L’Eritrea, ponte per la razzia saudita in Yemen

Le immagini confermano la presenza di armamenti europei ad Assab

L’Eritrea è uno snodo fondamentale su più fronti: Paese di transito per le migrazioni e via cruciale per creare profughi e sfollati. Per la guerra.
E’ tappa per buona parte dei migranti dell’Africa, essendo il fulcro della rotta orientale-centro: chi viene dalla zona sud ed est passa necessariamente dall’Eritrea.
Ma è anche nota per la violenta via terrestre, da Mersa Gulbub a Kassala, dove si attraversa il confine con il Sudan: ricatti, estorsioni, spara ed uccidi, lavoro forzato per creare manodopera a prezzo gratuito.
Oppure per la via marittima: imbarco nel porto di Mersa Gulbub, circuizione del confine ed arrivo a Suakin, infine tappa a Kassala.

Entrambe le vie conducono nell’inferno di Khartoum: ovvero il mortale trampolino di lancio per arrivare all’ultima fermata chiamata Libia, specchiata sul sogno Europa.
E’ uno snodo fondamentale anche per i profughi del Medio Oriente: per chi scappa dalla guerra in Yemen. E talvolta per chi fugge dal conflitto siriano.
E’ la rotta di Bāb el-Mandeb. La rotta mortale per eccellenza, al pari del Mediterraneo.

I profughi che tentano di attraversare questa minuta porzione di mare vengono sparati, lasciati annegare. O rapiti e costretti a pagare un riscatto altissimo. Oppure respinti, rimandati indietro ed obbligati a pagare nuovamente il viaggio (700$): sfideranno la sorte, ancora una volta. Incorrendo probabilmente nella morte.
Un modus operandi di una violenza esasperante, reincarnazione del concetto più crudo di sadismo.
Il dittatore Afewerki e i membri del suo partito PFDJ in questa situazione ci sguazzano, creano profitti: estorsione, carcere a vita, lavori forzati.

Ma l’Eritrea è diventata fondamentale anche per la guerra in Yemen: è un trampolino di lancio perfetto per far salpare gli armamenti e le milizie della coalizione saudita nei porti yemeniti.
Lo Stretto di Bāb el-Mandeb, che separa la costa africana da quella arabica, nel suo punto più stretto è circa 30 km: appena dieci volte la distanza che separa Villa San Giovanni da Messina, per intenderci. E’ perfetto per essere utilizzato per scopi militari.

Assab è una cittadina eritrea di circa 20.000 abitanti. Il suo porto è fondamentale per gli Emirati Arabi Uniti e per l’Arabia Saudita: da qui vengono trasportati soldati e armamenti nella vicina costa yemenita che, da Al-Hudayda fino ad oltre Shuqrah, è sotto il controllo della cricca saudita.
Nel piccolo porto eritreo sono ben visibili le navi dell’alleanza, vendute presumibilmente da Stati membri dell’UE.
Le navi da guerra (categoria ML09) sono state vendute da Paesi europei con profitti a nove zeri.

La Francia1 ha venduto ML09 all’Arabia Saudita per 949.721.042 € (su 11.765.428.966 totale di vendita al re Salem). Agli Emirati Arabi Uniti per 51.063.200 € (su 10.756.519.299 totale).

La Germania2 invece ha tratto profitto, per la cessione di armamenti categoria ML09 ai sauditi, per un ammontare di 161.573.000 € (il 38,8% dell’importo totale versato dall’Arabia).

L’Italia3, invece, non ha venduto categoria ML09 ai leader della coalizione sunnita. L’Arabia Saudita compra, però, armamenti per 13.350.266,24 €. Gli EAU per euro 220.312.445,67.

Nella terza parte dell’inchiesta “In Nome Di Quale Dio” si era detto della presenza di una Muraj Jip di fabbricazione tedesca ad Assab4. Ma nella cittadina portuale eritrea sembrerebbe presente anche la Baynunah Class Corvettes di costruzione Mécaniques de Normandie5 (CMN) e Abu Dhabi Ship Building (con la collaborazione dell’azienda americana L3Harris, della tedesca Wärtsilä ELAC Nautik e dell’olandese Bolidt).
E’ utilizzata dalla marina degli Emirati Arabi Uniti. Lunga 71,30 metri e con un fascio di 11, ha al suo interno missili anti-superficie (8 x MM40 Block 3 Exocet), missile terra-aria (4 x MK56 eight-cell VLS for ESSM), un punto di atterraggio per elicotteri, un hangar (struttura in metallo per contenere aerei militari), radar di sorveglianza e ponte per l’atterraggio degli elicotteri di medie dimensioni.
Le similitudini tra la Baynunah ( foto 1) e la nave parcheggiata (foto 2) ad Assab è inquietante.

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Si può notare la similitudine comparando ed accostando le due imbarcazioni: la prima, la nave da guerra presente ad Assab. Il secondo, il modellino della Baynunah.

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E’ logico pensare che le navi belliche vendute da Germania e Francia agli emiri per una vagonata di euro, siano quelle presenti oggi nel porto eritreo.
Assab si presenta oggi piena di armamenti militari di EAU ed Arabia Saudita, una catapulta infernale che trasporta milizie e armi in Yemen: portaerei, navi da guerra, elicotteri e carri armati.

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Nel mare territoriale eritreo, spartiacque con lo Yemen, c’è movimento:

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una nave (cerchiata in rosso) si sposta a passo spedito verso la costa yemenita. E non è di tipo mercantile, ma è da guerra ed è facilmente visibile dalla foto zoomata.

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Sembrerebbe trattarsi di una portaerei. Rientrante nella categoria ML09, è la tipologia di armamenti che la Francia vende ad emirati e sauditi per oltre un miliardo di euro. Che la Germania vende per 161 milioni.
Non è solo lecito, ma doveroso, pensare che questi armamenti di matrice europea oggi siano gli stessi che vengono utilizzati dalla coalizione saudita per massacrare il popolo dello Yemen.
Sul lato sinistro del porto si scorge la flotta pronta a partire ed infliggere colpi mortiferi:

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Sul lato opposto del porto, invece, mezzi bellici adibiti per ospitare aerei e/o lanciare missili.
Ai bordi, sembrerebbero essere presenti carri armati e velivoli militari.

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Vendere armi a delle nazioni belligeranti, aggressive e violente vuol dire essere non solo consapevoli, ma complici, dell’utilizzo che ne viene fatto.
Vuol dire essere complici della morte di uomini, donne e bambini dello Yemen.
Vuol dire prendere parte al massacro.

  1. Rapport au Parlement sur les exportations d’armement de la France, Juin 2019
  2. Bericht der Bundesregierung über ihre Exportpolitik für konventionelle Rüstungsgüter im Jahre 2018
  3. Atti parlamentari, XIII legislatura, Camera dei Deputati, Doc. LXVII n.2, RELAZIONE SULLE OPERAZIONI AUTORIZZATE E SVOLTE PER IL CONTROLLO DELL’ESPORTAZIONE, IMPORTAZIONE E TRANSITO DEI MATERIALI DI ARMAMENTO (Anno 2018)
  4. https://www.meltingpot.org/Yemen-la-Germania-complice-del-massacro.html

Pietro Giovanni Panico

Laureato in Scienze Politiche presso l'Università della Calabria e consulente legale specializzato in protezione internazionale.
Sono appassionato di diritto e cooperazione internazionale.
Ho collaborato con svariate testate giornalistiche online sui temi dei diritti umani e immigrazione.