quella della competizione politica, con un certo grado di spettacolarizzazione;
• mancanza di contesto (politico, economico, internazionale).

Secondo molti autori, la comunicazione sul tema resta fortemente legata alla drammatizzazione e alla dichiarazione istituzionale senza produrre quella profondità tematica che sarebbe utile quando ci si confronta con questa issue (Chichi e Belluati, 2014).

In Italia, vi è un racconto della gestione delle migrazioni basato su una certa cornice di “conflittualità” tra Stato-nazione ed Unione Europea e tra nazioni confinanti, semplificando la narrazione ad un reciproco «fingerpointing and scapegoating» (Crawley 2016).

Sul fronte domestico, c’è stata (e continua ad esserci) una continua creazione di allarmi sociali su aspetti del fenomeno migratorio ingigantiti e distorti, divenuti “problemi principali del Paese” nella narrazione comune; gli attori politici, poi, si sono posti come soluzione a tali “rischi ed allarmi” sociali da essi stessi evocati (Lalli 2000).

L’ampio utilizzo di tali storytelling e l’amplificazione che ha una notizia o una dichiarazione politica all’interno della tecnologia odierna rendono il racconto dell’alterità sempre più spettacolare e allarmista, caricando di simbolismo testi, video ed immagini (Chouliaraki 2014). Se volessimo interrogarci più approfonditamente sul perché il decreto-legge del 14 giugno 2019 (ndr. “Decreto Sicurezza Bis”), che a molti giuristi appare incostituzionale 1, sia oggi in vigore, potremmo tranquillamente rispondere che è semplicemente il frutto dei toni che ha preso la politica e della diffusione incontrollata (senza alcuna protezione contro notizie ed informazioni false, ad esempio) di immagini misleading sull’immigrazione e sull’emigrazione nel Belpaese.

Inoltre, come rilevato da analisi precedentemente svolte 2, non è da sottovalutare una riduzione dello spazio sui media principali per attori differenti dai leader politici contemporanei (in particolare, provenienti dagli ambienti di governo), come la società civile, le comunità straniere, gli esperti e gli studiosi del mondo accademico; così come dei deputati e dei senatori che lavorano in Parlamento, con uno zoom sulle dichiarazioni istituzionali provenienti perlopiù dagli ambienti del governo.

Questo modo di raccontare diventa ipertrofico nei new media, aumentando le difficoltà per un’analisi più critica e ponderata. Tant’è che tale rischio risulta assolutamente presente anche nelle notizie diffuse sui social media dagli addetti alla comunicazione di attori politici che intendono affermare la loro narrazione nell’agone elettorale.

2. Era digitale e destino dell’informazione

Oggi si è di fronte a un fenomeno inedito, definito da alcuni autori come “post-verità”. Per il filosofo statunitense Lee C. McIntyre, la post-verità consiste nel credere alle cose che si accordano alla nostra mentalità, ai nostri valori o pregiudizi, senza preoccuparci che siano fondate o no. È un meccanismo non tanto lontano da ciò che si è scritto sopra, ovvero ciò che Pina Lalli definisce “senso comune”, che impregna e manipola alcune rappresentazioni sociali. I social media fanno la loro parte, diffondendo informazioni false a un maggior numero di persone e in maniera più rapida. Inoltre facilitano la formazione di “camere dell’eco”, bolle informative, ambienti virtuali in cui le persone si trovano sulla base di un’affinità ideologica che, dall’incontro, esce rafforzata (McIntyre 2018).

Uno degli effetti più rilevanti della crescita dei social network, a partire da Facebook, YouTube e Twitter, è che questi strumenti col tempo sono diventati sempre più aggregatori di notizie la cui fonte è spesso incerta.

I social media sfumano la linea che c’è tra informazione ed opinione, dato che le persone condividono storie e notizie su blog o su siti di informazioni “alternativi” ai media mainstream. Dunque, è facile continuare ad informarsi tramite quelle fonti che dicono ciò che ciascuno vuole sentirsi dire, a tutto discapito di un tipo di informazione fattuale.

Se, come spiegato precedentemente, i media hanno un ruolo fondamentale nell’agenda setting e nella definizione della realtà che ci circonda, l’informazione nell’era digitale può diffondere più facilmente anche notizie false, potenzialmente pericolose: dai post di chi nega il riscaldamento globale, alle community che affermano che i cittadini africani stiano invadendo il Vecchio continente cercando di sostituire “l’etnia caucasica”.

2.1 L’immigrazione nell’era digitale

Poco tempo fa, l’ong Avaaz, così come prontamente evidenziato e diffuso da Associazione Carta di Roma, ha segnalato 23 pagine Facebook in cui venivano diffuse immagini decontestualizzate di immigrati, “etnicizzando” dei reati. Come riportato da chi monitora quotidianamente i media sul tema dell’immigrazione, la maggior parte di queste pagine sostenevano Lega e Movimento 5 Stelle, le forze politiche attualmente dominanti in Italia 3. Ciò prova l’esistenza di reti che condividono disinformazione allo scopo di alimentare odio e divisioni. Con l’immigrazione, l’informazione continua a presentare una certa tendenza all’allarme e al sensazionalismo.

Anche il parallelismo politico ed istituzionale dei media risulta preoccupante: la diffusione di dati allarmanti circa i numeri degli arrivi via mare, ad esempio, da parte di una fonte istituzionale legittima è risultata spesso fuorviante, come nel caso di Frontex nel 2015, con un tweet sul numero di persone in arrivo che non coincise poi con l’effettivo dato reale 4.
Tale errore fu corretto solo dopo diverse ore, quando il tweet aveva ormai fatto il giro del Web.
Cattiva informazione e disinformazione sull’immigrazione e sulle minoranze in Italia permane sui mainstream media come sui social media.

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Il post del ministro degli Interni italiano Matteo Salvini. Il ministro, sulla sua pagina Facebook ufficiale, pubblica nell’aprile 2019 una foto di migranti scrivendo che sono stati salvati dall’autorità libica. La Repubblica segnala il fake: si tratta di una foto del 2018 che si riferisce ad uno dei salvataggi effettuati dalla nave Aquarius dell’ONG “Sos Mediterranée”

In definitiva, si palesa il pericolo di una grossa “camera d’eco” dei social, fatta di gruppi d’odio dall’intento piuttosto chiaro e grossolano: prendere un fatto di cronaca che coinvolge un migrante, eleggerlo a paradigma di categoria alimentando un atteggiamento discriminatorio (AGCOM 2019).

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) conferma tale tendenza insieme ad AGCOM: l’immigrazione è il tema in cui sono state registrate la maggior parte di fake news.

In conclusione

L’informazione sui mass media è spesso caratterizzata da scorciatoie di ragionamento, semplificazioni, tipiche dei processi di definizione, inclusione ed esclusione in una comunità politica. Tuttavia, siamo di fronte ad un’evoluzione che destabilizza a causa della diffusione di notizie false e mai neutre. Ma che producono conseguenze reali 5.

Per cui bisogna imparare a controllare ciò che oggi, nell’economia 4.0, appare incontrollabile: l’informazione sui new media. Si tratta di un discorso che la comunità scientifica ed accademica deve affrontare prima che i danni diventino incalcolabili. Se questo tipo di disinformazione viene poi utilizzata dalle stesse forze di governo, la situazione diventa assolutamente preoccupante.

Il pericolo principale è la creazione di una bolla, contro cui giornalisti e cittadini devono resistere, iniziando a svolgere una funzione da watchdog, prestando attenzione al fact checking 6 , anche (se non soprattutto) nel riportare informazioni dette da politici. Proprio le ultime elezioni (ndr. Elezioni del Parlamento europeo del maggio 2019) sono state pervase da note quanto mai accese, definendo così il tono emotivo della politica interna. E questi toni emotivi diventano azioni reali, leggi con conseguenze cui bisogna stare attenti perché legittimano una disumanità ed un distacco che si credevano possibili solo in alcuni commenti irresponsabili espressi sia da giornalisti, sia da una parte della community online. Una rappresentazione delle comunità straniere superficiale, unita a notizie false su di esse, può provocare danni assolutamente reali e tangibili.

Come suggerito da Silverstone (2003), è importante problematizzare la nostra rappresentazione di ciò che è Altro, perché tale rappresentazione ha effetti sull’apparizione pubblica della verità e, talvolta, i media, col loro funzionamento, riescono «a distanziarci da essa» (Silverstone 2003, 219).

Fonti:

Monografie:
Bond, Bonsaver e Faloppa, Destination Italy.
Chouliaraki L., Lo spettatore ironico: la solidarietà nell’epoca del post-umanitarismo, Mimesis Editore, Milano, 2014.
Colombo A., Fuori controllo: miti e realtà dell’immigrazione in Italia, Il Mulino, Bologna, 2012.
Cremato A., tesi di laurea Il fenomeno migratorio in Italia: la rappresentazione mediatica di un’emergenza pubblica
Mazzoleni G., Comunicazione e potere: mass media e politica in Italia, Napoli, Liguori, 1992.
McIntyre L., Post-truth, MIT Press, Cambridge, 2018.
Nevola G., Democrazia Costituzione Identità: prospettive e limiti dell’integrazione europea, De Agostini, Novara, 2007.
Salmon C., Storytelling: la fabbrica delle storie, Roma, Fazi Editore, 2008.
Silverstone R., Perché studiare i media, Il Mulino, Bologna, 2003.

Report:
AGCOM, Indagine sull’informazione online, 2019
Associazione Carta di Roma, Notizie di chiusura, Sesto rapporto annuale, Edizioni Ponte Sisto, Roma, 2018.
International Organization for Migration, World Migration Report: Communicating effectively about migration, Geneva, 2011.

Articoli:
Caponio T. e Cappiali T., Italian Migration Policies in Times of Crisis: the policy gap reconsidered, in «South European Society and Politics», Vol. 23, N. 1, 2018 (pp. 115-132).
Cavazza N., Corbetta P., Quando la difesa del territorio diventa voto, Il Mulino, 2008.
Crawley H., Managing the Unmanageable? Understanding Europe’s response to the migration crisis, Centre for Trust, Peace and Social Relations, Coventry University, 2016 (pp. 13-23).
Harcup T., O’Neil D., What is news? News values revisited (again), in «Journalism Studies», Volume 18, Taylor&Francis, 2016 (pp. 1470-1488).
Lalli P., Rappresentazioni sociali e senso comune. Due itinerari possibili per lo studio della comunicazione quotidiana, in «Rassegna Italiana di Sociologia», Il Mulino, 2000.
McCombs M., Shaw D., The agenda-setting function of Mass Media, The Public Opinion Quarterly, Vol. 36, N. 2, 1972 (pp. 176-187).

Articoli pubblicati su Internet:
Amabile F., Facebook chiude 23 pagine italiane per via delle fake news e dei discorsi di odio, Associazione Carta di Roma, 13 maggio 2019.
Ambrosini M., “Solo gli episodi di cronaca nera condizionano l’opinione pubblica”: il sociologo Ambrosini spiega perché si attribuiscono comportamenti negativi a culture diverse, La Stampa, 03/02/2014.
Lanni, Polarized or normalized: press coverage in the time of the refugee crisis, openmigration.org, aprile 2016.
Camilli, Tutto quello che c’è da sapere sul Decreto Sicurezza Bis, Internazionale del 24/07/2019.
Scott M., Europe’s failure on ‘fake news’: sophisticated disinformation campaigns are running rampant as EU voters head to the polls, despite efforts to clamp down on such content, Politico.eu, 23/05/2019.
Sigona N., Seeing double? How the EU miscounts migrants arriving at its borders, The Conversation, October 16, 2015

  1. Ci si riferisce ai pareri esposti da noti giuristi, avvocati e professori di diritto Internazionale quali Paolo Iafrate, Giuseppe Cataldi, Cesare Pitea, Francesca De Vittor.
    Si veda anche: https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2019/07/24/decreto-sicurezza-bis
  2. Ci si riferisce ai report dell’Associazione Carta di Roma; alla raccolta di analisi dei media presenti in Destination Italy: representing migration in contemporary media and narrative di Bond, Bonsaver e Faloppa; nonché all’analisi mediale svolta nella tesi di laurea magistrale di chi scrive: “Il fenomeno migratorio in Italia: la rappresentazione mediatica di un’emergenza pubblica”.
  3. “Preferiscono salvare i migranti che le vittime italiane dei terremoti”, uno dei messaggi diffusi dalle pagine in questione, così come riportato dall’Associazione Carta di Roma.
  4. Durante le Primavere Arabe, ad esempio, ANSA ha dimostrato che le fonti ufficiali sono le più utilizzate dai Media. Tuttavia, Sigona ha dimostrato che FRONTEX aveva tweettato dei numeri imprecisi dal suo account ufficiale, contando un numero di arrivi significativamente più alto rispetto a quello raccolto dall’ONU: le persone che erano arrivate in Grecia nel 2015 e che si sono dirette, in seguito, verso altri Paesi extra-Schengen come Albania, Macedonia e Serbia, solo per rientrare dall’Ungheria, sono state contate da FRONTEX per due volte. Articolo di riferimento: Sigona, Seeing double? How the EU miscounts migrants arriving at its borders, The Conversation, October 16, 2015.
  5. In Italia la disinformazione, riguardante in particolar modo l’immigrazione, ha raggiunto livelli preoccupanti, accompagnati da gravi episodi di discriminazione, violenza, hatespeech. Per una rassegna di questi episodi nel 2018, si consultino i report dell’Associazione Carta di Roma.
    https://www.cartadiroma.org/tag/cronache-di-ordinario-razzismo/.
  6. Nell’ultimo capitolo del suo libro, McIntyre suggerisce una serie di piccole prassi utili (sia ai giornalisti che ai lettori) a discernere le fonti in maniera critica. Tra queste: ricerca del copyright; verifica dell’informazione da una fonte alternativa; ricerca dell’autore e della sua esperienza sul tema di cui scrive.