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Grecia – Report da Patrasso

Testo di Alex Sanchez, No Name Kitchen

6 novembre 2019 – Generalmente la nostra squadra di volontari e volontarie a Patrasso è composta da 5-6 persone, che si suddividono i compiti e i turni settimanali.
La giornata inizia tra le 8-8:30 del mattino. Alle 9-9:30 i volontari escono col furgone per raccogliere le prime donazioni.

Ogni giorno ci rechiamo in due attività commerciali: il primo è il fruttivendolo Vasilis, dove acquistiamo parte della frutta e della verdura che sarà poi ridistribuita. Da Vasilis riceviamo una donazione anonima di 300 euro che viene devoluta pochi giorni prima dall’esaurimento delle nostre provviste. Grazie a quel denaro possiamo comprare principalmente frutta e verdura e occasionalmente, anche alimenti di lunga durata o prodotti igienici e per la pulizia. Vasilis ci saluta sempre con circa 2-3 kg in più di verdura in omaggio.

Poi ci rechiamo presso il panificio Bienneziko, dove ci viene regalato il pane che non sono riusciti a vendere il giorno prima – circa 3-4 sacchi – e andiamo a casa. Lì lo “Chef” suddivide gli alimenti in scatoloni da poter distribuire ai 4 gruppi di persone con cui siamo in contatto a Patrasso.

Pronte le scatole, quattro persone svolgono la distribuzione intorno alle 12:45. Si parte con il primo gruppo da noi chiamato “Squat grande”, dove ci sono circa 35 persone. Al campo restano due volontarie per finire la ridistribuzione. Gli altri due volontari vanno allo “squat piccolo”, abitato da circa 30 persone, ed infine al porto, dove ci sono i due gruppi restanti composti da 5 persone ciascuno.
Finito al porto, gli stessi due volontari vanno al mercato comunale tra le 13:30 e le 14:00, l’ora in cui le bancarelle chiudono, per chiedere se è avanzato del cibo e se volessero fare una donazione. A seconda della giornata, riceviamo circa 20kg tra frutta e verdura.

Sommati al recupero di Vasilis del mattino, saranno poi ridistribuiti. Tornati allo “Squat grande” si recuperano i volontari rimasti e, a meno che non ci si debba fermare a fare in altri squat, torniamo a casa per mangiare e fare una riunione dove parliamo della giornata e delle attività da preparare per il giorno successivo.

In conclusione, in vari giorni della settimana si preparano confezioni di vestiti da portate ai palazzi abbandonati dove abitano i rifugiati.
L’obiettivo è che i ragazzi decidano ciò di cui hanno bisogno. Inoltre, sappiamo che durante le nostre redistribuzioni potrebbero chiederci scarpe, coperte, giacche, ecc…, da portare il giorno successivo. Distribuiamo settimanalmente all’incirca 50 articoli tra vestiti, scarpe e coperte e oltre 50 prodotti igienici, come sapone, rasoi, detergenti, spazzolini o dentifrici.

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La salute

Nelle ultime settimane abbiamo disinfettato ferite, curato raffreddori, e fornito servizi sanitari di base. Siamo stati obbligati ad andare in ospedale per molti ragazzi malati.
Tre settimane fa, un giovane afgano di 19 anni è stato investito mentre scappava dalla polizia dopo il “game”. L’incidente gli ha causato un problema ai legamenti del ginocchio e un polso rotto. Alla fine della prima settimana di ricovero, l’esito dell’intervento al polso è stato positivo e in pochi giorni poteva uscire già dall’ospedale. In ogni caso sono stati necessari esami per scartare la tubercolosi e per questo è rimasto altri giorni ricoverato. Il ragazzo è ancora in attesa dell’esito e probabilmente, a quanto ne sappiamo, sarà negativo. Se fosse così, potrebbe entrare nella casa di cura dell’assistenza sociale di Atene per concludere la riabilitazione, visto che non si trova nelle condizioni di tornare nell’edificio abbandonato in cui abitava fino a qualche mese fa.

Inoltre, dieci giorni prima, un altro ragazzo si è fratturato due costole mentre saltava da una recinzione cercando di scappare dalla polizia (abbiamo già parlato della repressione che subiscono i rifugiati); questa settimana ci ha informato che stava meglio.

Infine, un altro ragazzo è arrivato 4 giorni fa in uno degli squat con un piede rotto. Lo abbiamo portato all’ospedale dove hanno scartato la necessità di seguire un intervento e così gli hanno solo ingessato una gamba.

Nel pomeriggio lo abbiamo accompagnato alla stazione degli autobus per andare ad Atene, dove sappiamo che conosce gente che potrebbe aiutarlo a trovare un luogo dove poter riposare. In stazione ci ha detto: “Non tornerò più qui” mentre ci salutavamo tra le risate (cercare di tirar su il morale è l’unica cosa che ci resta da queste parti).