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Libia – Nel campo di Zawiya niente cibo e niente acqua ai migranti in rivolta

Colpito in testa anche un bambino di pochi anni

Un'immagine del centro di detenzione migranti di Zawiya, a 30 chilometri da Tripoli (Ansa)

Ancora violenze al campo profughi di Zawiya, Libia.

Un bambino di pochi anni è stato ripetutamente colpito alla testa durante la repressione della rivolta verificatasi nella notte di martedì 27 agosto. Secondo fonti interne al campo, la sommossa è stata provocata dal riconoscimento da parte di un gruppo di etiopi di un presunto aguzzino da cui avevano subito torture in un campo del sud del Paese dove erano stati precedentemente rinchiusi. Per tutta risposta, i responsabili del centro hanno punito i rivoltosi impedendo la distribuzione di acqua e di cibo.

Sempre martedì 27, sono stati riportati nel campo un gruppo di uomini e di donne ripresi dalla guardia costiera dopo che questi avevano tentato di fuggire dal Paese. Come da prassi consolidata, questi sono stati rinchiusi per punizione nella parte chiusa della struttura, quella non accessibile neppure al personale dell’Unhcr, laddove vengono praticate le torture. In questa zona, le famiglie vengono sempre divise. Uomini e donne possono ricongiungersi solo per le canoniche tre ore di aria al giorno.

Racconti di una ferocia inaudita trapelano quotidianamente dalle zone inaccessibili dei centri di detenzione libici. Racconti che, nonostante le denunce degli attivisti per i diritti umani e delle Ong, si scontrano contro il muro di indifferenza con il quale l’Europa ha circondato le sue frontiere.

Abbiamo inoltrato stamattina agli uffici dell’Unhcr una richiesta di verifica delle condizioni del bambino e di eventuali altri feriti e siamo in attesa di una risposta – commenta Yasmine Accardo, portavoce della Campagna LasciateCIEntrare -. Per conto nostro, ribadiamo ancora una volta che i lager libici vanno chiusi e le persone liberate, concedendo dei visti umanitari e aprendo un canale aereo affinché possano al più presto raggiungere luoghi sicuri”.

Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.

Dossier Libia

Abusi e violazioni sull'altra sponda del Mediterraneo.
Un progetto di LasciateCIEntrare realizzato con Melting Pot, in collaborazione con giornalisti e società civile. Dossier Libia è stato attivo dal 2019 al dicembre 2021.