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Tarajal, un’amara sensazione di impunità

Margarita Martínez Escamilla*, El Diario - 5 febbraio 2020

Photo credit: VII Marcha por la dignidad (Ceuta, 8 febbraio 2020)

Sei anni fa, la mattina del 6 febbraio 2014, un gruppo molto numeroso di migranti provò a entrare a Ceuta a nuoto, tramite la spiaggia di Tarajal. La Guardia Civil fece il possibile per impedirlo, sparando proiettili di gomma e fumogeni molto vicino alle persone che si trovavano in acqua, alcuni testimoni affermano che li hanno lanciati proprio sopra di loro, molti galleggiavano a fatica. Inoltre, hanno sparato quasi duecento colpi a salve e ciò ha contribuito a seminare il panico tra i nuotatori che sicuramente hanno pensato che si trattasse di colpi di arma da fuoco reali. Ci sono stati quindici morti e numerosi feriti.

Per dare a tutte/i la possibilità di comprendere e valutare l’intervento della giustizia penale, è opportuno ricordare che, nella procedura semplificata, applicabile in questo caso, si distinguono due fasi: la prima di carattere investigativo, gestita dal Giudice Istruttore, il quale ha il compito di dirigere l’attività necessaria all’accertamento dei fatti ed alla condotta dei rispettivi autori. Terminata l’istruttoria, se il giudice ritiene che non ci siano basi per l’accusa, disporrà l’archiviazione del caso. Se invece esistono prove sufficienti ad accertare la rilevanza penale dei fatti, si passerà alla fase successiva in cui un’altra autorità giudiziaria, dopo aver verificato le prove in udienza, determinerà la condanna oppure l’assoluzione.

È importante sottolineare che questa fase del procedimento è accessibile soltanto se una parte presenta un’accusa. Può farlo il Ministerio fiscal (Pubblico Ministero) per difendere l’interesse pubblico e la legalità, le vittime o pregiudicati (accusa particolare), o qualsiasi persona fisica o giuridica che senza essere pregiudicata agisca a favore dell’interesse sociale (accusa popolare).

Dunque, i fatti sopra riportati hanno dato luogo a una lunga e travagliata indagine a carico del Juzgado de Instrucción numero 6 di Ceuta, che con l’acquiescenza del Fiscal, ha disposto l’archiviazione in due occasioni.

In entrambe, l’Audiencia Provincial (Tribunale di prima istanza) di Cadice, ha dato ragione all’accusa popolare di civili, cioè di varie associazioni che difendono i diritti umani, obbligando l’istruttoria a continuare le indagini, ritenendo di non averle condotte adeguatamente e arrivando ad affermare che la seconda archiviazione era stata disposta “senza che si fosse realizzato il ben che minimo tentativo di ascoltare i testimoni proposti.

Finalmente, il 24 settembre del 2019, il Juzgado de Instrucción ha deciso di procedere all’apertura del processo, riconoscendo che il comportamento dei sedici agenti imputati della Guardia Civil “ha potuto contribuire, co-causalmente, a titolo di imprudenza, alla morte per annegamento, con il contributo di indizi sulla possibile mancanza di proporzionalità delle azioni svolte dagli imputati, i quali, hanno altresì commesso omissione di soccorso delle persone che si trovavano in mare rischiando la vita.

Nonostante tutto, il Fiscal ha richiesto l’archiviazione, manifestando la sua volontà di non presentare un’accusa. Per questo motivo, il Juzgado de Instrucción, il 29 ottobre del 2019, ha disposto l’archiviazione per la terza volta, affermando che era stata applicata erroneamente la controversa “dottrina Botín” (Sentenza del Tribunal Supremo 1045/2007, del 17 dicembre) che non prevede l’apertura di un’udienza unicamente su richiesta di un’accusa popolare. La magistrata ignora che questa conclusione sarebbe possibile, secondo la dottrina invocata, solo quando sia il Fiscal che l’accusa particolare richiedono l’archiviazione, avendo potuto dedurre che non esiste né interesse pubblico né privato nell’apertura di un processo.

Tuttavia, questo non è in alcun modo applicabile al caso Tarajal. In primo luogo, perché sei familiari dei ragazzi che hanno perso la vita, lungi dal mostrare indifferenza o richiedere l’archiviazione, hanno lottato duramente per presentarsi come accusa particolare, nonostante la decisione del Juzgado che, per un vizio di forma, gli nega questa possibilità. D’altro canto, concorre un particolare interesse pubblico nel determinare l’accaduto perché si tratta, tra le altre ragioni, di un’omissione di soccorso e di morti provocate da membri delle forze dell’ordine durante l’esercizio delle loro attività.

È difficile trovare un altro caso che dimostri la necessità di un’accusa popolare come parte attiva. Come sottolineava il magistrato Prefecto Andrés Ibáñez, nel suo voto particolare nella suddetta sentenza, l’accusa popolare risulta “fondamentale per sopperire, non ipoteticamente, alle mancanze di iniziative istituzionali nel procedimento penale” e il suo inserimento nel nostro ordinamento giuridico è un’eloquente manifestazione di una sana sfiducia nei confronti dell’esercizio del potere, in questo caso il Ministerio Fiscal (Pubblico Ministero) riluttante a completare le procedure dell’istruttoria e sospettosamente incline all’archiviazione.

È solo questione di tempo prima che la Audiencia Provincial, il Tribunale Costituzionale o il Tribunale Europeo per i Diritti Umani disapprovino quest’ultima archiviazione. Nel frattempo, rimane un’amara sensazione di impunità.