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Buscamos refugio. En Honduras nos matan

Nuove carovane dal Centro America verso gli Stati Uniti

Foto da Twitter #caravanamigrante

A piedi, in autobus, chiedendo un passaggio, in centinaia, la maggior parte honduregni stanno attraversando il Guatemala verso il confine meridionale del Messico, dove li attendono altri gruppi di persone che si uniranno a loro.

Il primo gruppo entrato mercoledì in Guatemala dalla frontiera di Corinto ha continuato il viaggio verso la frontiera con il Messico. Un altro gruppo di almeno 1.600 persone è entrato dal posto di frontiera di Aqua Caliente, riuscendo ad entrare in massa senza nessun controllo della polizia di frontiera.

Se vengono per rifugiarsi in Messico sono i benvenuti, li accoglieremo“, ha dichiarato la ministra dell’Interno Olga Sánchez Cordero, aggiungendo una minaccia nemmeno velata: “Se il loro obiettivo è quello di attraversare il Messico verso gli Stati Uniti, il loro passaggio non sarà permesso. Ci saranno agenti speciali e agenti di immigrazione per ricevere il gruppo di migranti“.

Anche questa carovana, come le precedenti, ha nell’autorganizzazione e nella determinazione la vera forza per non farsi intimidire e continuare il proprio cammino.
L’obiettivo è arrivare negli Stati Uniti, dobbiamo stare tutti insieme in carovana perché non ci possa fermare nessuno“, dicono nelle interviste.
Si organizzano attraverso diversi gruppi di chat e Facebook che utilizzano per scambiarsi informazioni e consigli, per trovare il passaggio migliore, per riunirsi, per darsi forza. Si scambiano cartine geografiche, guide utili per il viaggio, informazioni, notizie, video e audio.

Las dos fronteras están militirisadas. No nos confiemos, tengamos precauciones“, “Per favore un coordinatore che scriva da che zona di frontiera del Messico proviamo ad entrare, per favore“, “Amigos los que salieron a este primera caravana que Dios les bendiga, nosotros nos unimos a la segunda Caravana“: è un susseguirsi di messaggi, uno dopo l’altro, mentre camminano o si fermano per riposare, ospitati dalle diverse associazioni che li accolgono nelle Case del migrante per dormire una notte o mangiare un pasto caldo.
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L’Honduras è il paese con più diseguaglianze sociali in America Latina“, spiega in un’intervista David Vivar della Universidad Nacional Autonoma de Hondurase, “la disoccupazione attuale è superiore al 7%, una cifra che storicamente non ha superato il 4%. La sottoccupazione, nel frattempo, è di circa il 42% (il che rende il salario minimo di sussistenza una realtà per pochi) e la povertà colpisce più della metà della popolazione (65%)“.

David Vivar sostiene che in Honduras ormai non si può parlare soltanto di migranti economici. “E’ una migrazione generalmente di sopravvivenza. I nostri migranti marciano verso una terra promessa, di abbondanza mitologica dove c’è lavoro e sicurezza per tutti“.

Intanto nelle chat continuano ad arrivare messaggi audio. “Donde estas? Estamos en Tapachula, estamos esperando aquí“, “Yo ya estoy en Peten, me les quiero unir“, “Aqi no esten preguntando x otras carabanas“,”Debemos estar unidos, si estamos unidos venceremos“.
Audio di un migrante da Tapachula (Messico)
In cammino, in viaggio, su una rotta nella quale nel 2019, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), hanno perso la vita 787 tra donne, uomini e bambini, a fronte dei 593 dell’anno precedente, un aumento del 33%. Tra tutte queste vittime, 479 (60%) sono morte alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. La cifra più alta dal 2014, ma non ancora definitiva in mancanza dei dati di alcune località frontaliere del Texas e dell’Arizona.

Intanto a Matamoros, una città del Messico situata nel nord dello stato di Tamaulipas prossima alla frontiera con gli Stati Uniti, lungo la sponda destra del Rio Grande, stazionano circa 2.000 persone; anche loro arrivano per la maggior parte dal Centro America.

Altro messaggio. Arriva un’immagine. Sono le dichiarazioni del presidente Manuel López Obrador che si impegna a fornire cibo e supporto medico “ai fratelli centroamericani” che stanno arrivando. “No crean mucho lo k dicen así isieron con las caravanas anteriores era para desarmarla les ponen buses y después los van a enserra Y los deportan para sus paises“, risponde qualcuno.

Arrivano altri link di invito a diversi gruppi chat, ci si organizza per un’altra carovana che partirà dall’Honduras. La Gran caravana 2020 del 31 gennaio.
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Barbara Barbieri

Direttrice responsabile del Progetto Melting Pot. Dal 2014 sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ODG del Veneto.
Da diversi anni mi occupo dell’organizzazione di Sherwood Festival, rassegna musicale e culturale che si svolge a Padova nel periodo estivo.