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I porti tunisini non sono sicuri per i migranti. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero assumersi le proprie responsabilità

Il comunicato stampa del Forum Tunisino dei Diritti Economici e Sociali (FTDES)

Tunisi, 30 settembre 2019

Alcuni media italiani hanno parlato del contenuto della riunione tenutasi lunedì 23 settembre 2019 a margine della 74esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York tra il ministro degli Affari esteri tunisino, Khmaies Jhinawi, e il suo omologo italiano Luigi Di Maio, riguardante la classificazione dei porti tunisini come porti sicuri.

Questa classificazione aveva lo scopo di convogliare verso la Tunisia i migranti soccorsi nelle acque del Mediterraneo in cambio di un sostegno economico e di investimenti italiani nel Paese.

Secondo le autorità tunisine si è trattato di “consolidare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi soprattutto sulle questioni prioritarie”. “I due Stati hanno discusso tematiche internazionali e regionali di interesse comune e si sono concentrati sull’importanza di continuare il dibattito per promuovere la pace e la sicurezza nella regione”.

Questa notizia si inserisce nel contesto delle politiche adottate dal governo italiano di Giuseppe Conte, le quali tendono a classificare come sicuri per accogliere i migranti la maggior parte delle città e dei porti tunisini e che moltiplicano le operazioni di rimpatrio forzato.

Le pressioni nei confronti della Tunisia si sono intensificate recentemente attraverso i media e le dichiarazioni ufficiali con la motivazione per cui questa non sarebbe in grado di controllare le sue frontiere marittime, nonostante il numero di migranti arrivati irregolarmente in Italia sia tre volte diminuito tra gennaio e agosto 2019.

Questo numero è passato da 3.812 immigrati nel 2018 a 1.326 immigrati nel 2019. Il numero di intercettati è ugualmente diminuito nel corso dello stresso periodo: si contano 2.280 migranti intercettati rispetto ai 3.720 del 2018.

Il Forum tunisino per i Diritti Economici e Sociali (FTDES) sottolinea:

1. La responsabilità degli Stati dell’UE nei confronti dei migranti, salvandoli nel Mediterraneo o accogliendoli nei loro porti.

2. Il suo sostegno alla posizione ufficiale tunisina espressa nel 2018 e riguardante il suo rifiuto di stabilire in Tunisia una piattaforma portuale per i migranti e i rischi che comporterebbe un cambiamento di questa posizione.

3. Che i porti tunisini non sono sicuri per i migranti poiché la legge tunisina non protegge né i migranti né i rifugiati sul suo territorio e che le organizzazioni nazionali ed internazionali non sono in grado di rispondere ai bisogni essenziali di queste persone. La crisi in corso a Médenine ne è la prova lampante.

4. Che le pressioni crescenti delle autorità italiane sulla Tunisia in materia di migrazione e immigrazione possono essere considerate come una minaccia alla sua sovranità, alla sua stabilità e ai principi della sua Costituzione. Queste pressioni minacciano i principi di cooperazione che devono rispettare la sovranità degli Stati e che mirano a creare nel Mediterraneo uno spazio sicuro ed egualitario garantendo i diritti di tutte le persone migranti.

Sempre il FTDES, chiede al prossimo governo di annullare tutti gli accordi bilaterali stipulati con l’Italia in materia di rimpatri collettivi che si protraggono da anni senza alcun rispetto delle convenzioni internazionali (la convenzione delle Nazioni Unite del 1951 ed il suo protocollo del 1967, in particolare l’articolo 33 che sottolinea il rispetto di condizioni specifiche per intraprendere il processo di rimpatrio).
Condanna le politiche di estorsione e gli aiuti condizionali imposti dagli Stati europei che colpiscono lo spirito di equilibro e di cooperazione equa per la pace e la giustizia.
Rinnova il suo sostegno a tutti gli aiuti umanitari nel Mediterraneo e a tutte le organizzazioni e iniziative che contribuiscono a limitare le tragedie che si verificano ogni giorno nel Mediterraneo e a promuovere il diritto alla libera circolazione.

Il Forum Tunisino dei Diritti Economici e Sociali
Il Presidente, Abderrahmane Hedhili