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Francia – Chiediamo la liberazione delle persone trattenute nelle aree di transito degli aeroporti

Una lettera aperta de l’Anafé del 19 marzo 2020

Photo credit: Anafé

Signor Primo Ministro,
Signora Ministro della giustizia,
Signori Ministro degli Interni,
Ministro dell’Europa e degli affari esteri, della solidarietà e della sanità,

L’Anafé (Associazione nazionale di assistenza alle frontiere per gli stranieri) desidera condividere con voi le proprie preoccupazioni in merito ai rischi di contaminazione del Covid-19 per le persone trattenute nelle aeree di transito e per il personale che interviene in questi luoghi e dalla violazione delle prescrizioni del Presidente della Repubblica, del ministero della salute e dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS) per limitare la propagazione del virus e alla privazione della libertà senza motivo delle persone mantenute.

Oggi, 19 marzo 2020, 53 persone sono trattenute nelle aree di transito di cui 47 in quella di Roissy (Aeroporto Charles de Gaule), 1 a Orly, 2 a Marsiglia-Provenza, 2 a Bâle-Mulhouse e 1 a Tolosa. Alcune si trovano lì da diversi giorni (una persona è lì da 14 giorni), ad altre è stato rifiutato l’ingresso sul territorio ieri.

A queste persone viene contestato il fatto di non provare la regolarità del loro ingresso sul territorio o di chiedere la protezione internazionale, e questo giustificherebbe il trattenimento delle persone nelle aree di transito. Tuttavia, la legge prevede che possano essere trattenute solo il tempo necessario per l’organizzazione della loro partenza (o per l’esame della loro domanda d’asilo) e a condizione che esistano valide possibilità di poter effettuare questa partenza entro un breve periodo.

L’allontanamento di queste persone è impossibile sia oggi che nelle settimane future per due ragioni. Da una parte, la maggior parte dei collegamenti aerei con i paesi verso cui dovrebbero essere rinviate sono stati interrotti.

Dall’altra, il loro allontanamento dal territorio sarebbe contrario alle raccomandazioni dell’OMS che mirano a limitare i rischi di esportazione o importazione della malattia.

La privazione di libertà subita da queste persone non risponde alle condizioni previste dai testi relativi ai diritti degli stranieri in Francia e viene loro imposta in violazione dei loro diritti fondamentali.

Da un punto di vista sanitario, nessuna misura soddisfacente sembra essere stata applicata contro il rischio di contaminazione, né per proteggere queste persone, né per proteggere le persone che gestiscono questi luoghi o che vi intervengono quotidianamente. Non esiste un protocollo che permetta di assicurarsi che gli stranieri arrivati nella zona di attesa ed il personale intervenuto non siano portatori del virus.

Se delle misure sono state prese a Roissy all’arrivo nel terminal e nella ZAPI (aree di transito per persone in attesa) grazie alla presenza dell’unità medica della zona di attesa, tutti i giorni dalle 8h alle 20h, non è così per le altre zone di attesa in cui non è presente personale medico. Mentre alcuni servizi della polizia di frontiera parlano di mettere in isolamento le persone, altri parlano di un trasferimento all’ospedale o di chiamare i servizi di pronto soccorso.

La presentazione a un servizio medico sarebbe soggetta alla comparsa di sintomi, ma ciò non permette di evitare il contagio in caso di portatori asintomatici. Alcuni poliziotti di frontiera sono stati formati a identificare i sintomi, sapendo che queste persone non fanno parte di uno staff medico e creando stress in alcuni di loro.

Le persone detenute non sono sempre informate sui rischi legati alla contaminazione da COVID-19 e sulle misure messe in atto dal governo. È la stessa cosa per l’evolversi della situazione a livello nazionale e mondiale. Va da sé che non è sufficiente pubblicare le raccomandazioni del ministero della salute in lingua francese. Le prescrizioni del Presiedente della Repubblica e del ministero della salute non possono essere rispettate in questi luoghi, sia per quanto riguarda la distanza sociale che per i gesti barriera.

L’Anafé ha potuto constatare che c’era una mancanza grave di materiale necessario per le persone trattenute e per il personale delle ZA, inclusa la polizia.

A Roissy per esempio, la polizia ha dei guanti e delle mascherine, ma non è lo stesso per il resto del personale presente sul posto e per le persone trattenute. Se del sapone o del gel idroalcolico sono stati distribuiti e messi a disposizione la settimana scorsa, in questo momento sembra essersi verificato un esaurimento delle scorte.

Nelle altre aeree di transito, la situazione è disomogenea. In generale, sembri che la polizia abbia accesso alle mascherine, ai guanti e al gel idroalcolico o al sapone. Per le persone trattenute non sempre sono disponibili il sapone o il gel.

Con le restrizioni ai collegamenti aerei, sembrerebbe che i probabili rischi di contaminazione siano più legati alla presenza di personale a causa della propagazione del virus in Francia, sebbene i rischi di contagio da parte di una persona che arriva sul territorio non siano da escludere.

Il 18 marzo, c’erano ancora collegamenti con la Spagna dagli aeroporti di Nantes, Bordeaux, Orly, Marsiglia – Provenza, Beauvais, con l’Italia dagli aeroporti Orly, Marsiglia – Provenza, con la Grecia dagli aeroporti Orly, Marsiglia – Provenza e Beauvais.

Diversi aeroporti continuano ad operare voli con l’Algeria, il Marocco e il Portogallo. Il 19 marzo, a Roissy, la maggior parte dei voli mantenuti sono dei voli interni, dei voli intra-europei o con destinazione negli Emirati Arabi Uniti, in Canada… Ma la situazione evolve molto velocemente, i voli vengono annullati ora dopo ora.

Le conseguenze di una contaminazione in questi luoghi, confinati, senza aerazione, senza aver la possibilità d’aprire le finestre e a volte di andare a prendere aria, avrebbero delle conseguenze catastrofiche in termini di contaminazione delle diverse persone presenti (trattenute o lavoratori).

In più, i respingimenti continuano violando le prescrizioni dell’OMS che prevede di limitare i rischi d’esportazione o d’importazione della malattia. Innanzitutto, sembra che in alcuni aeroporti siano privilegiati i respingimenti diretti al momento dell’arrivo (chiamati respingimenti a caldo), cioè senza collocamento nell’aerea di transito.

Al di là della questione sanitaria, questa pratica pone la domanda della violazione del principio del non respingimento e del diritto di asilo. Inoltre, alcune persone trattenute nelle aree di transito sarebbero state oggetto di un respingimento ieri (nelle aree di transito d’Orly, Tolosa, Marsiglia). Ieri, diverse persone sono state soggette a dei tentativi di respingimento ad Orly.

Due persone trattenute, che si sarebbero opposte al loro imbarco, sono state fatte comparire davanti al tribunale correzionale di Créteil e hanno un’udienza preliminare oggi. Se la legalità della pratica non è messa in discussione a questo livello, si pone la domanda del rischio di contagio nelle prigioni (nel momento in cui un detenuto è deceduto a Fresnes) soprattutto in considerazione dell’arrivo recente sul territorio.

Allo stesso modo, una coppia trattenuta il 18 marzo a Beauvais e proveniente dalla Grecia sembra essere stata respinta oggi, non essendo più presente nella zona di attesa.

Data la chiusura di diversi organi giurisdizionali (tribunali amministrativ
i e giurisdizione giudiziaria), l’accesso a un giudice non è garantito. Per i richiedenti asilo, la cui domanda di protezione internazionale sia stata rifiutata dal Ministero degli interni, è già materialmente impossibile presentare ricorso.

In più, alcune giurisdizioni non si riuniscono più. Questo è il caso del Tribunale civile di primo grado di Bobigny da cui dipende l’area di transito di Roissy. Infatti, martedì 17 marzo 2020, il Presidente del tribunale ha emesso un’ordinanza di rotazione, precisando che “le udienze del giudice per la custodia che decidono sul trattenimento degli stranieri nelle aree di transito internazionali sono annullate per tutta la durata dell’applicazione del piano di continuità”.

Così da ieri non c’è nessuna udienza davanti al giudice per la custodia di Bobigny. Le persone detenute che avrebbero dovuto presentarsi davanti al giudice, sono quindi soggette a rilascio a causa della scadenza del periodo di detenzione legale (che sia alla fine di 4 o 12 giorni), restando rinchiuse fino a quel momento.

Per le persone che l’Anafé segue nelle diverse aree di transito e per le quali l’ottenimento dei documenti amministrativi (rifiuto di entrata, mantenimento in zona di attesa, decisione del giudice, rifiuto d’ammissione a titolo dell’asilo) è necessario per presentare i ricorsi, i servizi di polizia ci hanno risposto che bisognava spostarsi (fisicamente) per ottenere informazioni e/o documenti.

È proprio questo il caso a Orly, Beauvais, Marsiglia, Bâle-Mulhouse. Questa risposta è scandalosa nel contesto sanitario attuale. E soprattutto, questo atteggiamento non permette alle persone di poter esercitare i loro diritti e all’Anafè di svolgere la propria missione.

Malgrado questi elementi, i collocamenti nelle aree di transito continuano. Per esempio, il 18 marzo 2020 alle 10, nella ZAPI si contavano 38 persone ( di cui 4 sono state liberate dovuta all’assenza dell’udienza del giudice per la custodia). Il 19 marzo alla stessa ora, la ZAPI contava 47 persone.

A Marsiglia-Provenza, non c’era nessuno il 17 marzo e 2 persone sono trattenute da quel giorno senza prospettive di rimpatrio, visto che le compagnie aeree che collegano il loro paese di provenienza hanno annullato tutti i voli. A Tolosa, non c’era nessuno il 18 marzo, ma una persona il 19 marzo. A Bâle-Mulhouse, due persone sono presenti oggi, mentre non c’era nessuno ieri.

Il collocamento nelle aree di transito dal momento che non c’è nessuna possibilità di respingimento, non è concepibile da un punto di vista sanitario e da un punto di vista dei voli disponibili e costringe ad una privazione arbitraria della libertà. Invece aumenta il rischio di contagio delle persone detenute in queste aree, delle persone che vi lavorano e potenzialmente dei paesi in cui le persone sarebbero eventualmente respinte. Queste pratiche vanno contro il discorso tenuto il 16 marzo dal Presidente della repubblica Emmanuel Macron, che ha chiesto di dar prova di “spirito di solidarietà e senso di responsabilità”.

Il trattenimento nelle aree di transito, i tentativi di respingimento e la persistenza nel collocare nelle aree di transito sono sempre più incomprensibili nel contesto attuale, così come nei centri di detenzione amministrativa. Cosicché numerose prefetture e giurisdizioni hanno scelto di rimettere in libertà le persone per evitare la propagazione del virus e di limitare i collocamenti nei centri.

Se l’argomento delle chiusure delle frontiere potrebbe essere utilizzato per giustificare i respingimenti “a caldo” o il collocamento nelle aree di transito, questo argomento non potrebbe reggere davanti agli imperativi mondiali di limitare la propagazione del virus sul territorio nazionale e anche a livello mondiale. Questi tipi di pratiche dell’amministrazione sono quindi irresponsabili e rallenteranno sicuramente il contenimento dell’epidemia a livello mondiale.

In tal modo, la privazione delle libertà delle persone straniere nelle aree di transito mettono in pericolo il principio di precauzione, l’imperativo della salute pubblica e il divieto della detenzione arbitraria.

In questo contesto che l’Anafé vi domanda di:

Procedere alla liberazione immediata di tutte le persone trattenute;
Sospendere tutti i respingimenti (immediati o dopo collocamento) dato il rischio sanitario di propagare il virus negli altri paesi;
Sospendere i collocamenti nelle aree di transito;
Assicurare l’assistenza sanitaria delle persone che si presenteranno alle frontiere con dei sintomi.

Cordiali saluti,
Alexandre Moreau
Président