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Come l’UE ha esternalizzato i suoi confini in Niger

I volontari di Alarmphone Sahara spiegano l'impatto delle politiche sull'immigrazione nella regione del Sahara - Speciale di Are You Syrious?

Moctar Dan-Yayé (al centro) ed Azizou Chehou (a destra) informano sulla situazione nella regione del Sahara.

Una sola legge ha colpito quasi un’intera regione. Ha ridotto l’economia e gli affari di migliaia di persone e intere famiglie: la legge 036/2015. È stata approvata dal Parlamento del Niger a maggio 2015. “In base alla legge, adesso la libertà di movimento è condannata”, ha spiegato Moctar Dan-Yayé di Alarmphone Sahara criticando la politica migratoria imposta dalla politica dell’Unione europea.
Alarmphone Sahara è l’organizzazione sorella di Alarmphone – Watch the Med, che fornisce assistenza in caso di emergenza per le persone in difficoltà nel Mar Mediterraneo ed è parte del network Afrique Europe Interact. L’equipe del Sahara ha compiti simili. “Il nostro scopo è proteggere i migranti e i loro diritti sulla rotta, documentare e soccorrere, se possiamo”, ha detto Dan-Yayé.

Poiché l’Unione Europea ha esternalizzato i suoi confini nel continente africano e ha fatto pressioni sui governi per fermare i migranti che si stavano già dirigendo verso il Mediterraneo, il Niger ha stabilito un confine artificiale all’interno del Paese, e attraversarlo è diventato più difficile. La città di Agadez si trova al centro del Niger e con il Sahara a nord, è stata per anni il principale hotspot per il commercio e l’immigrazione. Ma ad oggi “i controlli rendono difficile spostarsi nel proprio spazio”, ha spiegato Dan-Yayé di Alarmphone. Ecco perchè Agadez è una delle città in cui l’ONG sta lavorando.

Anche il collega di Dan-Yayé, Azizou Chehou, ha ricordato come fosse la situazione prima della legge 036/2015: “Era semplice e libera”. Ogni lunedì, fino a 300 macchine partivano verso nord verso il confine libico, che dista circa 500 chilometri. I migranti erano preparati con acqua, turbanti, occhiali da sole e informazioni. Inoltre, con le frontiere aperte e l’esenzione dell’obbligo di visto (eccetto per la Libia e l’Algeria) la migrazione all’interno dei Paesi africani era – ed è – piuttosto comune. Trasportarli era un’attività regolare e legale, ricorda Chehou.

La pressione da parte dell’Europa ha cambiato tutto questo. “Adesso le rotte ufficiali sono aperte solo i cittadini del Niger”, ha detto Chehou. Le persone che prima erano autisti regolari, adesso sono considerati come trafficanti di esseri umani. Se controllati, vengono arrestati e le loro auto sequestrate. Successivamente le auto vengono vendute, spesso al proprietario precedente.

Posti di blocco a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro

L’area del Sahara adesso è controllata dalle forze nazionali ed internazionali. Le autorità locali hanno istituito dei posti di blocco a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro e pattuglie. In questo modo, la corruzione e la repressione sono aumentate. Senza motivo o una ricevuta, le persone vengono accusate di attraversare questi posti di blocco. Le persone scoperte a dare un passaggio a uno straniero sono considerate trafficanti. Ma data la mancanza di alternative molte persone hanno continuato l’attività che avevano svolto legalmente per anni; ora per loro dare un passaggio è come giocare al gatto col topo. “Se vengono scoperti, interrompono soltanto il viaggio, sequestrano la macchina e mandano indietro il passeggero”, ha spiegato Dan-Yayé.

Successivamente le macchine sequestrate vengono messe in vendita dando la priorità ai proprietari affinché possano ricomprarle.
Dato che gli autisti non possono usare più le vie ufficiali, hanno bisogno di prendere rotte più pericolose e partire di notte o la mattina presto. “Prima della legge, se la macchina si rompeva potevano ricevere aiuto velocemente perché si muovevano in carovane. Adesso sono lasciati a sé stessi ed è difficile trovarli”, ha detto Dan-Yayé. Per tutto il tragitto c’era solo un autista che trasportava 35 persone su un Hilux.

Un fondo fiduciario dall’UE

L’Unione Europea ha lanciato un fondo fiduciario per aiutare gli autisti e le persone colpite dai cambiamenti portati dalla legge a trovare delle nuove attività economiche. Tuttavia, dei 6000 progetti che hanno fatto domanda, solo 350 di loro sono stati finanziati, ha detto Dan-Yayé: “Gli autisti non hanno successo come commercianti. Tornano ai loro vecchi lavori con tutto quello che ne consegue”.

Un altro punto sono i respingimenti operati, ad esempio, dall’Algeria. Con i camion stanno portando le persone nella terra di nessuno chiamata Point Zero, al confine con il Niger, ha detto Chehou: “Loro portano le persone a 15 chilometri dalla città più vicina, senza luci – anche donne, donne incinte e bambini”. Alcuni si perdono lungo il tragitto o addirittura muoiono. Le squadre di volontari come Alarmphone Sahara non hanno le risorse o il materiale per aiutare in casi come questi. Chehou ricorda una donna che hanno trovato a 100 chilometri dalla città di confine di Assamaka che – come molti altri – ancora voleva continuare il suo percorso verso nord. “Le condizioni da cui sono partiti sono molto più dure del deserto”, ha commentato.
La legge 036/2015 ha cambiato il modo in cui le persone attraversano il deserto. Ma non ha cambiato i motivi per cui loro provano a farlo.