Il Tribunale di Bergamo conferma l’illegittimità del requisito di 5 anni nella Regione per accedere al bonus bebè

Due ordinanze di Giudici diversi confermano l’illegittimità del requisito di 5 anni di residenza richiesto ad entrambi i genitori per accedere al Bonus bebé della Regione Lombardia.

Le due pronunce del Tribunale di Bergamo si ricollegano alla sentenza della Corte d’Appello di Milano che riguardava la prima versione della medesima Delibera riferita all’anno 2015 e alla sola ipotesi del secondogenito.

Successivamente la Regione, sempre con Delibera di Giunta, ha prorogato il medesimo beneficio anche per gli anni successivi sino al 2018, mantenendo sempre il requisito dei 5 anni di residenza per entrambi i genitori.

Le ordinanze del Tribunale di Bergamo si riferiscono appunto a una domanda formulata in relazione alla DGR relativa al 2017. Da segnalare anche che, pur trattandosi di un ricorso avverso la discriminazione individuale, i Giudici hanno comunque ordinato alla Regione la riapertura del bando alle nuove condizioni, in coerenza con il testo dell’art. 28 d.lgs. 150/11 che non condiziona il piano di rimozione alla esistenza di una discriminazione collettiva.

Nel momento in cui diverse Regioni stanno esasperando i requisiti di lungo-residenza al fine di escludere dal welfare il maggior numero possibile di stranieri, la conferma dell’orientamento della Corte milanese anche da parte di due diversi Giudici di un altro Tribunale assume sicuramente maggior rilevanza.

Le due ordinanze:

Tribunale di Bergamo, ordinanza dell’1 agosto 2019, rel. Bertonicini, xxx (avv.ti Guariso e Traina) c. Regione Lombardia (avv. Tamborino) e c. ATS di Bergamo

Tribunale di Bergamo, ordinanza 21 agosto 2019, rel. Lapenta, xxx (avv.ti Guariso e Traina) c. Regione Lombardia (avv.Tamborino) e c. AST Bergamo

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Nata dall'intenzione di condividere la normativa nascente in tema d’immigrazione da un gruppo di avvocati, giuristi e studiosi, l’ASGI ha, nel tempo, contribuito con suoi documenti all'elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza, promuovendo nel dibattito politico-parlamentare e nell’operato dei pubblici poteri la tutela dei diritti nei confronti degli stranieri ( continua » )