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Tarajal: a distanza di 6 anni i responsabili della strage sono ancora impuniti

Intervista a Patricia Hernández, avvocata dell’ONG Coordinadora de Barrios

Photo credit: Antonio Sempere (Ceuta, 8 febbraio 2020)

Sei anni fa, la mattina del 6 febbraio 2014, un gruppo molto numeroso di migranti (circa 300) prova ad entrare a Ceuta (enclave spagnola in Marocco) a nuoto, attraverso la spiaggia di Tarajal. La Guardia Civil cerca di fermarli, sparando pallottole di gomma e fumogeni molto vicino alle persone che si trovano in acqua. Alcuni testimoni affermano che vengono lanciati proprio sulle persone, molte delle quali galleggiano a fatica. Gli agenti della Guardia Civil sparano anche quasi duecento colpi a salve. Si diffonde il panico in acqua. Muoiono 15 persone e altri rimangono feriti 1.

Durante la Marcha por la Dignidad a Ceuta abbiamo intervistato Patricia Hernández (avvocata dell’ONG Coordinadora de Barrios) che ci aggiorna sul processo penale contro i membri della Guardia Civil.

D: Sappiamo che sei parte della ONG Coordinadora de Barrios, costituitasi parte civile nel processo del Tarajal…
R: Si siamo parte dell’accusa popolare che ha dato il via al processo penale contro i membri della Guardia Civil indagati.

D: Adesso il processo è stato archiviato, giusto? In questo momento state lottando ancora per ottenere giustizia…
R: Adesso il processo è momentaneamente archiviato e il motivo dell’archiviazione è che, sebbene il Tribunale sostenga che effettivamente ci siano indizi e che sia stato commesso un delitto, più delitti, e che ci siano prove sufficienti per condannare i membri della Guardia Civil, purtroppo nel Diritto spagnolo si esige che per andare a processo ci debba essere qualcuno che proponga un’accusa 2. In questo caso la Fiscalía 3 non ha voluto portare avanti l’accusa ed alle famiglie delle vittime non è stato permesso proporla. Per questo l’accusa popolare, le associazioni, non possono costituirsi da sole parte del processo. Per questo il caso è stato archiviato per mancanza di un’accusa formale. Il giudice si, ammette che c’è stato un delitto, ma esige – sulla base della legge spagnola – che l’accusa sia proposta dalla Procura o dalle famiglie delle vittime. Le famiglie hanno provato in varie occasioni a presentarsi come accusa però questo gli è stato negato per ragioni formali: le famiglie si trovano in Camerun e non hanno il permesso dello stato spagnolo di recarsi nel paese, pertanto il tribunale non ha considerato valida la loro richiesta.

D: Quindi nessun parente delle vittime vive al momento in Spagna, questo è uno dei problemi…
R: Certo, uno dei problemi più ricorrenti quando parliamo di violazione dei diritti umani sulla frontiera è che le vittime rimangono solitamente nel lato della frontiera più vulnerabile; è così che la fortezza Europa si protegge dalle accuse. Il fatto che i familiari delle vittime non possano venire a riconoscere i corpi dei propri figli rende necessario il nostro lavoro di memoria e la nostra battaglia nell’ottenere giustizia per loro.

D: L’altro fatto che aggrava quanto successo nel 2014 è che la Guardia Civil non doveva avere nel suo equipaggiamento i proiettili di gomma.
R: Si, una delle parti importanti del procedimento è effettivamente che l’uso di materiali antidisturbo (come i proiettili di gomma n.d.r) contro persone disarmate che non rappresentano alcun pericolo per la sicurezza dello stato, è sproporzionato e ingiustificato e dunque è illegale. Questo è ciò che è accaduto: si spararono 355 fumogeni e 155 proiettili di gomma e 5 lacrimogeni contro persone disarmate che stavano nuotando e che si trovavano in una situazione di estrema vulnerabilità, non prestandogli alcun aiuto. Le due situazioni, persone in pericolo, in una circostanza che vede l’aggravarsi del pericolo, e il mancato soccorso da parte della Guardia Civil, per noi costituiscono un omicidio. Uno, per ciascuna delle persone morte, 14 omicidi dolosi.

  1. Un’emittente catalana alcuni anni fa ha diffuso “Tarajal: Desmuntant la impunitat de la frontera sur”, un accurato video-reportage nel quale oltre a denunciare, in maniera più generale, le violazioni dei diritti umani che sistematicamente avvengono alla frontiera di Ceuta, si mostra la lunga serie di menzogne contenute nelle versioni ufficiali fornite a livello politico-istituzionale sui fatti del Tarajal, mettendo in luce come, al contrario di quanto sostenuto dal Governo, l’operato della Guardia Civil abbia avuto un ruolo primario negli esiti della vicenda
  2. Secondo la cosiddetta dottrina Botín, applicata nel caso del banchiere Emilio Botín e approvata dalla Corte suprema nel 2007, l’apertura del processo orale non può essere concordata solo su richiesta dell’accusa popolare ma necessita di un’accusa pubblica o un “particolare”, cioè quello di una parte lesa direttamente
  3. La Fiscalía, talvolta chiamata anche Procura, è un organo di rilevanza costituzionale integrato con autonomia funzionale nella magistratura, che ha costituzionalmente affidato la promozione dell’azione della giustizia «a difesa della legalità, di i diritti dei cittadini e dell’interesse pubblico tutelati dalla Legge, d’ufficio o su richiesta delle parti interessate, oltre a garantire l’indipendenza dei tribunali e ricercare davanti a loro il soddisfacimento dell’interesse sociale ». In breve, è il Pubblico Ministero spagnolo