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Di fronte ai vostri muri, noi creiamo ponti. L’8 febbraio la VII Marcha Por La Dignidad a Ceuta

Vogliamo giustizia per le 15 persone che persero la vita nella spiaggia di Tarajal e per tutte le vittime della Fortezza Europa

Photo credit: VI Marcha por la Dignidad, 11 gennaio 2019

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Partiranno da diverse città della Spagna e della Catalogna per arrivare il prossimo 8 febbraio a Ceuta e partecipare alla Marcha por la dignidad del Tarajal, in memoria delle 15 persone che il 6 febbraio del 2014 hanno perso la vita a El Tarajal, la piccola spiaggia di Ceuta (enclave spagnola in Marocco) divenuta tristemente nota per aver fatto da sfondo ad una delle tragedie più gravi che la città abbia registrato negli ultimi anni 1.

A distanza di sei anni continuiamo a chiedere Giustizia per le vittime di Tarajal e per tutte le vittime di questa Europa fortezza“, scrivono gli organizzatori che hanno raccolto più di 140 adesioni all’iniziativa.
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Roger, Yves, Samba, Larios, Daouda, Luc, Youssouf, Armand, Ousmane, Keita, Jeannot, Oumarou, Blasie e un’altra vittima mai identificata, sono morti affogati.

Era l’alba del 6 febbraio 2014, circa 300 migranti, prevalentemente di origine sub-sahariana, tentarono di oltrepassare a nuoto la frontiera che in quel punto separa il Marocco dal territorio spagnolo, una frontiera fisica che circondando la città continua nel mare. In quel periodo non erano rari episodi di questo tipo: la repressione marocchina nelle foreste vicine alla città, luogo di rifugio per molti migranti in attesa di oltrepassare il muro, stava conoscendo una nuova stagione di acuta violenza, e scavalcare la recinzione era sempre più difficile a causa dell’incremento della vigilanza su entrambi i lati della frontiera. Così l’idea di giungere al Tarajal e passare la recinzione nuotando per quel breve tratto sembrava il sistema più efficace per riuscire nel tentativo, sebbene rischioso.

Anche quel giorno i migranti partirono in gruppo dalla foresta marocchina di Bel Younech, ma giunti al Tarajal si trovarono a dover far fronte ad una situazione che non si attendevano. Le forze marocchine riuscirono a bloccare oltre un centinaio di essi prima che potessero raggiungere la frontiera, mentre quanti riuscirono ad andare avanti si ritrovarono, in mare, a dover sfuggire alla repressione della Guardia Civil dalla terraferma, che li attendeva con uno spiegamento di forze fino ad allora mai visto in quel tratto di frontiera.

In un primo momento gli agenti spagnoli si limitarono a sparare in aria per dissuadere i migranti dal proseguire; successivamente, come confermato da tutte le testimonianze raccolte 2 fecero largo uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma, mirando direttamente ai corpi dei migranti che, in quel momento, si trovavano già in acqua.

Nonostante le disperate richieste d’aiuto, le autorità spagnole non prestarono alcun tipo di soccorso ai migranti in difficoltà, né in acqua, né una volta che questi ebbero raggiunto la spiaggia de El Tarajal; non furono allertate la Guardia Costiera né la Croce Rossa né, nonostante la presenza di persone in mare, venne presa in considerazione l’applicazione del Protocollo di salvataggio marittimo.

Al contrario, la violenza proseguì ininterrotta con il respingimento in mare dei primi migranti giunti sulla terraferma. Solo 23 tra essi riuscirono a non farsi respingere, ma una volta sulla spiaggia furono prima pesantemente picchiati dagli agenti e poi, senza il necessario ricorso alle procedure minime di assistenza, espulsi in forma immediata dal lato marocchino della frontiera.
Ma, soprattutto, a seguito di quei fatti almeno 15 migranti persero la vita per affogamento.

Manifestazione a Ceuta in memoria delle vittime del Tarajal nel 2019
Manifestazione a Ceuta in memoria delle vittime del Tarajal nel 2019

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno spagnolo nel 2019 sono aumentati gli arrivi via mare a Ceuta e sulle isole Canarie mentre si registra un calo del 54,5% sulle coste spagnole (almeno 324 persone sono le persone morte annegate).

C’è stato semplicemente un cambio di rotta, più negoziati con il Marocco, che si sono tradotti in maggiori controlli, e le cosiddette “restituzioni a caldo” nei pressi delle recinzioni al confine sono continuate”, commenta la Comisión Española de Ayuda al Refugiado (CEAR).

Nei primi giorni del gennaio 2020 la spagnola Caminando Fronteras ha accusato le autorità spagnole di aver illegalmente respinto in Marocco 42 migranti sbarcati sulle isole spagnole di Chafarinas.

Hanno raggiunto la città autonoma di Ceuta 606 immigrati, il 6,3% in più dell’anno precedente, a bordo di 90 imbarcazioni (76,5% in più). Nello stesso anno si è invece abbassato del 31,2% il numero di entrate via terra: 1.361, a fronte delle 1.979 registrate nel 2018.

Nell’altra enclave spagnola di Melilla sono giunte via mare 906 persone, l’1,3% in meno del 2018, mentre sono aumentati gli arrivi via terra del 3,4%, con 4.984 entrate.

  1. Un’emittente catalana alcuni anni fa ha diffuso “Tarajal: Desmuntant la impunitat de la frontera sur”, un accurato video-reportage nel quale oltre a denunciare, in maniera più generale, le violazioni dei diritti umani che sistematicamente avvengono alla frontiera di Ceuta, si mostra la lunga serie di menzogne contenute nelle versioni ufficiali fornite a livello politico-istituzionale sui fatti del Tarajal, mettendo in luce come, al contrario di quanto sostenuto dal Governo, l’operato della Guardia Civil abbia avuto un ruolo primario negli esiti della vicenda
  2. Si veda: “Informe de análisis de hechos y recopilación de testimonios de la tragedia que tuvo lugar el 6 de febrero de 2014 en la zona fronteriza de Ceuta”, CaMinando Fronteras, marzo 2014,

Barbara Barbieri

Direttrice responsabile del Progetto Melting Pot. Dal 2014 sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ODG del Veneto.
Da diversi anni mi occupo dell’organizzazione di Sherwood Festival, rassegna musicale e culturale che si svolge a Padova nel periodo estivo.

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Dopo il viaggio conoscitivo a ottobre 2019 a Lesvos e sulla Balkan route, per documentare e raccontare la drammatica situazione sull'isola hotspot greca e conoscere attivisti/e e volontari/e che si adoperano a sostegno delle persone migranti, è iniziata una campagna solidale lungo la rotta balcanica e le "isole confino" del mar Egeo.
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