Mai più navi killer in Italia

La saudita Bahri Abha attracca a Genova carica di armi e riparte verso Alessandria d'Egitto

Dalle pagine web di Melting Pot in più occasioni abbiamo denunciato il business degli armamenti e la vendita di armi degli Stati europei all’Arabia Saudita. Navi belliche, carri armati, missili, agenti chimici utilizzati nelle guerre che sono ancora oggi tra i principali motivi delle migrazioni forzate nel Medio Oriente.

I 50 miliardi di euro che la Francia si intasca, il miliardo e mezzo della Germania, i 51,9 milioni che entrano a Roma dalle mani insanguinate di Riyad. La fine che fanno le navi vendute agli arabi, pronte a fendere le onde di Assab e prepararsi al massacro.

Troviamo oltraggioso che un’altra nave battente bandiera saudita carica di armi sia attraccata nel porto di Genova (44.4049°/8.895095°), città da sempre caposaldo nelle rivendicazioni sociali e no war. Città che proprio a maggio e giugno di questo anno ha visto i suoi portuali protagonisti di una battaglia vinta per non far attraccare e sostare nel porto le armi dirette alla guerra saudita in Yemen 1.

La nave BAHRI ABHA è arrivata il 12 dicembre nel capoluogo ligure dopo aver toccato tre città americane (Savannah, Wilmington, Dundalk), aver caricato in Spagna armi e munizioni ,per riprendere la navigazione verso Alessandria d’Egitto.

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L’Italia non può essere complice del cargo di morte per Re Salmān, non può essere complice di crimini contro l’umanità in Yemen. E non può essere complice del trasporto di armi verso l’Egitto del dittatore Al-Sisi.

L’Arabia Saudita sta martoriando il popolo yemenita con feroci armi tradizionali e con armi chimiche, vendute anche dagli Stati europei. Dall’inizio della guerra ha causato quasi 100.000 morti 2 e milioni di sfollati, condannando i bambini superstiti a morire per la fame.

La nave killer è un colosso di dimensioni immense, 220 per 32,3 metri, stazza lorda di 50.714 tonnellate, costruita dall’azienda sudcoreana Hyundai e venduta alla NSCSA oggi Bhari, di cui il porto principale è Dammam, capitale della regione più ricca dell’Arabia.

Denunciamo la complicità del Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, e del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che, nonostante le pressioni ricevute, non hanno fatto nulla per impedire l’attracco al cargo di morte saudita.
Sosteniamo la campagna “Stop armi italiane in Yemen” della Rete italiana per il disarmo e tutte quelle iniziative di mobilitazione che in futuro riusciranno nuovamente a chiudere i porti alle navi killer.

Porti aperti agli esseri umani e chiusi alle armi!

  1. Genova: i camalli vincono. Niente carico di morte per il cargo saudita https://www.radiondadurto.org/2019/05/21/genova-i-camalli-vincono-niente-carico-di-morte-per-il-cargo-saudita/ | Genova: portuali e movimenti ancora in piazza per dire no alle navi delle armi. Il carico…salta https://www.radiondadurto.org/2019/06/19/genova-portuali-e-movimenti-ancora-in-piazza-per-dire-no-alle-navi-delle-armi/
  2. https://www.theguardian.com/global-development/2019/jun/20/human-cost-of-yemen-war-laid-bare-as-civilian-death-toll-put-at-100000

Redazione

L'archivio di tutti i contenuti prodotti dalla redazione del Progetto Melting Pot Europa.

Pietro Giovanni Panico

Laureato in Scienze Politiche presso l'Università della Calabria e consulente legale specializzato in protezione internazionale.
Sono appassionato di diritto e cooperazione internazionale.
Ho collaborato con svariate testate giornalistiche online sui temi dei diritti umani e immigrazione.